Conferenza volontariato/ Sacconi: "La Cina guarda al modello Italia"

Venerdì, 1 aprile 2011 - 17:57:00

"Un punto di riferimento di un grande paese che sta verificando la poca sostenibilità sociale del suo sviluppo": sul volontariato la Cina potrebbe guardare al modello Italia. Lo ha reso noto il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, nel suo intervento alla Conferenza nazionale sul volontariato a Venezia.

"Alcune attività non profit a base volontaria che sono di radice italiana - ha spiegato Sacconi - sono state fortemente apprezzate dai cinesi, in modo particolare per quanto riguarda la disabilità. Confido che, sulla base di quelle esperienze, che il governo cinese sta considerando appunto come buone pratiche alle quali riferirsi, ne possa derivare una collaborazione istituzionale alla quale stiamo lavorando da tempo".

"La Cina, Paese nel quale ci si rende conto di non avere nè stato sociale e nè la comunità capace di garantire questo tipo di protezione - ha aggiunto - è paese che sta guardando con interesse alle nostre esperienze di volontariato. E sembra accingersi a instaurare rapporti formali di collaborazione per costruire insieme capacità sociale per rispondere a gravi carenze che da loro si sono manifestate con lo sviluppo".

 

UN AIUTO DAL VOLONTARIATO AGLI IMMIGRATI - E sull'emergenza immigrati il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali non ha voluto far cadere nel vuoto l'appello lanciato dai volontari: “Ho raccolto l'appello a una gestione equilibrata e a considerare la dimensione delle persone in merito all'emergenza umanitaria che stiamo vivendo, ma ho anche colto la disponibilità del volontariato a concorrere alla gestione dell'emergenza, soprattutto nelle seconde destinazioni che stiamo organizzando”.

Solo poche ore fa, i volontari avevano scritto: “Non possiamo tacere di fronte alla grande violazione della dignità umana di queste persone che fuggono da violenze e persecuzioni o che semplicemente cercano di raggiungere il traguardo di un futuro possibile. Oggi le condizioni di vita dei migranti sono inaccettabili”. Nel raccogliere l'invito dei volontari, il ministro però ribadisce la necessità di distinguere “tra la più intensa accoglienza per progetti di lungo periodo dovuta ai rifugiati e altre forme di migrazione”. Chiama in causa l'Unione europea, richiamandola a “comportamenti solidali che fin qui non ha manifestato”.

Quanto al ruolo del volontariato, Sacconi ha sottolineato che “la disponibilità dimostrata sarà senza dubbio importante per aiutare le comunità nazionali di accoglienza nell'incrementare, in questa prova da sforzo, il proprio capitale sociale. Il volontariato può dare un contributo di contenuto relazionale per affrontare un'emergenza di tale intensità”.

 

NUOVA SOCIAL CARD - “Spero che la nuova social card sia come il 5 per mille, che prima di essere introdotto non era voluto, mentre ora è considerato irrinunciabile”. Parlando di welfare e fiscalità, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che ha concluso i lavori della conferenza di Venezia, ha colto l'occasione per tornare sulle polemiche e sulle critiche suscitate dalla sperimentazione della nuova social card, augurandosi che le ostilità iniziali possano essere superate. Il ministro ha anche tenuto a precisare che “di sperimentazione si tratta, per cui nnon c'è niente di irreversibile o irrevocabile: i risultati e le azioni potranno essere ponderate e valutate nel corso del tempo”.

 

MAGGIOR RICONOSCIMENTO DEL VOLONTARIATO - Rendicontazione, ma anche dialogo con le istituzioni, promozione della cultura del dono, incremento del capitale sociale. Molti i temi e gli argomenti affrontati dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, che ha chiuso i lavori della conferenza di Venezia, evento di apertura delle celebrazioni italiane per l'anno europeo del volontariato. Soprattutto, il ministro ha raccolto le istanze presentate dai volontari, sposando in particolare la richiesta di un maggior riconoscimento, anche con strumenti formali.

Nel riepilogare gli impegni presi dal governo, il ministro ha ammesso la necessità di “ridurre l'invasività delle funzioni pubbliche”, ma ha anche specificato che “più queste attività raccolgono risorse dalla comunità più devono rendicontare ciò che fanno, più utilizzano denaro pubblico più  dovranno rendicontare. E parlo di una rendicontazione basata sull'esito più che sui profili di carattere formale o formalistico”. Se il volontariato pretende rispetto, deve anche essere disposto a mettersi in gioco, è il messaggio tra le righe. E non è caduta nel vuoto neanche la richiesta che la partecipazione ad attività volontarie venga riconosciuta come surplus a fini lavorativi: “Certo il fatto che una persona si dedichi gratuitamente agli altri dimostra la qualità della persona stessa, che può e deve essere riconosciuta”.

Sacconi ha poi voluto rimarcare l'attenzione alla “promozione, in questi tre anni di governo, dei valori di riferimento della cultura del dono, come il Libro bianco sul futuro del modello sociale”. E ha precisato che “il concetto di big society rilanciato dall'Inghilterra per noi non è una novità, poichè in Italia vanta almeno otto secoli di storia in questo senso. Noi da sempre siamo caratterizzati dalla cultura del dono”.

Ampliando lo sguardo oltre i confini nazionali, il ministro ha voluto sottolineare il possibile ruolo del volontariato nel rapporto con i paesi emergenti e ha quindi annunciato: “Non è escluso che l'Italia possa diventare riferimento di un grande paese come la Cina, che sta guardando con interesse alle nostre esperienze sussidiarie e ad avviare una forma di collaborazione con noi, per costruire insieme quella capacità istituzionale e sociale di risposta alle gravi carenze che in quella società si sono manifestate con lo sviluppo”.

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