Social card, Michele Mangano (presidente Auser): "Non è adatta a contrastare la povertà"
“La Social Card non è uno strumento adatto a contrastare la povertà”. Risponde così il presidente nazionale Auser, Michele Mangano, alle proposta di ripensare la Social card avanzata da Andrea Olivero, presidente delle Acli, alla vigilia della Conferenza programmatica delle Acli che si terrà a Milano a partire da domani e fino al 10 aprile. La proposta di una social card ‘potenziata’, infatti, verrà presentata da Cristiano Gori, sociologo e docente universitario, all’interno del “Piano 2010-2013 contro la povertà assoluta” che l’associazione presenterà venerdì prossimo. Le modifiche proposte presentano una social card con importi più alti, in media 133 euro, che possa riguardare tutti i poveri assoluti e che veda un sistema di servizi al fianco dell’aiuto economico.
“Ho letto con attenzione le dichiarazioni del Presidente delle Acli Olivero, rispetto ad una ipotesi di rilancio della social card come strumento di controllo alla povertà – ha spiegato Mangano -. Ritengo che per quante modifiche o correttivi si possano portare a questo singolare strumento varato dal governo nazionale, rimane il fatto che l’esperienza di Auser sul campo ci dimostra che non è stato raggiunto l’obiettivo che era stato inizialmente fissato dal Ministro dell’Economia e tale sistema non può mai rappresentare uno strumento efficace di contrasto alla vecchia e nuova povertà”.
Per Mangano, inoltre, è incomprensibile come ancora oggi in Italia manchi ancora uno strumento di contrasto alla povertà come il reddito minimo. “Non comprendo bene per quale ragione l’Italia – ha aggiunto - che è, e rimane, l’unico Paese in Europa che non si è dato uno strumento efficace di contrasto alla povertà, come il reddito vitale, debba seguire strade diverse o scorciatoie che non corrispondono alle reali esigenze della popolazione povera e di buona parte delle persone anziane del nostro Paese”. Infine, il presidente dell’Auser risponde anche alla lettura del presidente delle Acli sui timori che accompagnano in Italia il reddito minimo, citando quelle che Olivero definisce casi di “scorrettezze”. “L’esperienza delle pensioni di invalidità e della disoccupazione agricola – conclude Mangano -, inoltre, va letta nella giusta dimensione che il fenomeno presenta, correggendo le storture ed eliminando e perseguendo gli abusi e non negando lo strumento”.



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