Slow Food: oltre ai cibi, anche libri "buoni"

Sabato, 29 gennaio 2011 - 12:30:00

di Gaetano Farina

Slow Food si è ormai consolidata come il marchio della produzione di qualità e della buona agricoltura. Fondata da Carlo Petrini nel 1986, è diventata, tre anni più tardi, un'associazione internazionale. Nata in Piemonte, a Bra, oggi conta oltre centomila iscritti, con sedi sparse in Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Giappone, Regno Unito e aderenti in 130 Paesi. 

Sin dai primi anni di vita, l'associazione ha condotto una battaglia (pacifica) a favore dell'educazione del gusto come migliore difesa contro la cattiva qualità e le frodi e come strada maestra contro l'omologazione dei nostri pasti; per la salvaguardia delle cucine locali, delle produzioni tradizionali, delle specie vegetali e animali a rischio di estinzione; sostenendo un nuovo modello di agricoltura, meno intensivo e più pulito. In un'accezione politica, una battaglia contro l'omologazione e l'impoverimento culturale, e le disuguaglianze prodotti dalla globalizzazione economica. Una battaglia condotta non solo con la valorizzazione e promozione dei prodotti di qualità e a filiera corta, ma anche con attività culturali di forte impatto come l'organizzazione degli eventi internazionali del Salone del Gusto e di Terra Madre, "l'incontro mondiale tra le comunità del cibo".

In queste attività rientra anche la fiorente ed influente produzione editoriale, iniziata nel 1989, che riflette precisamente la filosofia del movimento: elogio del piacere alimentare-nutrizionale, sviluppo del gusto, tutela della biodiversità, valorizzazione della produzione enogastronomica di qualità; salvaguardia delle specialità artigianali, varietà vegetali e animali a rischio di scomparsa; informazione ed educazione del consumatore; promozione di un'agricoltura pulita e una nuova idea di gastronomia. Il che significa, allo stesso tempo, denuncia delle ingiustizie e delle pratiche di sfruttamento derivanti dalla globalizzazione moderna, dalla macdonaldizzazione del consumo alimentare e dall'agricoltura industriale che colpiscono principalmente i popoli e le comunità del cosiddetto Sud mondiale.

Slow Food ha dato vita proprio ad una casa editrice (www.editore.slowfood.it) che, oltre a proporre guide, manuali, ricettari, itinerari per la gastronomia d'alta qualità e per la promozione dei suoi "presidi", analizza, specialmente nella collana "Terra Madre", queste dinamiche socioeconomiche, provando a stare dalla parte degli "ultimi", ovvero dei contadini e delle comunità locali sottomessi alle logiche di profitto delle grandi corporation, e dalla parte del consumatore finale inconsapevolmente intrappolato da diaboliche logiche distributive. Non a caso, a queste pubblicazioni avevamo già riservato un "posto d'onore" nel dossier sulle case editrici alternative (affaritaliani.libero.it/sociale/case_editrici_controinformazione051110.html). Avevamo parlato soprattutto del bel libro "Food Rebellions!", attualissimo saggio sulla crisi alimentare che, oltre a sviscerarne cause prossime e profonde, propone delle soluzioni attingendo alle esperienze "alternative" all'agribusiness, nuovi modelli di produzione derivanti da paradigmi di giustizia sociale e rispetto ambientale.

Nella collana "Terra Madre" trova spazio ovviamente il messaggio ed il grido d'allarme a difesa di un'agricoltura pulita della scienziata-attivista Vandana Shiva. Quest'ultima si è riconosciuta appieno nelle tematiche sollevate da Slow Food con Terra Madre, l'incontro mondiale delle comunità del cibo, e ne ha abbracciato con entusiasmo la filosofia, partecipando attivamente alle edizioni torinesi. Nel suo libro "Dalla Parte degli Ultimi", pubblicato in questa collana, ripercorre l'evoluzione del suo pensiero e tutte le sue esperienze di vita: il diritto ai semi, la battaglia contro la biopirateria e gli OGM, la non-brevettabilità della vita, rinascita dell'agricoltura, non solo nei Paesi del terzo mondo ma anche nei centri sviluppati del pianeta, il recupero dei saperi e del ruolo delle comunità locali per creare un rinnovato rapporto fra l'uomo e la terra.

Fra le novità della colonna "Terra Madre", spicca il perentorio atto d'accusa della famosa attivista francese Marie-Monique Robin il cui libro "Il Mondo Secondo Monsanto" era già stato pubblicato da Macroedizioni, mentre Slow Food ne propone la versione cinematografica. La Robin sta addosso, da parecchi anni, alla potente multinazionale di origine statunitense, leader mondiale nella produzione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) e sicuramente una delle aziende più controverse della storia industriale. Dalla sua fondazione, nel lontanissimo 1901, la multinazionale di Saint Louis ha accumulato diversi processi a proprio carico, a causa della tossicità dei prodotti che impone al mercato. In tutti questi anni, è stata accusata di negligenza, frode, attentato a persone e cose, disastro ecologico e sanitario e utilizzo di false prove. Eppure, questo pericoloso gigante della biotecnologia continua a pubblicizzarsi come azienda della "scienza della vita", apparentemente convertita al verbo dello sviluppo sostenibile.

I libri di Slow Food, tuttavia, più che puntare l'indice contro singole aziende od attori del mercato mondiale, analizzano e denunciano la mortificazione dei valori, la povertà della cultura e dell'ideologia, i meccanismi di sfruttamento umano e naturale che sottendono i processi di globalizzazione, macdonaldizzazione o - sostanzialmente ne è la stessa cosa - "americanizzazione". Un "must" deve essere considerato il testo dell'accademico George Ritzer "La Globalizzazione del Nulla" che Slow Food ha messo in circolazione qui in Italia già nel 2005. E' proprio Ritzer il teorico della "macdonaldizzazione", ossia della diffusione di forme di appiattimento ed annullamento culturale in ogni angolo del pianeta: "catene di supermercati, negozi in franchising, parchi di divertimento, vendite via telefono sono esempi di non-luoghi in cui non-persone offrono non-cose e non-servizi."

Un altro "must" dovrebbe essere il saggio del filosofo economista Ernst Friedrich Schumacher: "Piccolo è Bello". Non sembra vero che quest'opera risalga addirittura al 1973! Slow Food editore l'ha voluto riproporre proprio perché "terribilmente" attuale, dato che fu anticipatore di molte delle dinamiche e dei problemi che contraddistinguono il nostro presente. Già a pochi mesi dalla loro prima pubblicazione, le tesi e le previsioni di Schumacher esercitarono una grande influenza nel dibattito economico e politico di quegli anni, tanto che The Times Literary Supplement lo colloca fra i cento libri più influenti scritti dopo la Seconda Guerra Mondiale.
L'edizione italiana di questo classico era da tempo non più disponibile nelle librerie, per questo Slow Food ha deciso di aggiornarne la traduzione e di ridarne alle stampe ed all'opinione pubblica le idee innovatrici legate alle critica delle economie occidentali, all'adozione di tecnologie a misura d'uomo, allo sfruttamento consapevole delle risorse energetiche e della terra stessa. Nella sua prefazione, l'economista (fuori dal coro) Loretta Napoleoni ammette come Schumacher ci abbia azzeccato in quasi tutte le previsioni e che se fosse stato ascoltato per tempo non saremmo partiti così in ritardo nella nostra disperata corsa al riparo degli immani danni (forse irreparabili) causati agli ecosistemi.

Uno spazio importante è naturalmente riservato all'agricoltura a cui l'associazione di Carlo Petrini assegna un ruolo da protagonista per un nuovo sviluppo più sostenibile e basato sulla centralità del rispetto e della cooperazione solidale fra i popoli. L'agricoltura industrializzata dei nostri giorni, infatti, riflette un'impostazione riduzionista che tenta di forzare il mondo in poche regole e pochi standard e contiene tutti i semi maligni della globalizzazione: sfruttamento, sistemi economici che favoriscono l'esportazione a danno della coltura dei prodotti di sussistenza delle comunità locali, perdita di controllo del sistema alimentare che passa quasi esclusivamente al potere delle multinazionali, iniqua distribuzione e spartizione delle risorse, distruzione della biodiversità, inquinamento ambientale, medio-bassa qualità del prodotto finale comunque difficile da "valutare" e "identificare" a fronte degli innumerevoli passaggi in cui si articolano le filiere alimentari.

Uno dei titoli che propugna il recupero dei saperi e del ruolo delle comunità locali per creare un rinnovato rapporto fra l'uomo e la terra, basato sul rispetto reciproco, è "Nutrire il Mondo è Facile" del giornalista Colin Tudge. "Nutrire il Mondo è Facile", infatti, oltre che denunciare le mende e le contraddizioni dell'attuale filiera alimentare mondiale, propone un nuovo "Rinascimento" attraverso quella che l'autore definisce "agricoltura illuminata". Fra le ultime novità della casa editrice, questo libro sarebbe da recuperare al più presto, dato che non si tratta del solito "manualone" in stile accademico ad uso dei tecnici o, comunque, di chi è già abbastanza informato. Bensì, di un piccolo capolavoro di divulgazione scientifica, redatto con grande capacità di sintesi e con un linguaggio semplice che intende far capire a tutti, ma proprio a tutti, perché in un mondo così ricco di risorse ci sono ancora estese sacche di popolazione che muoiono di fame o vivono in estrema indigenza e come, invece, sarebbe così facile nutrire l'intera umanità rovesciando completamente i meccanismi e le leggi dell'agricoltura industriale e dell'agrobusiness.

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