Welfare per i cittadini più deboli: Monti, lei da che parte sta?
di Toni Nocchetti, presidente dell’associazione Tutti a scuola
Bisogna venir fuori da tutte le ambiguità. Il fondo delle non autosufficienze è a zero. Il fondo nazionale per le politiche sociali ha visto una riduzione dei finanziamenti. I livelli essenziali di assistenza, i Lea sono solo una sigla, vanno riempiti di contenuti e risorse. La scuola per i disabili ormai è uno scherzo. Se ne parla solo in tribunale: ormai sono i Tar di tutta Italia che parlano della scuola per i disabili, non più la politica. Siamo preoccupati che ci sia questa sorta di unanimità sulle cattive decisioni. Ti viene da sospettare che se son tutti d’accordo c’è qualcosa che non va bene.
È arrivato il momento di chiedere quale idea di welfare hanno in mente i professori della Bocconi ed i tecnici del governo Monti. Ci sarà ancora un welfare per i disabili dopo la scelta di ridurre del 80% il fondo nazionale delle politiche sociali probabilmente equiparato ad un costo superfluo? Cosa avrà di superfluo la possibilità di assistere a domicilio un bambino disabile o un anziano con la sindrome di Alzheimer rimarrà sempre per noi un mistero. Ci sarà ancora un welfare per i disabili dopo aver scelto di ridurre ad un contenzioso destinato alle aule giudiziarie la possibilità di garantire agli oltre 200mila disabili un tempo scuola accettabile?
Forse non c’è più spazio per una idea di società , che sia accogliente ed inclusiva per tutti, soprattutto per chi nasce in una condizione di difficoltà. Forse non c’è più spazio per una idea di società che parli a tutti e come recita l’articolo 3 della Costituzione si impegni a rimuovere le differenze, anche quando le differenze sono legate alla nascita come per i disabili.
Sui Lea si gioca una battaglia sull’unità del Paese. I Lea sbaragliano tutti gli approcci federalisti all’assistenza. Vorremmo vedere i politici azzuffarsi per affermare i Lea, ma a tutt’oggi non è mai accaduto. Hanno bisogno di risorse economiche, per cui torniamo al problema di partenza. Siamo o no un paese in grado di recuperare risorse economiche per chi è in difficoltà?.
Non so se si governa veramente a Roma o a Bruxelles. Se governa la politica o le banche. La grande domanda è chi governa l’Europa oggi?. Ma se si tratta di difendere i diritti, così come si sta facendo in Italia per la scuola, “forse occorrerà rivolgersi al tribunale europeo.


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