Milano/ Sei un senzatetto? Nessuno ti soccorre: le associazioni, 112 e 113 latitano

Mercoledì, 13 aprile 2011 - 16:50:00

Gentile direttore,

le scrivo in riferimento all’articolo scritto da Stefania La Malfa inerente al clochard di Milano.

La situazione presentata cosi sembra davvero raccapricciante, ma se si guarda il rovescio della medaglia, ovvero le condizioni in cui devono operare forze di giustizia e sanità, la prospettiva cambia e anche di parecchio.

Non parlo a caso, in quanto sono un dipendente di un ospedale e lavorando in pronto soccorso spesso mi imbatto in situazioni spiacevoli ricollegabili all’articolo.

Senza cadere nel banale o nel razzismo terrei a ricordare una cosa fondamentale: nessuno obbliga determinati individui a tramortirsi con alcol o simili, e visto la scarsa disponibilità di mezzi e personale per l’impianto sanità e giustizia, ovviamente il personale per le emergenze viene dirottato sui casi prioritari.

In una ipotetica civiltà perfetta ognuno dovrebbe sì avere pari diritti, ma
pure pari doveri.

Mi scusi per la retorica, ma lavorando da 14 anni in questo ambiente posso avere un occhio sufficientemente critico.

Cordiali saluti,
Gabriele infermiere da Brescia

Un senzatetto disteso per terra, sul marciapiede. Immobile, forse ubriaco, magrissimo. A pochi metri di distanza ragazzi e ragazze davanti a un locale: parlano, scherzano, qualcuno beve un cocktail: nessuno si accorge del clochard. E' un sabato d'aprile, una serata di caldo fuori stagione. Siamo in pieno centro a Milano, in via Lecco, proprio dietro Porta Venezia. Ma se un cittadino decide di non far finta di niente e chiamare i soccorsi, carabinieri e polizia non rispondono. E anche l'assistenza delle associazioni lascia a desiderare...

IL 112 E IL 113 NON RISPONDONO - E' l'una di notte. Né il 112 né il 113 rispondono alla chiamata. Risponde solo il 118: l'operatore assicura di "aver messo in nota per mandare un'ambulanza". E aggiunge di chiedere al senzatetto se "ha necessità di essere portato in ospedale". Sì proprio così: è il cittadino che deve "intervenire" cercando di scoprire se l'uomo disteso per terra e ha bisogno di aiuto. E non è chiaro entro quanto tempo l'ambulanza arriverà.

clcochard

IL CENTRALINO DEL COMUNE DI MILANO RIMANDA AI CITY ANGELS - Il senzatetto si muove e prende il contenitore di cartone che ha accanto a sé e beve un po'. Allo 020202, il numero del centralino di Milano, risponde un operatore che spiega di non poter intervenire direttamente. Ma suggerisce di rivolgersi ai City Angels, l'associazione di volontari che opera a Milano e in altre 16 città, e fornisce un numero di cellulare da contattare.

I CITY ANGELS LAVORANO DALLE 21 ALLE 24 - Al numero di cellulare, fornito dal dipendente del centralino di Milano, risponde Dennis, un operatore dei City Angels. Ma è ormai l'una e mezzo di notte: Dennis spiega che non può intervenire nessuno perché i volontari dell'associazione svolgono il servizio fino alle alle 24. E suggerisce di richiamare la mattina successiva. "I nostri volontari - spiega ad Affaritaliani.it il presidente dell'associazione Mario Furlan - fanno un pattugliamento tutti i giorni dalle 21 alle 24 e il sabato anche il pomeriggio: assistiamo i senzatetto con l'unità mobile e se c'è un'emergenza restiamo anche oltre l'orario altrimenti rientriamo. Nella stagione calda garantiamo questo servizio sempre negli stessi orari ma solo dal lunedì al venerdì. Facciamo quello che possiamo, ci piacerebbe poter coprire tutta la notte ma non rientra nelle nostre possibilità anche perché abbiamo anche la casa famiglia da gestire e l'attività di tutela del cittadino, per esempio sui mezzi pubblici, che svolgiamo sempre di notte con squadre a piedi. Comunque ogni sera, nella stagione fredda, assistiamo dai 200 ai 300 senzatetto, che scendono a 200 nella stagione calda. I posti in cui siamo presenti regolarmente sono: stazione Centrale, Cadorna, Arco della pace, stazione di Lambrate, stazione di Greco- Pirelli, viale Liberazione". E aggiunge: "Quasi tutti accettano il nostro aiuto, che per prima cosa è di tipo materiale (cibi, vestiti, coperte) ma c'è anche chi rifiuta. Poi bisogna capire se è una persona che si può recuperare o meno, e questo è difficile nei casi in cui uno beva o sia malato di mente. E in questo notiamo la differenza tra italiani e stranieri: questi ultimi sono molto più disponibili a un cammino di recupero perché vengono in Italia perché vogliono integrarsi mentre se un italiano finisce sulla strada è perché ha perso la famiglia o il lavoro quindi si trova in una situazione più critica. Abbiamo un accordo con il Comune per questo servizio: forse l'operatore che ha risposto non era a conoscenza dei nostri orari".

UNA PATTUGLIA DELLA POLIZIA MUNICIPALE NON INTERVIENE - Coincidenza vuole che una pattuglia della polizia municipale arrivi in una strada vicino a via Lecco, seguita da un'ambulanza e dai vigili del fuoco per un altro intervento. Ma la poliziotta, informata del caso del senzatetto lì vicino, risponde di fretta dicendo di chiamare la centrale allo 020208.

ARRIVA L'AMBULANZA DEL 118 - Infine, dopo circa un'ora, è il 118 a intervenire. Gli operatori si avvicinano al senzatetto, capiscono che ha bevuto, e gli chiedono se vuole essere portato al pronto soccorso per continuare a dormire al coperto. Ma l'uomo non vuole e chiede di essere lasciato lì. "Era cosciente e ha risposto educatamente - racconta l'operatrice del 118 -. Ci occupiamo di tanti senzatetto: a volte non rispondono oppure diventano aggressivi. E di solito si tratta di persone che bevono: d'inverno per non sentire il freddo e d'estate per non pensare alla condizione in cui si trovano". E aggiunge: "Se si vede una persona per terra è sconsigliato avvicinarsi o parlarci perché può reagire in modo violento. E' sempre meglio chiamare i soccorsi". Soccorsi che, in ogni caso, si "limitano" a chiedere al clochard se vuole essere portato in ospedale: "Quando vogliono venire con noi - spiega l'operatrice - di solito trascorrono la notte al riparo e poi la mattina se ne vanno e tornano in strada". Oppure decidono fin dall'inizio di non muoversi da lì.

Stefania La Malfa

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