Tagli alle regioni: "Siamo molto preoccupati"
Martedì, 6 settembre 2011 - 12:57:00
| Errani (Emilia Romagna): "Siamo preoccupati, dalle parole si passi ai fatti" De Francisci (Sardegna): "Rischi soprattutto per le famiglie" |
A rischio gli interventi per le famiglie. Nel 2010 la giunta regionale dell’Emilia-Romagna decise di non attuare tagli lineari ma di darsi delle priorità. “Abbiamo quindi applicato i tagli salvaguardando i servizi alla persona – chiarisce Marzocchi – Ciò ha comportato tagli alla spesa centrale della Regione, alle partecipate e ai consigli di amministrazione”. Si è trattato come chiarisce l’assessore di “un’azione politica e siamo riusciti a starci dentro per salvaguardare le nostre priorità”. Per quanto riguarda le politiche sociali, grazie ai fondi regionali nel 2010 è stato mantenuto il bilancio di 60 milioni di euro e per il secondo anno consecutivo i 22 milioni di euro del fondo straordinario per la crisi, che sono stati utilizzati per minori e famiglie (11 milioni) e situazioni fragili (11 milioni) e a cui si sono aggiunti altri 5 milioni di euro per le famiglie in difficoltà, famiglie con figli, nidi, interventi non sanitari per anziani e sostegno nelle scuole. “Ma ciò che è stato fatto nel 2010 non è possibile farlo nel 2011 a livello regionale, figuriamo a livello locale dove sono stati fatti tagli diretti – spiega Marzocchi – Nel 2012 non so come faremo”.
Soffrono anche i servizi socio-educativi (con 1.800 bambini fuori dalle materne) e i nidi (per i quali i fondi di gestione sono passati dai 16 milioni di euro del 2010 a 1,6 milioni di euro nel 2011). Per quanto riguarda i territori, anche se la regione è abbastanza equilibrata, è nelle grandi città che si riscontrano le maggiori fragilità con problemi legati alla casa, al lavoro e all’esclusione. E poi ci sono i piccoli comuni, soprattutto nei distretti della montagna. “In questi piccoli centri è importantissimo, ad esempio, tenere aperto un nido, anche se ci sono pochi bambini, per dare la possibilità alle mamme di lavorare e per garantire il legame con il territorio – spiega Marzocchi – ma se prima eravamo in grado di fare scelte di sostegno per queste realtà, ora è più difficile”.
Accorpare sociale e sanità, si può? “Noi lavoriamo insieme già dal 2010 e i nostri piani socio-sanitari sono diventati piani del benessere integrati in cui vorremmo inserire anche il territorio e l’urbanistica – chiarisce Marzocchi – La sanità è la priorità, ma senza il sociale anche la sanità non regge: certo è che ciò che sta succedendo alla sanità non permette una visione più ampia del sistema socio-sanitario sostenuto dalla sanità”. Ciò significa che non c’è più una parte che può aiutare l’altra. “Anche per questo salta il sistema”.
Ecco perché bisogna continuare la protesta. “La manovra non può essere applicata così com’è, altrimenti salta la coesione sociale – afferma l’assessore – e vedere due sindaci come Giuliano Pisapia e Gianni Alemanno dire le stesse cose, è indicativo di qual è la situazione”. Come ha detto il presidente della Regione, Vasco Errani, “faremo insieme i bilanci e concorderemo le priorità – conclude Marzocchi – ma se la sanità è la priorità, per il sociale bisognerà capire cosa salvare e trovare un’altra sostenibilità per il nostro sistema di welfare insieme al Terzo settore, ai cittadini e a coloro che hanno contribuito a creare il nostro sistema integrato”.



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