Vivisezione, ultimatum all'allevamento lager di Green Hill

La chiusura del canile lager di Green Hill (Montichiari di Brescia), di proprietà della multinazionale Marshall, è vicina. La Brambilla: "Il nostro emendamento alla legge comunitaria che prevede il divieto di allevare cani, gatti e primati su tutto il territorio nazionale destinati alla vivisezione, è stata approvata dalla Camera"

Lunedì, 23 gennaio 2012 - 09:34:10

LA PROTESTA VA AVANTI - "La chiusura di Green Hill adesso è davvero vicina". Lo dichiara soddisfatta l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, che commenta così un altro punto a favore segnato ieri per la tutela degli animali. "Il nostro emendamento alla legge comunitaria che prevede il divieto di allevare cani, gatti e primati su tutto il territorio nazionale destinati alla vivisezione, ha superato un ulteriore importante passaggio: l' approvazione in commissione politiche comunitarie della Camera". Dunque non potranno più esistere strutture come Green Hill di Montichiari, in provincia di Brescia, che lavora sui beagle per venderli ai laboratori europei, al centro delle polemiche e di varie manifestazioni. Il testo che nasce dal lavoro di Michela Vittoria Brambilla e dai membri del comitato «animal friendly» da lei fondato - Bonaiuti, Catanoso, Ceccacci, Frassinetti, Giammanco, Mancuso, Mannucci, Repetti, Scandroglio - porterà significativi miglioramenti per la tutela degli animali rispetto a quanto già approvato a Bruxelles. "Purtroppo - aggiunge l' ex ministro Brambilla - la legge comunitaria non portava all'ordine del giorno l' abolizione della vivisezione, che è il grande obbiettivo che deve essere raggiunto ad ogni costo, nell' interesse degli animali ma anche della nostra salute". L' esame da parte dell' aula di Montecitorio potrebbe cominciare già la prossima settimana. Fra le novità italiane al testo europeo l' obbligo di anestesia obbligatoria per gli animali sottoposti a test e il divieto di utilizzarli per scopi didattici. "Abbiamo invece reintrodotto l' anestesia obbligatoria che era stata tolta, come abbiamo vietato la sperimentazione con gli animali per scopi didattici di ogni genere». L' iniziativa del Parlamento italiano coincide col lancio a livello europeo di una «strategia di umanizzazione» che si prefigge di migliorare le condizioni degli animali da allevamento. Il commissario John Dalli ha dato queste linee ai 27 stati membri.

IL PRESIDIO IN REGIONE LOMBARDIA - Con alcuni cartelli spiegano, "Green Hill: facciamo affari con la tortura e con la morte", con alcuni chiedono "Chiudete Green Hill", con altri accusano la Regione "complici di torture": un centinaio di manifestanti si e' riunito stamani davanti a Palazzo Lombardia e con fischi e urla, indossando maschere da beagle, ha ricordato al governatore Roberto Formigoni, "che fino a quando i cani non verranno liberati, noi non ci fermeremo". Non si accontenteranno, pero', della chiusura di questo "canile delle torture", con una petizione "chiediamo anche l'abrogazione del decreto legge del 1992, obsoleto - ha spiegato la rappresentante legale del gruppo, Elizabetta Negro - l'allevamento a scopo di vivisezione non puo' essere concesso in un paese civile". La vicenda del canile di Green Hill di Montichiari (Bs), prosegue da due anni in cui non sono mancati manifestazioni e presidi a cui ha preso parte anche l'ex ministro del turismo Michela Brambilla.

BONI CON GLI ANIMALISTI - "Sulla vicenda di Green Hill è auspicabile un lavoro congiunto tra tutti i livelli istituzionali che possa, non solo portare alla chiusura di questo allevamento-lager, ma anche impedire che nella nostra Regione e nel nostro Paese si possano ripetere episodi come questo. In qualità di Presidente del Consiglio ho già avuto modo di incontrare alcuni attivisti, così come nei giorni scorsi lo stesso Presidente Formigoni si è dimostrato sensibile su questo tema. L'attenzione della Lombardia è quindi massima su un problema che riguarda le nostre coscienze e che non può consentirci di accettare alcuna forma di tortura nei confronti degli animali, in particolari di cani e gatti. Per questo mi auguro che grazie all'impegno di tutti con l'Anno Nuovo si ponga finalmente fine a questa pratica incivile e indegna per la nostra Regione e per tutto il nostro Paese". Lo afferma Davide Boni, Presidente del Consiglio della Regione Lombardia, intervenendo sulla situazione dell'allevamento di Montichiari.

FORMIGONI DECISO - Una legge che vieti l'allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione in tutto il territorio lombardo. É questo il contenuto dell'iniziativa legislativa che il Presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha dato incarico di studiare e che porterà alla chiusura del canile Green Hill (Montichiari di Brescia), di proprietà della multinazionale Marshall, l'unico allevamento di cani beagle destinati a tale scopo esistente in Italia. La decisione è giunta nel corso di un incontro avvenuto lo scorso martedì tra il presidente Formigoni e l'ex ministro Brambilla, che nel mese di ottobre ha denunciato l'allevamento alla procura della repubblica e ai Nas - chiedendo anche il sequestro degli animali - tramite un esposto a sua firma che ha dato luogo all'apertura di un procedimento presso il tribunale di Brescia. Mentre il parlamento tarda a concludere l'iter di approvazione della legge comunitaria, che prevede il divieto di allevare in territorio italiano cani, gatti e primati destinati alla vivisezione - grazie ad un emendamento presentato dalla stessa Brambilla - la regione Lombardia brucia quindi i tempi studiando le medesime previsioni in tempi più rapidi.

"Ritengo che l'attività svolta dalla Green Hill offenda il sentimento dei milioni di italiani che amano gli animali e vogliono vederli rispettati - spiega il presidente Formigoni -In questi anni si è, in particolare, diffusa una nuova coscienza di tutela del benessere degli animali da compagnia che non può in alcun modo prevedere che nella nostra Lombardia abbia sede l'unico allevamento italiano di cani beagle destinati alla vivisezione. Per tale ragione, ho ritenuto opportuno accogliere le richieste dell'On. Brambilla, anche in rappresentanza dei tantissimi cittadini che si sono interessati alla sorte di quelle bestiole, e dare l'incarico di studiare un'iniziativa legislativa che ponga fine alla vicenda" "La Lombardia si dimostra, una volta di più, all'avanguardia anche sotto il profilo della tutela del benessere animale - ha commentato l'on. Brambilla - e non posso che ringraziare il presidente Formigoni per avere accolto le nostre richieste e per la grande attenzione dimostrata nei confronti di quella che considero una battaglia di civiltà. La tragedia dei poveri cani di Green Hill ha indignato l'Italia intera e sono lieta che finalmente arriveremo all'unica possibile conclusione per questa vicenda: la chiusura di quel canile lager. Il nostro paese non può più dare ospitalità ad un'attività così duramente censurabile sotto il profilo morale e che non è certamente in linea con la nostra cultura e la nostra sensibilità".

VERSO LA CHIUSURA  - "Green Hill alla fine chiuderà, non può essere altrimenti". Così l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, che a Montichiari (Brescia) ha sostenuto gli 8 attivisti che dallo scorso venerdì hanno fatto lo sciopero della fame per chiedere la chiusura dell’allevamento di cani beagle per la sperimentazione. Tra questi attivisti c’è anche la genovese Elisabetta Cattaneo.

"La Commissione affari sociali - ha ricordato l’onorevole Brambilla - ha approvato la norma che emenda la legge comunitaria per vietare in Italia l’allevamento di animali da laboratorio". L’emendamento, ha spiegato, dovrebbe arrivare in aula a metà gennaio. "Non darò tregua a Green Hill e a chi lo protegge. Questa vergogna nazionale deve finire" ha concluso l’ex ministro. "Non molliamo" hanno fatto sapere gli attivisti che presidiano il municipio di Montichiari giorno e notte.

"Ci aspettiamo che la Procura interrompa la barbarie di Green Hill con un provvedimento di sequestro temporaneo con decorrenza immediata", ha spiegato la portavoce del gruppo, Elisabetta Cattaneo, "e che il sindaco Elena Zanola revochi immediatamente l’autorizzazione all’allevamento, in attesa del pronunciamento della Procura". Il pm di Brescia Lara Ghirardi sta, infatti, indagando sui presunti episodi di maltrattamento su cuccioli di beagle allevati a Green hill. Su Radio19 Elisabetta Cattaneo ha spiegato di aver smesso lo sciopero della fame e di essere rientrata a Genova, una volta ottenuto il primo risultato. L’attivista genovese, però, non molla e spera anche che nel gruppo di manifestanti non si infiltrino persone "che non intendono fare una lotta di tipo pacifista". "Ho il timore che vadano ad infangare l’immagine pulita che abbiamo avuto", ha spiegato Cattaneo.

Ascolta nel video qui sotto la videointervista a Michela Kuan, biologa e responsabile nazionale del reparto Vivisezione della Lav

 

di Virginia Perini

Mai una manifestazione tanto grande, tanto sentita. Green Hill (un’azienda che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione a Montichiari, Brescia) è certamente un ostacolo da abbattere nel cammino verso la civiltà, ma il mostro contro cui si sono trovate a lottare oltre quattromila persone in un piccolo paese del bresciano avvolto nella nebbia si chiama vivisezione. Perché lottare contro la vivisezione? Lasciando da parte per un momento i sentimenti e l'etica, la risposta arriva dalla scienza e fa male. La biologa e responsabile nazionale del reparto Vivisezione della Lav Michela Kuan spiega ad Affaritaliani.it: "Testare farmaci e cosmetici su animali vivi non ha alcun senso, i risultati non possono essere scientificamente rilevanti". E allora perché si pratica? "Perché le leggi sono arretrate e supportano un giro d'affari mondiale difficile da spezzare che alimenta interessi e poteri". Quello che molti non sanno è che uno dei più grandi passi avanti sull'argomento è stata la legge n. 413 del 12 ottobre 1993 approvata dalla Camera dei deputati e dal Senato che cita 'Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale' e tutela tutti coloro che sono contrari alla sperimentazione animale. Medici, ricercatori, studenti, personale sanitario possono scegliere, grazie a questa legge, di non svolgere attività che implichino la sperimentazione animale. Si tratta di una sorta di "prova" dell'inutilità della vivisezione. Ma quante altre cose non si sanno. Come per esempio che in Europa non c'è nessun tipo di restrizione: qualsiasi sperimentazione può essere effettuata su qualsiasi tipo di animale. Che l'anestesia non è mai prevista. Che il dolore causato è insopportabile. E che il giro di denaro per molti è sufficiente per ampliare lo scempio nel mondo.

 

 

PASSI AVANTI NEI GIORNI SCORSI - Gli animalisti continuano lo sciopero della fame e in piazza Mercanti a Milano un banchetto raccoglie le firme per la chiusura dell'allevamento lager di Green Hill. E mentre l'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla torna a Montichiari per una nuova protesta arriva il comunicato ufficiale dell'Asl di Brescia. Riguarda i controlli fatti nell'allevamento lager e le irregolarità riscontrate. Irregolarità che cominciano a pesare sulle sorti della struttura che alleva 2500 beagle l'anno destinati alla vivisezione (la struttura fa capo alla multinazionale Great Divide Aps di Copenaghen, legata alla americana Marshall Farms). Asl e Comune hanno imposto alla società di attuare tutti gli "interventi finalizzati a garantire distinzione e separazione tra lo stabilimento fornitore e la struttura destinata all’allevamento".

Nel corso dei controlli svolti negli anni (compreso il 2010) il distretto veterinario dell’Asl di Brescia ha sanzionato la società per: mancata registrazione in anagrafe canina regionale di 160 cani deceduti; registrazione degli animali non esaustive per quanto attiene il carico/scarico dei cani al di sotto dei 60 giorni e degli animali morti in quest’età; mancata registrazione delle carcasse non ancora identificate con tatuaggio; incompletezza della documentazione di smaltimento carcasse. Irregolarità che nelle successive verifiche, parevano risolte a volte in modo parziale. L'Asl elenca anche tutti i controlli e le violazioni riscontrate nel 2011: il 17 gennaio la verifica dell’inserimento corretto dei cani in anagrafe canina regionale (riscontrata violazione, con erogazione di sanzione); il 28 una verifica relativa all’attività di farmaco sorveglianza ha portato ad un'altra erogazione di sanzione.

L'Asl ricorda anche che "in più occasioni ha contestato la violazione da parte di Green Hill della disciplina normativa che impone di garantire la separazione e la distinzione tra la struttura dedita all’allevamento e quella dedita alla fornitura di cavie". Per questo illecito il Comune di Montichiari ha già revocato due volte l’autorizzazione come stabilimento fornitore (30 novembre 2010) e poi sospeso la revoca (15 luglio 2010). Il 2 dicembre Asl e Comune hanno chiesto a Green Hill di provvedere entro 120 giorni ad attuare gli "interventi finalizzati a garantire distinzione e separazione tra lo stabilimento fornitore e la struttura destinata all’allevamento".

CASO AL VIMINALE - Il sindaco di Montichiari (Brescia)  Elena Zanola dichiara: "Ho pensato spesso di chiudere Green Hill per motivi di ordine pubblico - spiega il primo cittadino - Devo solo capire se rientra tra le mie possibilità". Settimana prossima il sindaco si recherà a Roma per un appuntamento con il ministro dell'Interno. "Ho scritto al Viminale per trovare una soluzione - continua - Montichiari non può più essere presa d'assalto da questi manifestanti". Elena Zanola non condanna tutti quelli che vogliono la chiusura di Green Hill, ma fa delle distinzioni: "I teppisti non li considero, ma ho grandissima stima per quelli che hanno raccolto le firme". Il primo cittadino spiega di volersene "fare carico", consegnando la petizione contro l'allevamento al ministero della Salute. "Le firme vengono da tutta Italia e ora è Roma a doversene occupare - chiarisce - È il Parlamento che deve rivedere la legge". Sara D'Angelo, del coordinamento Fermare Green Hill, dice che potrebbe essere tutto più semplice: "Basterebbe che il Pirellone seguisse l'esempio dell' Emilia dove la legge regionale vieta l'allevamento di animali per la vivisezione". Esiste già un precedente: il 9 giugno 2010, dopo anni di proteste, ha chiuso l'allevamento Stefano Morini di San Polo D'Enza.

Da alcuni anni Green Hill è stata acquisita da un’azienda americana, la Marshall Farm Inc. Marshall è un nome tristemente noto in tutto il mondo in quanto è la più grande “fabbrica” di cani da laboratorio che esista. Il beagle Marshall è addirittura uno standard di varietà . I cani di Marshall vengono spediti via aereo in tutto il mondo, ma con l’acquisto di Green Hill come sede europea e la costruzione di un enorme allevamento in Cina, Marshall sta portando avanti un piano di espansione e di monopolio del mercato. In quest’ottica va visto anche il progetto di ampliamento che prevede la costruzione di altri capanni a Montichiari, per arrivare ad avere 5.000 cani nell’allevamento Green Hill, che diventerebbe il più grande allevamento di cani beagle in Europa.

 

 

 

CHE COSA E' GREEN HILL - E' un’azienda che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione a Montichiari (Brescia). Da questo allevamento, spiegano gli animalisti sul stio www.fermaregreenhill.it, più di 250 cani ogni mese finiscono negli stabulari, tra le mani dei vivisettori e sui tavoli operatori. Dentro i 5 capanni di Green Hill sono rinchiusi fino a 2500 cani adulti, più le varie cucciolate. Un lager per animali fatto di capanni chiusi, asettici, senza spazi all’aperto e senza aria o luce naturale. File e file di gabbie con luci artificiali e un sistema di areazione sono l’ambiente in cui crescono questi cani, prima di essere caricati su un furgone e spediti nell’inferno dei laboratori. Tra i clienti di Green Hill ci sono laboratori universitari, aziende farmaceutiche rinomate e centri di sperimentazione come il famigerato Huntingdon Life Sciences in Inghilterra, il più grande laboratorio di tortura animale in Europa.

Per un prezzo dai 450 ai 900 euro si possono comprare cani di tutte le età. Chi è¨ disposto a pagare di più può comprare anche una madre gravida. Green Hill e Marshall Farm inoltre offrono ai propri clienti trattamenti chirurgici su richiesta, tra cui il taglio delle corde vocali o l’asportazione di alcune ghiandole.

 

LEZIONI AMERICANE

Negli Stati Uniti i laboratori di ricerca finanziati dal Governo diranno presto addio ai test sugli animali per sperimentare sostanze chimiche, farmaci e tossine. Nel corso del congresso dell’Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze (AAAS), le tre più importanti agenzie americane, ovvero il National Institutes of Environmental Health Sciences (Niehs); il National Human Genome Research Institute (Nhgri) ed il Environmental Protection Agency (Epa) hanno firmato a Boston, durante il meeting annuale tenutosi il 15 febbraio 2008, un accordo per un importante progetto di tossicologia cellulare. Le agenzie hanno rilevato il crescente disagio dell’opinione pubblica, la preoccupazione riguardo la sperimentazione animale e ciò ha contribuito a dare il via alla loro collaborazione.

Le agenzie hanno messo in atto quanto già annunciato nel Giugno 2007 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche statunitense (NRC) con il Rapporto “Tossicologia del 21° secolo”. Cellule o modelli computerizzati al posto di topi e cavie, con un vantaggio sia dal punto di vista “animalista” che dell'accuratezza dei risultati ottenuti. I nuovi metodi di ricerca saranno più efficaci, veloci ed immensamente meno costosi rispetto ai precedenti. Francis Collins, direttore del Nhgri - riferisce alla prestigiosa rivista Science: “gli studi scientifici condotti sugli animali non sono attendibili e non sempre funzionano. Considerando che l'obiettivo dei ricercatori è solitamente quello di testare gli effetti di una sostanza sulle cellule, perché non estrarne alcune dai differenti organi invece di utilizzare un intero organismo vivente?”. Secondo il direttore del Niehs, Samuel Wilson, “I laboratori potranno presto usare i nuovi test per studiare 100.000 composti in oltre 15 concentrazioni, in soli 2 giorni. Mentre per avere lo stesso risultato, oggi si dovrebbe lavorare otto ore al giorno, sette giorni a settimana, per sei mesi”.

 

 



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