Sorpesa: gli italiani rubano più degli stranieri

Venerdì, 5 novembre 2010 - 15:00:00

I senza dimora finiscono in carcere più facilmente di chi una casa ce l'ha. E gli italiani delonquono più degli stranieri. È quanto emerge da uno studio condotto dalle ricercatrici Michela Braga e Lucia Corno, pubblicato sulla rivista Vita e Pensiero, bimestrale culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in uscita nelle librerie da venerdì 5 novembre.

L'analisi parte dai risultati del censimento dei senza tetto realizzato nel 2008 a Milano (1.508 persone) e nel 2010 a Torino (687 persone). Ne hanno intervistati 1.010 ed emerge che il 24% è stato in carcere almeno una volta. Il 13% del campione è finito in cella prima di diventare homeless, mentre il 17% dopo. "Appare immediatamente evidente che il tasso di criminalità è estremamente più alto tra la popolazione senza dimora rispetto alla popolazione generale - scrivono su Vita e Pensiero le due ricercatrici -. Lo stato di homelessness è più una causa che una conseguenza del comportamento criminale". Per combattere la criminalità occorre quindi ridurre la povertà. "Il crimine rappresenta un costo sociale e ridurre i tassi di homelessness potrebbe potenzialmente ridurre i tassi di criminalità".
 
Lo studio cerca anche di capire se i clochard stranieri delinquono più degli italiani. La risposta è negativa. Il 65% dei senza dimora intervistati è straniero, infatti, ma solo il 18% è finito in carcere, contro il 36% degli italiani. "Lo status di immigrato non determina una maggiore attitudine al crimine", si legge su Vita e Pensiero.
 
La condizione di vita nelle baraccopoli di Milano induce al crimine. L'ultimo capitolo della studio è dedicato solo alle baraccopoli nel capoluogo lombardo, dove vivono circa 2.300 persone, l'89% dei quali straniere (63% romena, 27% provenienti dalla ex Jugoslavia e 8% etiopi o eritrei. Il 12% di un campione di 360 residenti in 12 campi, afferma di essere stato almeno una volta in prigione. Tutti, però, ci sono finiti dopo che hanno iniziato la loro vita precaria. "Questo fa emergere un quesito estremamente interessante: perché individui con una propensione al crimine nulla iniziano a commettere crimini una volta arrivati in Italia o nei campi rom? Il comportamento criminale nel campione della popolazione che vive in condizioni di povertà estrema sembra essere una conseguenza diretta dello stato di povertà".

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