"Gli stage nel no profit? Mediocri". Gli italiani bocciano il Terzo settore
| "Gli stagisti italiani allo specchio". L'indagine |
di Stefania La Malfa
Carenza di formazione e poche prospettive di lavoro. Questo propongono gli stage in Italia, secondo un sondaggio condotto da Isfol e Repubblica degli stagisti (www.repubblicadeglistagisti.it) su un campione casuale di quasi 3.000 stagisti italiani. L'indagine ha preso in considerazione anche il settore del no profit, che ha ricevuto in maggioranza giudizi negativi. "Questa è la prima indagine rilevante - spiega Eleonora Voltolina, direttore della Repubblica degli stagisti - che si è occupata anche del volontariato. Il problema principale di questo settore è che spesso le associazioni sovrappongono lo status di stagista con quello di volontario: cercano persone qualificate attraverso un'offerta di stage mentre poi le utilizzano per attività di mero volontariato, che potrebbero essere svolte anche da soggetti senza titoli di studio".
IL SONDAGGIO - Complessivamente, su più di 5.000 stage presi in esame, appena poco più del 21% si è concluso con un'offerta di un lavoro, che solo nel 2,3% dei casi è a tempo indeterminato. Nel 5,6% dei casi, invece, l'offerta è a tempo determinato, nel 6,4% viene proposto un contratto a progetto, nel 6,8% una collaborazione occasionale. Vale a dire che più della metà degli stage effettuati da coloro che hanno risposto al sondaggio, il 52,5% esattamente, si sono conclusi con una stretta di mano e nel 17,4% dei casi con una proposta di proroga. La possibilità di un contratto di lavoro sale al 24,3% quando lo stage è stato effettuato dopo la laurea specialistica e al 28,4% se costituisce il completamento di un percorso di qualifica professionale. 
GLI STAGE NEL NO PROFIT - Su oltre 5mila stage che sono stati raccontati all'interno del sondaggio, un po' più del 3% riguardava esperienze svolte all'interno di associazioni no profit. L'80% degli stage è stato svolto da donne. Le regioni dove si sono svolti più stage sono il Trentino Alto Adige in testa, seguono Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Marche: nelle prime posizioni si trovano dunque solo regioni del centro-nord, tra le altre entra nella top ten la Sardegna. Rispetto alla qualità formativa dello stage, specificamente coloro che hanno fatto un'esperienza nel no profit l'hanno valutata ottima solo nel 14,6% dei casi (due punti sotto la media), buona nel 31,6% dei casi, sufficiente nel 21,5%, mediocre nel 21,2% e pessima nel 12% (due punti sopra la media). Ne emerge che la qualità formativa degli stage nel no profit lascia molto a desiderare. A livello occupazionale il no profit la percentuale di stagisti che al termine dello stage non proseguono in nessun modo la collaborazione con l'associazione presso cui hanno svolto l'esperienza formativa è del 67,1%, addirittura 15 punti percentuali sopra la media. Solo un 16,8% riesce a proseguire, e nella maggior parte dei casi con una collaborazione occasionale o un contratto a progetto: i contratti "veri" sono pochissimi, un 3,8% di tempi determinati e uno 0,6% di tempi indeterminati. Il rimborso spese è totalmente assente nel 62,7% dei casi (dieci punti percentuali sopra la media), un 17,5% di rimborsi al di sotto dei 250 euro al mese, un 12% tra i 250 e i 500, un 5,1% tra i 500 e i 750 e solo il 2,5% di rimborsi della categoria più alta, quella oltre i 750 euro al mese.
IL COMMENTO - "Quello degli stage finiti male - sottolinea Pierluigi Rizzini, responsabile del sito internet Socialidarity (www.socialidarity.org) che dà informazioni su come trovare lavoro nel sociale - è un problema molto sentito tanto che l'Assis, l'associazione italiana fundraiser sta predisponendo un codice etico a riguardo. Nel no profit ogni organizzazione si regola singolarmente. Ci sono quelle che prevedono un rimborso spese e quelle che non lo fanno. E ci sono tante posizioni lavorative ricoperte dagli stagisti, da quelle di mera segreteria, che è il risvolto peggiore, a quelle di formazione vera, in affiancamento ai professionisti, in vari campi, informatico, sanitario, marketing. Gli stage davvero formativi sono quelli delle organizzazioni non governative internazionali realizzati all'interno dell'Unione europea, in particolare in Svizzera. E in Italia quelli delle organizzazioni più grandi e quindi più strutturate e con risorse economiche. Il fatto di lavorare nel non profit non deve trarre in inganno per la fiducia che il settore può ispirare perché ci sono tanti che non sono corretti e giocano su questo. In generale per districarsi tra buone e cattive offerte bisogna fare un'analisi preventiva: è bene farsi più domande possibile in fase iniziale, cioè durante il colloquio di selezione, per capire quale lavoro si andrà a svolgere. Poi è possibile chiedere aiuto anche al nostro sito, dove già pubblichiamo sia offerte di lavoro che di stage".
Per quanto riguarda l'esito dello stage, cioè il fatto che si traduca in un posto di lavoro o meno, secondo Rizzini "è sbagliata la premessa con cui l'aspirante stagista si avvicina allo stage, cioè considerarlo l'anticamera dell'assunzione e non un periodo di formazione e acquisizione di competenze e di professionalità da inserire nel curriculum come invece dovrebbe essere. E non ci si deve dimenticare che c'è una situazione di difficoltà economica generale per cui solo nelle organizzazioni più grandi lo stagista riesce poi a entrare nello staff dell'organizzazione".



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