Editoriale/ Potenziare il Terzo settore per evitare la crisi economica

Mercoledì, 12 maggio 2010 - 17:27:00

di Massimiliano Fanni Canelles

Il mondo non si è ancora ripreso dal disastro finanziario provocato dai mutui subprime che la Goldman Sachs, una delle piu grandi ed affermate banche d'affari del mondo, viene messa sotto inchiesta per speculazione. I titoli di stato della Grecia sono stati declassati a spazzatura, quasi una replica della crisi argentina di qualche anno fa. La nostra moneta, l'Euro, potrebbe crollare sotto il peso di altri Paesi a rischio, come Portogallo, Spagna, Irlanda. L'Unione Europea sta preparando un piano di aiuto ma ormai la mano pubblica potrebbe non essere più in grado di tamponare le falle della finanza mondiale.

La politica - nonostante il conto pesantissimo che stiamo pagando – sembra incapace di "pensare". Il rapporto tra bene comune ed interessi privati è totalmente sbilanciato. Finanza ed economia reale viaggiano su strade totalmente diverse, il capitale non corrisponde più al lavoro della gente. A farne le spese sono, e saranno sempre più, i dipendenti pubblici, le medie e piccole imprese, i servizi... Ed aumenteranno sempre più povertà e disuguaglianza sociale.

In Italia però, il Terzo Settore - quell'universo variegato di Onlus, associazioni, Organizzazioni Non Governative, Fondazioni e Cooperative sociali – è ancora capace di fornire una risposta ai bisogni diffusi dei cittadini. Le organizzazioni Non Profit, che non possono distribuire l'utile d'esercizio e prevedono prestazioni di lavoro volontario, sono la massima espressione del proprio territorio e da anni, trainano non solo l'economia, ma anche le attività delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali. Organizzano attività culturali, sociali e umanitarie, si sostituiscono al pubblico, incapace di fornire servizi quali centri di ascolto, assistenza ai malati ed agli anziani, realizzazioni didattiche e formative, finanziamento alla ricerca sulle malattie rare.

Per questo motivo, negli ultimi vent'anni, lo Stato ha varato alcuni provvedimenti legislativi - la legge quadro sul volontariato, la disciplina delle associazioni di promozione sociale e delle cooperative sociali, il riordino delle autonomie locali - che hanno contribuito a far uscire dalla marginalità il Terzo Settore. Oggi, le organizzazioni sociali devono essere riconosciute quali interlocutori autorevoli nell’offerta di servizi, nelle modalità di intervento, nel creare mercati di lavoro intermedi, nell’offerta di opportunità di impiego socialmente utili.

C'è però incredulità, nel mondo del volontariato e del terzo settore, disappunto e preoccupazione su varie manovre restrittive avvenute recentemente, che sembrano voler limitare le potenzialità di questo fenomeno: l'impossibilità per le Onlus di volontariato di utilizzare come sostegno finanziario il sistema pubblicitario, la perdita o comunque riduzione delle agevolazioni postali, le proposte, per fortuna non andate in porto, di ridimensionare il 5 per mille. Sembra che la politica ed il governo non si rendano conto che, proprio nelle fasi di recessione economica, il Terzo Settore e l’economia sociale ed associativa costituiscano l'unica modalità possibile per mantenere i servizi necessari alla comunità. Un indicatore invisibile al PIL, ma sostanziale per l'economia e, soprattutto, per il benessere del Paese.

da www.socialnews.it

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