Rom, a Roma in 300 vivono ammassati nell’ex Cartiera. L'INCHIESTA

Martedì, 21 settembre 2010 - 15:54:00

Ammassati in una camerata, separati da pannelli coperti di stracci e teli di nylon, in cattive condizioni igieniche e tutti sotto uno stesso tetto marcio per le profonde infiltrazioni d’acqua. Parcheggiati in un capannone senza un preciso progetto per il futuro e percorsi di scolarizzazione per i minori, nonostante alcuni siano lì da quasi un anno: è così che finiscono alcuni dei rom sgomberati che hanno accettato l’offerta di accoglienza da parte del comune di Roma. E’ quanto denuncia l’associazione “21 luglio”, impegnata nella capitale a favore del rispetto dei diritti dell’infanzia dei rom, che in esclusiva per Redattore Sociale presenta un’inchiesta sulle condizioni di vita dei rom sgomberati e accolti nell’ex Cartiera di via Salaria, al civico 971.

L’indagine è stata condotta dall’associazione raccogliendo testimonianze sul campo, oltre a filmati e foto che mostrano per la prima volta l’interno della struttura. Il centro, gestito dalla Arciconfraternita del Ss. Sacramento e di S.Trifone, è un punto di accoglienza da circa un anno, ma ha già fatto parlare di sé in altre occasioni, come verso la fine di novembre 2009 quando fu negato l’ingresso al deputato del Pd, Jean Leonard Touadi, recatosi in visita alla struttura per sincerarsi delle condizioni di vita dei rom sgomberati dal Casilino 700, i primi ad essere accolti nell’ex Cartiera. Oggi, secondo l’associazione, la struttura ospiterebbe circa 300 persone, per lo più di nazionalità romena. Di questi, oltre la metà sarebbero bambini, circa 170.
 
Che la struttura sia fatiscente e le condizioni di vita precarie lo testimoniano le foto e i filmati realizzati all’interno e all’esterno dell’ex Cartiera nei mesi scorsi e fino a qualche giorno fa: mostrano un capannone unico in muratura sotto il quale le famiglie sono disposte in ‘compartimenti’ realizzati alla meno peggio con reti metalliche ricoperte da stracci, coperte e teli di plastica. Nei comparti, di pochissimi metri quadri, ogni famiglia ha ritagliato al millimetro lo spazio per poter dormire, mangiare e raccogliere le proprie cose. Sulla testa un tetto per tutti, che però fa poco in quanto presenta in più punti infiltrazioni d’acqua così profonde che quando piove l’acqua finisce all’interno fino ad allagare il pavimento. Una vera e propria camerata in cui non c’è pace neanche di notte per via delle illuminazioni sempre accese. Nelle stesse condizioni i servizi igienici, con lavandini otturati e docce che oltre ad essere mal funzionanti, non lasciano dubbi sulla completa carenza di igiene.
 
L’associazione, inoltre, denuncia anche la mancanza “totale” del rispetto delle norme di sicurezza minime, tanto da arrivare a comparare la struttura ad un insediamento spontaneo come quello della Muratella a Roma dove un incendio è costato la vita ad un bambino di tre anni e i cui abitanti in parte sono stati ospitati nella struttura incriminata. “I venti rom trasferiti dall’insediamento informale – si legge nel testo dell’indagine -, corrono probabilmente gli stessi rischi di incendio di quelli che avrebbero corso nelle baracche in cui alloggiavano”. Secondo le informazioni e la documentazione raccolta dall’associazione, spiegano, “la struttura sembra non essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge regionale n. 41/2003, che disciplina l’ambito delle strutture di accoglienza sul territorio laziale, e non rispettare le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia edilizia, igienico-sanitaria e di prevenzione incendi”. Un ambiente pericoloso, aggiunge l’associazione, e non adatto ai minori. “Per i bambini – denuncia l’associazione - mancano spazi per il gioco, per lo studio e per le attività ludico-formative”. Per loro ci sono solo gli spazi aperti attorno al centro che oltretutto sono sporchi e presentano ferraglie e bombole di gas abbandonate tra i cumuli di rifiuti. “La sicurezza della struttura – denuncia l’associazione - è affidata a giovani dipendenti di una cooperativa specializzata in giardinaggio senza alcuna esperienza in ambito sociale”.
 
A peggiorare la situazione, incalza la “21 luglio”, è la mancanza di una vera progettualità da parte del comune di Roma verso queste persone. “In assenza di una specifica assistenza socio-legale – si legge nel testo - sicuramente non vi è un chiaro percorso progettuale familiare che orienti e tuteli il futuro dei nuclei accolti. Gli ospiti hanno riferito di non ricevere alcun tipo di assistenza sociale e/o legale”. E a farne le spese sono soprattutto i bambini ai quali, conclude l’associazione, non è garantito neanche un percorso di scolarizzazione.  “Per tutti i minori il processo di scolarizzazione era stato drasticamente interrotto nell’anno scolastico 2009-2010. Quest’anno, nella prima settimana dall’apertura delle scuole, risulta che siano solo 10 i minori frequentanti la vicina scuola di Castel Giubileo”.

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