Welfare disequilibrato
di Costanzo Ranci, docente di sociologia al Politecnico di Milano
Quando parliamo di squilibri parliamo per esempio dell’eccessivo peso delle pensioni sulla spesa pubblica. In molti Paesi europei il sistema è organizzato attorno a tre pilastri: pubblico (per la pensione-base), privato legato alla contribuzione volontaria e privato tout court. In Italia abbiamo il primo pilastro che assorbe una grande quota di risorse. Sto parlando della pensione legata alla posizione lavorativa, che dà indietro il 70% della retribuzione, a fronte del 50% della media Ue. Il secondo pilastro è costituito dal Fondo pensioni, istituito poco tempo fa in Italia e che sembra destinato al fallimento. Chi ne parla più? I fondi pensione non decollano. E i più deboli ne sono fuori. Parlo dei precari, dei giovani, di chi non può contare su un lavoro tipico. E poi ci sono le pensioni private, che in Italia non riscuotono grande successo.
Io a questa politica al ribasso non sono molto interessato. Tra l’altro ci sono soldi che il governo perde, senza che questo scandalizzi o entri nelle agende di discussione politica. In tema fiscale, per esempio, solo poco tempo prima che fosse varata la manovra, il Governo aveva introdotto il sistema della ‘cedolare secca’ per gli affitti, misura a favore dei proprietari di appartamenti. Con l’introduzione di questa misura, la perdita secca per lo Stato è di 1,1 miliardi di euro. Mi chiedo: una mossa così, prima dei tagli richiesti dalla situazione economica, che senso ha avuto? Di certo ha avuto un effetto redistributivo perverso.
Gli effetti della crisi economica hanno richiesto misure ad hoc del Governo. Penso alla Cassa integrazione. Ma sono state misure che hanno portato a una ‘dualizzazione’ ulteriore: hanno protetto i protetti, mentre non ha potuto usufruire chi di più soffre la precarietà dei legami lavorativi. Il sistema della cassa integrazione ha finanziato i lavoratori dai 40 anni in su, che di fatto hanno potuto continuare a mantenere i livelli di consumo. E gli altri?
Il sistema va riequilibrato tra i diversi portatori di interesse tenendo conto che il sistema assistenziale è costruito per i ‘perdenti’. Altro che tagli lineari. Le conseguenze non sono affatto ‘lineari’. Il taglio al Fondo ha comportato per la Lombardia un calo del 15% della spesa sociale. Ma da Roma in giù il peso è stato decisamente maggiore, dal 40 al 60%! Dunque servizi sociali dimezzati proprio laddove il disagio contava su queste misure. Insomma, i tagli sembrano uguali per tutti, ma non è così. Se non associamo il fatto contabile a una esigenza redistributiva, finiamo per colpire solo i soggetti più deboli.


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