Editoriale/ Vecchi vs giovani? No, gli anziani siano d'esempio
di Benedetta Cosmi
“LE COLPE CHE I VECCHI NON HANNO. Un malinteso giovanilismo”, l’editoriale di Giuseppe De Rita del 22 gennaio 2011 sulla prima pagina de Il Corriere della Sera, potrebbe sembrare una sfida, un duello tra vecchi e giovani, tra chi ha posizione di rendita e chi rappresenta il “nuovo”. Invece dico subito che noi abbiamo bisogno di nonni, brillanti, che ci raccontano davanti il camino o dalle colonne di un giornale, che ci accolgono in uno di essi pronti a farci da maestri, la gavetta e lo stage migliore per noi sarebbe stato seguire passo passo un “grande uomo” fosse stato anche solo di età, ma sappiamo che è anche di ricchezza esperienziale, di patrimonio culturale quello di cui stiamo parlando. I loro innamoramenti, ci mancano. Le loro guerre contro la povertà di cultura (allora troppo d’elite), con la loro sete. A noi non toglieteci la fame di fare e di rifarci, che avevate voi, che ha fatto grandi.
Scrive quali sono per lei i segni importanti: “una componente di vocazione (hanno emotivamente scelto il proprio campo di impegno); una componente di fedeltà all’oggetto (hanno fatto solo un lavoro, senza troppo saltabeccare); una componente di tenacia, quasi di testardaggine nell’andare sempre nella stessa direzione; una componente di serena continuità”.
È per questo che gentile De Rita penso che Lei sia la prima persona che capisce come si chiami ciò che ci manca, cosa a noi cosiddetti giovani, è stato tragicamente strappato di petto per sempre. Abbiamo una maledettamente esasperata urgenza, esigenza, vitale, principale bisogno di senso di appartenenza.
Per sentirci come voi, qualcosa e qualcuno, vorremmo qualcosa e qualcuno che avesse fatto i nostri studi, i nostri stage, i nostri compiti, i nostri giorni senza. Qualcuno che abbia avuto un identico percorso, ha faticato e ce l’ha fatta sulle strade battute da voi noi ci sentiremmo sicuri.
Nei nostri vicoli ciechi il precariato si chiama: dottorati, concorsoni (su questo quanto ha ragione lei!), stage, o semplicemente “siete troppo giovani”. Lei all’età mia che lavoro faceva, quanto incideva sulle casse della sua famiglia, quanti figli aveva?
Alt, dico questo non per riprendere in mano gli spadaccini e gareggiare se gli anziani debbano lasciare il posto ai giovani. Non uscirà mai da me questa stupidità. Ma è per dirvi: “pretendete anche da noi!” di essere all’altezza di quanto siete stati voi! Alla nostra età.
Abbiamo bisogno di voi. Per farlo. Ma anche noi vogliamo offrirle dott. De Rita degli esempi, di giovani “avvincenti” che avrà letto su
Il Corriere il 20 gennaio 2011
L'idea finanziata da YouTube. «Dopo 3 incontri, ci hanno dato 100 mila dollari», i tre milanesi (rifiutati in Italia) che hanno sfondato nella Silicon Valley, «Da noi dicevano: avete solo 19 anni. Quello che doveva essere un punto a favore era un ostacolo»
La Stampa il 18 gennaio u.s.
Da un vecchio cinema può rinascere una sala hi-tech che proietta film di artisti emergenti e introvabili pellicole Anni Sessanta. In un vecchio borgo che si affaccia sul Monte Rosa può sorgere una città abitata solo da teatranti, con la gente che va a fare la spesa in maschera e in costume d’epoca. Una rivista può essere concepita in treno.
Cara Italia, prof De Rita è con noi?, non ti servono i concorsi, le carriere controllate dei ricercatori e docenti, pensioni rimandate e pensioni anticipate (pensate che gioco dell’oca una politica economica così), serve che investi sul “lavoro” ossia che finanzi le aziende per voci di spesa quali “assunzioni”, che abolisci i finanziamenti elargiti a bando, fai come in tutto il resto del mondo, acchiappa le idee, intuisci i loro concept. Arriva per tempo. Cavolo ma la ricerca passa sempre prima di là?! Finanzia i garage!!! O apri le tue università, Italia, le tue biblioteche h 24, fanne officina di progetti.



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