Senza dimora, sempre più giovani donne immigrate o richiedenti asilo
Sono per lo più giovani, soprattutto donne, immigrate o richiedenti asilo o vittime della disgregazione familiare: vivono in strutture di emergenza, in sistemazioni temporanee o di transizione, temporaneamente ospiti in famiglia o presso amici, minacciate di sfratto, o in alloggi inadeguati o insicuri. E’ questo - fa sapere la Fio.psd (la Federazione degli organismi delle persone senza dimora) nel giorno in cui prende il via a Bruxelles la Consensus Conference sull’homelessness - l'identikit della persona senza dimora in molti stati dell'Unione Europea.
Lo stereotipo tradizionale del senza dimora è rappresentato da un uomo singolo, in genere di mezza età, che dorme per strada. Negli ultimi tempi però la composizione della popolazione homeless sta evolvendo verso un crescente numero di giovani senza dimora, per lo più donne, vittime della disgregazione familiare, immigrati/e e richiedenti asilo. L'unico modo per combattere questo problema – afferma la Fio.psd - è quello di conoscerlo: esiste invece in questo campo una “diffusa lacuna definitoria” per cui “la limitatezza dei dati a disposizione ostacola la formulazione di un quadro chiaro e preciso della homelessness a livello europeo, nonché lo sviluppo di politiche di intervento efficaci”.
Naturalmente – precisa la Federazione - la realtà è complessa e interessa gli individui e le famiglie nei diversi momenti della loro vita, per periodi di tempo più o meno lunghi e secondo modalità differenti. L’homelessness è comunque la forma più visibile di povertà estrema ed esclusione e si declina in diverse tipologie, che hanno come fattore comune quello della precarietà assoluta, affettiva, lavorativa e abitativa. L’appuntamento di Bruxelles giunge proprio per studiare le cause molteplici del fenomeno (fattori personali, fattori istituzionali, fattori strutturali) e per delineare strategie comuni di azione sia in termini di prevenzione dell'insorgenza del fenomeno sia nel facilitare l'uscita delle persone da questa situazione.
La modalità utilizzata a livello europeo è quella del “metodo aperto di coordinamento”, che prevede meccanismi di segnalazione e precisi indicatori. L’Ue ha giudicato strategico il contrasto all’homelessness a partire dal 2005, con un Rapporto Congiunto sulla protezione e l'inclusione sociale, e nel 2009 con la considerazione dell’emergenza abitativa come “priorità tematica”, con contestuale richiesta agli stati membri di sviluppare strategie integrate per fronteggiare il fenomeno dei senza dimora. Il tema dell’homelessness è presente anche all’interno della nuova strategia europea per il 2020, con cui il Consiglio europeo ha fissato le proprie priorità per il prossimo decennio, la principale delle quali è la riduzione della povertà, con l'obiettivo di risollevare da questo rischio sociale almeno 20 milioni di persone.



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