Carceri/ L'Anm ad Affari: "No all'amnistia, sì alla depenalizzazione"
"Il problema del carcere è un problema grave, in relazione al quale - dal punto di vista del diritto penale e sostanziale - occorre procedere a una seria depenalizzazione". Lo afferma ad Affaritaliani.it Luca Palamara, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. "Dal punto di vista procedurale e sostanziale bisogna incentivare le misure alternative alla detenzione, mentre - come già abbiamo detto in altre occasioni - non riteniamo che l'amnistia sia la soluzione del problema. Noi riteniamo necessari interventi di carattere strutturale per risolvere il problema, altrimenti si finirebbe solo per svolgere un intervento tampone che a distanza di anni riproporrebbe le medesime problematiche", conclude il presidente dell'Anm.

Anche Luciano Violante, responsabile Giustizia del Partito Democratico, interpellato da Affaritaliani, è contrario all'amnistia: "Va riformato profondamente il sistema della pena, altrimenti diventa un alibi per la classe politica, che non risolve mai i problemi strutturali e usa come ammortizzatore umano l'amnistia".
Di parere opposto Marco Pannella dei Radicali che pochi giorni si è appellato al capo dello Stato Giorgio Napolitano per chiedere "un'amnistia della Repubblica". "Caro Presidente, io la devo vedere. Dovremo pure inventare, nel senso buono di 'trovare', qualcosa". Pannella ha ricordato che domenica 18 dicembre, al termine dell'incontro con il Papa, "i carcerati a Rebibbia hanno gridato dalle celle quello che nessuno ha potuto nemmeno mormorare per un secondo, nemmeno con un sinonimo di amnistia, nella cerimonia ufficiale". Ed ha aggiunto: "La nostra proposta "Amnistia per la Repubblica" non e' una metafora. Se e' una Repubblica dal comportamento criminale, noi vogliamo che attraverso lo strumento dell'amnistia si avvii un processo strutturale delle ragioni per le quali siamo condannati per la durata inaccettabile dei processi, per il sovraffollamento di cause e processi, oltre che per la condizione delle carceri".
"In questo senso, ha aggiunto, i "provvedimenti che il ministro Severino ha annunciato interessano forse qualche migliaio di detenuti". "Siamo qui per dire: siamo coerenti. Pannella, in sciopero della fame da due settimane, domenica mattina, al termine della cerimonia con il Papa, ha parlato di "quei detenuti che, finito il tutto, trasmesso ovviamente in diretta televisiva da Rai1, da Sky, sono esplosi gridando la parola che non solo non era stata pronunciata, ma che non era stata nemmeno adombrata nell'incedere e nel corso della cerimonia". "Essendo come noto arrivato a due settimane di tranquillo sciopero della fame, devo dire che li' - mentre loro gridavano in cella - per 10-15 minuti ho mangiato per rabbia". "Credo che la mia rabbia dimostri che e' vero che lotte come queste indeboliscono, ma anche in alcuni momenti rafforzano, ma c'e' anche il senso di solitudine che un cittadino che sta tentando con tanti altri di aiutare il suo Presidente della Repubblica", ha concluso Pannella.


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