Cresce sul web il pericolo dell’incitamento all’anoressia. E il Parlamento sta a guardare

Mercoledì, 17 marzo 2010 - 17:57:00

Il pericolo dell’incitamento all’anoressia sul web cresce, si diversifica, salta dai ‘vecchi’ blog ai nuovi social network e il Parlamento, frenato da mille e più urgenze, resta a guardare: ad un anno dell’approdo della proposta di legge per chiudere i siti a favore dell’anoressia in II Commissione giustizia (il 18 marzo 2009), non è ancora iniziato l’esame della proposta, come riporta il sito del Senato. L’allarme sui cosiddetti siti pro-ana, a favore dell’anoressia, o pro-mia, per la bulimia, è stato lanciato con una certa enfasi a fine 2008. In quell’anno furono presentate diverse iniziative, come quella di un progetto nazionale di prevenzione, un sito internet chiamato Timshel per l’intervento in rete con il lavoro di volontari e a fine novembre anche una proposta di legge, la n.1965, presentata dalla deputata del Pdl Beatrice Lorenzin, che in soli due articoli fa diventare reato l’istigazione all’anoressia o alla bulimia tramite il web. Da allora, però, non è successo nulla o ben poco, mentre l’iter della legge è stato bloccato ai suoi primi passi dalla frana degli eventi.
 
Nella proposta Lorenzin, presentata il 28 novembre 2008, la deputata spiegava come “l'individuazione del nuovo reato d'«istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia o la bulimia» (contenuta nell'articolo 580-bis del codice penale di cui si prevede l'introduzione), permette alle Forze di polizia di agire in modo tempestivo e di mettere in atto una serie di misure di contrasto all'incitamento a comportamenti alimentari che possono minacciare gravemente la salute”. Una legge, quindi, con cui si porta il reato di istigazione anche sul web, senza voler reprimere, spiega nel testo la deputata “la libertà di espressione così come garantita dalla nostra Carta costituzionale”, preoccupazione che ha raccolto anche alcune critiche da parte di esperti. L’unico scopo è quello di intervenire su un fenomeno che, secondo la Federazione italiana medici pediatri, sta crescendo in misura esponenziale. “La normativa proposta – si legge ancora nel testo - vuole fornire uno strumento idoneo per consentire alle Forze di polizia di impedire l'accesso alle centinaia di migliaia di siti che oggi incitano e istigano all'anoressia. Attualmente la Polizia di Stato […] può effettuare monitoraggi ma non ha lo strumento giuridico per oscurare i siti Pro Ana e Pro Mia così come avviene invece per i siti dedicati alla pedofilia e alla pedopornografia”.
 
Nei due articoli, infatti, si stabilisce la pena ad un anno per chi, “con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, determina o rafforza l'altrui proposito di ricorrere a pratiche di restrizione alimentare prolungata idonee a procurare l'anoressia o la bulimia o ne agevola l'esecuzione”. Ma se la vittima coinvolta ha meno di 14 anni o se priva della capacità di intendere e di volere, la pena sale a due anni. Il secondo articolo, invece, definisce l’utilizzo di strumenti tecnici per impedire l'accesso ai siti internet che istigano all'anoressia o la bulimia. La proposta ricalca quella francese contro la diffusione di messaggi pro anoressia sul web, che ad oggi è passata in prima lettura al Senato e all’Assemblea nazionale.

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