Animali/ Travaglio: "Depenalizziamo i reati contro le bestie". E' polemica
| FORUM/ Secondo te è giusto depenalizzare i reati contro gli animali? Savona, legano un tasso all'auto e lo schiacciano per divertimento |
“E' polemica tra la Lega anti vivisezione (Lav) e Marco Travaglio. Il giornalista del Fatto Quotidiano avrebbe infatti ribadito un concetto che già aveva fatto discutere in una puntata di Annozero: depenalizzare i reati ambientali e contro gli animali per velocizzare la giustizia italiana. Questa volta Travaglio torna a parlare con un video dal blog di Beppe Grillo. La questione degli animali viene affrontata dal minuti '31.
Questa la tesi di Travaglio: “Un governo che vuole introdurre la discrezionalità dell'azione penale perché sostiene che i magistrati non riescono a perseguire tutti i reati e quindi scelgono di volta in volta quali perseguire prima non dovrebbe creare il reato penale di maltrattamenti sugli animali. Gli animalisti e gli ambientalisti se la sono presa con me perchè sembra che io sia un fautore dei maltrattamenti e delle sevizie sugli animali. Figurarsi, Dio ce ne scampi! Ho semplicemente detto che forse a chi malatratta gli animali si potrebbe dare una bella multa tra capo e collo, una multa che fa paura. Insomma, portare via loro i soldi che è molto più deterrente che non un processo che per le pene che prevede cade sicuramente in prescrizione col sistema fasullo che abbiamo. Quindi oggi il reato penale di maltrattamento agli animali ha l'unico scopo di intasare ulteriormente i tribunali, di non produrre nulla perchè va in prescrizione e chi ha maltrattato gli animali se ne va a casa impunito”.
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La risposta della Lav - apparsa sul sito dell' associazione - non si è fatta attendere: Ascoltiamo con vivo stupore e forte delusione la presa di posizione di Marco Travaglio in materia di reati ambientali e contro gli animali, la cui depenalizzazione sarebbe a suo parere la soluzione giusta per non ingolfare i tribunali italiani. Dispiace sinceramente assistere ad un tale macroscopico errore metodologico nel voler risolvere il problema della lentezza della giustizia, che certamente sussiste e di cui siamo tutti consapevoli, ma che ancora una volta si propone di risolvere nel modo sbagliato.
Secondo Maurizio Santoloci, magistrato e direttore dell’Ufficio Legale LAV, “sarebbero altre le soluzioni da adottare per affrontare il problema dei tempi della giustizia italiana come garantire maggiori risorse alla magistratura e alle Forze di polizia, anziché depenalizzare i reati ambientali e contro gli animali, che hanno una forte valenza sociale e dimostrano l’avanzamento culturale della nostra nazione. Ma il discorso di Travaglio, prima che politicamente, lascia perplessi e rischia di generare confusione tra i non addetti ai lavori sotto il profilo tecnico-giuridico. Il giornalista, infatti, sostiene che il maltrattamento animale non dovrebbe essere un reato 'penale': ci chiediamo se esistano reati 'non penali' e magari reati amministrativi. Marco Travaglio prosegue affermando che in luogo del reato ('penale') si dovrebbe irrogare una multa in via amministrativa appellabile una sola volta, peccato che la 'multa' sia una sanzione penale per i reati-delitti, che solo un giudice penale può irrogare (e che poi è proprio l'attuale pena prevista per chi maltratta gli animali!) una 'multa' non può essere certo 'amministrativa': semmai si tratterà di una 'sanzione amministrativa' (singolare, poi, in questa miscellanea giuridica a cavallo tra penale ed amministrativo il nuovo concetto di unico grado di 'appellabilità')”.
Al di là di tali aspetti formali (che pure sono fondamentali), va rilevato che la “sanzione amministrativa” che Travaglio (confondendola con la 'multa penale') auspica per i reati a danno degli animali è una sanzione della stessa natura e tipologia dell'illecito di parcheggio di auto in divieto di sosta! Vi immaginate quale effetto deterrente e repressivo tale sanzione può avere verso chi fa del maltrattamento degli animali uno stile comportamentale seriale ed un business sistematico, oltre ai fenomeni della zoomafia come i combattimenti tra cani o le corse clandestine dei cavalli? – aggiunge Santoloci – E si dimentica che il maltrattamento riguarda non gli episodi risibili da lui citati ma fatti gravi nel campo della macellazione, trasporto su strada, bracconaggio, e molti aspetti commerciali ove l'animale è ancora trattato come una cosa inanimata”.
Rispetto alle pene che il giornalista definisce “irrisorie”, vogliamo ricordare che il codice prevede sino a 2 anni di reclusione per l’uccisione di un animale e 18 mesi per il maltrattamento, con prescrizione che sale sino a 7 anni. Quanto poi all’impunibilità dei maltrattatori, sono decine e decine i casi di condanna a carico di responsabili di maltrattamenti contro centinaia di animali, come ad esempio i titolari di allevamenti abusivi o di canili lager, che per merito di queste norme si sono visti sottratti, sin dall'inizio, gli animali grazie al sequestro e la successiva confisca. Animali che sono stati così realmente salvati.
Spiace infine precisare che mentre Travaglio chiede che i reati contro gli animali siano depenalizzati una direttiva comunitaria, la DIRETTIVA 2008/99/CE, impone agli Stati membri di applicare la tutela penale per ambiente ed animali, proprio perché la Comunità è preoccupata per l’aumento dei reati ambientali e per le loro conseguenze, reati che stando alla Comunità europea, esigono una risposta adeguata. Lo stesso Trattato di Lisbona all’art 13, richiamando il principio già previsto nel Protocollo allegato al Trattato di Amsterdam, riconosce gli animali quali “esseri senzienti” .
“Ci auguriamo che i discorsi ascoltati oggi restino una posizione isolata, posizione che delude certamente, come lo stesso giornalista ammette, gli ambientalisti ed animalisti, ma che sicuramente farebbe felici tutti coloro per cui ambiente ed animali sono solo un ostacolo ad attività economiche senza scrupoli, e quanti proprio sulla pelle degli animali fondano enormi interessi economici, come dimostra il coinvolgimento sempre crescente della criminalità organizzata”, conclude l’avv. Carla Campanaro.



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