Welfare, Terzo Settore in piazza: "No ai tagli"

Giovedì, 23 giugno 2011 - 17:55:00
Tagli al sociale/ Protesta del Terzo settore: silenzio dalla maggioranza

In mille sono scesi in piazza a Roma, davanti alla Camera dei deputati, per dire "no ai tagli al sociale". Un successo di partecipazione la manifestazione promossa dal Forum del Terzo Settore e dalla campagna "I diritti alzano la voce": a protestare contro la riduzione di investimenti volontari, operatori sociali, persone con disabilità.

I cartelli parlano chiaro: la mobilitazione del Terzo settore ha portato a Montecitorio non solo cittadini romani, ma delegazioni da mezza Italia. C'è Frosinone, c'è Brescia, c'è Napoli, c'è Palermo: il minimo comune denominatore è la rivendicazione di una dignità negata e la protesta contro la politica dei tagli lineari. Il terzo settore è praticamente al completo e tutti i principali rappresentanti, da Olivero (Acli, Forum Terzo Settore) a Bobolin (Cnca, "I diritti alzano la voce"), passando per Arci, Anpas, Anmic, Uic, Fand e Fish, parlando alla piazza lodano una partecipazione compatta e massiccia che, al di là della presenza a Roma e nelle altre 13 città dove sono previsti presidi e proteste, raccoglie il consenso non di migliaia, ma di "milioni di persone", la "parte migliore di questo paese".

Numerosi i parlamentari, tutti di opposizione, che hanno aderito alla manifestazione e hanno raggiunto i manifestanti: da Antonio Di Pietro a Rosy Bindi, da Luigi Bobba a Livia Turco, a Luisa Santolini, oltre a esponenti delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

A fronte della situazione di crisi economica che ha causato perdita di posti di lavoro, indebolito risparmi e spinto un numero sempre maggiore di famiglie verso la povertà, dicono i promotori, il Governo ha compiuto tagli massicci alla spesa sociale, riducendo dell'80% in 4 anni gli stanziamenti per i fondi delle politiche sociali, che sono passati dai 2,5 miliardi di euro del 2008 ai 538 milioni del 2011.

 

Andrea Olivero
Andrea Olivero
OLIVERO: "GOVERNO SORDO, MA ANCHE LE REGIONI DEVONO FARE DI PIÙ" - Questo welfare non ci entusiasma e vorremmo riformarlo, ma “la prospettiva deve essere quella di far crescere il modello di welfare e non di liquidarlo, di fare investimenti e non di portarli ai minimi termini sperando che i cittadini si organizzino in qualche modo, all’italiana, arrangiandosi per fare quello che lo Stato non fa più”. Andrea Olivero, portavoce del Terzo Settore, è deluso dall’atteggiamento di un governo sordo che si appresta a fare una nuova manovra “in cui sarà difficile andare ancora a tagliare qualcosa sul sociale” e che nel corso del tempo ha peccato di contraddizione, prendendo nei fatti “atteggiamenti non conseguenti” rispetto ai grandi principi annunciati a parole, dalla “società attiva” alla “vita buona”, fino alla sussidiarietà. “Il governo afferma a parole di voler scommettere sulla sussidiarietà ma le azioni concrete non si vedono, e senza risorse non si può mantenere un welfare dignitoso né tanto meno capace di promuovere il protagonismo delle persone”.
 
Olivero precisa che la scelta di “alzare la voce” non è dovuta principalmente al fatto che “le nostre organizzazioni non hanno risorse per andare avanti”: “E’ anche quello – dice – ma lo facciamo in virtù del dialogo fatto in passato, delle parole che il governo aveva speso dicendo che la strada giusta era quella della sussidiarietà”. “Tagli così drastici e privi di una razionalità diventano invece – afferma - la scure rispetto alla sussidiarietà del nostro paese, e le persone più deboli pagano il prezzo più alto”. “I tagli non sono questioni generiche, ma tagli sulla carne, sulle attività fatte a favore di persone: togliere l’assistenza domiciliare nell’immediato non appare evidente eppure rovina la vita delle persone, togliere i servizi di trasporto per anziani o disabili a prima vista può non apparire grave, non causa la morte di nessuno, ma incide in modo profondo sulla vita delle persone: per tutto questo ci sentiamo in dovere di alzare la voce”.
 
“Chiediamo un principio sano e intelligente: che il welfare sia considerato un investimento, e in questo – insiste Olivero – anche le regioni devono essere più attente. E’ vero che i tagli sono nazionali, ma pur nella loro condizione di difficoltà le regioni possono compiere azioni di attenzione nei bilanci regionali. Chiediamo alle regioni di pensare ad un nuovo modello di welfare”. Per il portavoce del Forum del Terzo Settore infatti “una riforma del modello va attuata, ma questa non passa certamente per una politica che ti leva le risorse e ti spinge ad un maggiore attivismo del volontariato: un simile approccio – riflette Olivero – non può garantire diritti” e “condanna la persona a perdere la propria dignità”.

 

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