L'Unicef "sperpera" i soldi in Africa. Fallisce il programma anti mortalità

Sabato, 23 gennaio 2010 - 10:00:00

Sembra una notizia da "Striscia", ma non fa sorridere. Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal e Lancet, l'Unicef avrebbe speso la modica cifra di 27 milioni di dollari per un programma che nelle intenzioni avrebbe dovuto ridurre il tasso di mortalità infantile in Africa occidentale ma, dalle statistiche rilevate, si è scoperto che la mortalità era minore nelle aree escluse dal programma. Dal 2001 al 2005 la United Nations children's agency ha dato vita a un programma "salvavita" per i bambini che prevedeva vaccinazioni di massa, integrazioni vitaminiche (vitamina A), distribuzione di zanzariere per la prevenzione della malaria in alcune zone di 11 paesi africani. L'obiettivo era ridurre di almeno il 25% la mortalità, entro la fine del 2006.

Africa

Come accennato, tuttavia, in paesi come Benin, Ghana e Mali coinvolti nel programma si è scoperto che nelle aree che non erano state oggetto della campagna, le chance di sopravvivenza infantile negli ultimi cinque anni erano maggiori. Tutto ciò, rispetto ai "fortunati" che erano stati oggetto del programma per la riduzione della mortalità. Questo realistico studio è stato uno dei pochi atti a valutare se i dispendiosi programmi avviati dalle Nazioni Unite (si parla di circa 200 miliardi di dollari in due decenni) alla fine salvassero davvero delle vite. I risultati, hanno fatto pensare agli esperti che alcuni di questi programmi potessero essere controproducenti.

Il programma Unicef oggetto dello studio – denominato "Accelerated Child Survival" – è stato analizzato dalla dr.ssa Jennifer Bryce e colleghi del Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health. I ricercatori hanno ipotizzato che parte del fallimento del programma possa essere dovuto al fatto che le zone scelte dall'Unicef fossero ad alta mortalità. C'è comunque da rilevare che la mortalità è scesa sia nelle zone oggetto del programma che in quelle no, fanno notare i ricercatori. E le strategie sono state impiegate in tutte le parti dei tre paesi, ma con maggiore intensità dove la mortalità era stata valutata più alta.

I risultati, tuttavia, mostrano che per esempio nel Benin, dopo l'intervento dell'Unicef, la mortalità  è scesa del 13%, mentre nelle zone dove non è stato messo in atto il programma, la mortalità è scesa del 25%. Nel Mali, è scesa del 24% nelle aree oggetto dell'iniziativa, mentre è scesa del 31% in quelle non oggetto. Per quanto riguarda il Ghana, le statistiche non erano disponibili, anche se pare che siano sensibilmente diminuiti i casi di malaria e diarrea.

La dr.ssa Bryce ha commentato i risultati dichiarando che "enormi opportunità per salvare più vite sono state perse". Anche perché, secondo l'esperta, l'Unicef non si è concentrata in particolare sui maggiori killer dei bambini come malaria, pneumonia, diarrea e alcuni importanti dettagli, come operatori efficacemente preparati, sono stati tralasciati.

L'Unicef, nella voce del direttore Mickey Chopra, ha fatto sapere che grazie allo studio sono state apportate delle modifiche al programma, in particolare per quanto riguarda il personale sanitario specializzato distribuito in 46 paesi. William Aldis, un ex funzionario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha lavorato in Africa, ha concluso che "ciò che serve è una maggiore attenzione a ciò che funziona in ambienti difficili".

Luigi Mondo & Stefania Del Principe

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