Scuola/ I nonni si iscrivono alle elementari per salvare i piccoli paesi
Iscriversi a scuola per la prima volta a ottant’anni, non per imparare a scrivere e a leggere, ma per salvare un’Italia che sta scomparendo, quella dei piccoli paesi. È quanto accade in Basilicata tra le Dolomiti Lucane e la Val D’Agri, dove gli anziani sono diventati l’ultimo appiglio prima del baratro di tanti piccoli borghi arroccati sulle colline. A causa del crollo demografico degli ultimi 50 anni, infatti, si fa sempre più reale il rischio della chiusura delle scuole nei piccoli centri, ad oggi l’ultima ragione per le famiglie di restare nella propria terra. Ed ecco che iscrivere i nonni a scuola non solo diventa un espediente per evitare la chiusura degli istituti, ma anche l’ultima speranza dei borghi di rimanere vivi.
La vicenda dei nonni a scuola è una delle storie raccolte per strada dal progetto "Ultima corsa" (www.ultimacorsa.it), un reportage online per raccontare le difficoltà e le scommesse di chi tenta di risollevare le sorti dei piccoli comuni italiani. Un viaggio attraverso le aree a rischio abbandono fatto dal basso, ascoltando le voci dei protagonisti, ma anche valutando i servizi e le possibilità dei territori partendo da uno dei diritti spesso dato per scontato, come quello della mobilità. Un viaggio fatto sperimentando i collegamenti e cercando di raggiungere alcuni dei paesi a rischio abbandono soltanto con l’utilizzo dei mezzi pubblici. La prima tappa è stata proprio la Basilicata, attraverso le Dolomiti lucane, la Val D’Agri per poi raggiungere il Parco Nazionale del Pollino. Realtà poco differenti e con delle risorse da sfruttare, come il turismo o il petrolio, ma che nonostante tutto non riescono a invertire la tendenza allo spopolamento.
“Il problema vero è che il rischio della chiusura delle scuole si tradurrà sicuramente nella chiusura dei comuni – spiega Arturo Manera, vicepresidente dell’Associazione nazionale piccoli comuni d’Italia (Anpci) - "Già oggi il lavoro non c’è e i genitori sono costretti ad andare fuori. Le famiglie si mantengono con l’aiuto dei nonni e restano in paese perché ci sono le scuole. Se dovessero chiudere non ci sarebbe più la ragione per cui una famiglia debba rimanere in alta collina e in montagna”. E infatti il lavoro non c’è, o meglio non è vicino casa. I campi restano incolti, c’è di arrangiarsi sul posto con i soliti mestieri o puntando su quel po’ di turismo che si riesce ad intercettare. Gli altri, invece, vanno a lavorare fuori ed è così che la scuola diventa una delle poche ragioni che lega le giovani famiglie a non andar via dai piccoli centri. Ma la ridotta natalità sta mettendo in crisi anche quest’ultima certezza e in paesi con circa un migliaio di persone per non far chiudere le scuole si ricorre all’iscrizione dei nonni, quelli che ancora non hanno una licenza elementare. A Pietrapertosa, così come a San Martino D’Agri non si stupiscono. Per fare in modo che le scuole restino aperte si fa di tutto e in caso di necessità i nonni vengono anche bocciati. L’importante è raggiungere il numero minimo di iscritti dettato dalle norme del ministero dell’Istruzione, che tuttavia riconosce ai piccoli comuni le difficoltà a raggiungere i numeri dei centri più grandi. Ma il minimo in molti casi è ancora troppo alto. In parecchie zone della Basilicata, spiegano gli abitanti, il ‘derby’ funerali-battesimi, è un ‘uno fisso’. Non ci sono dubbi. Funerali battono battesimi a volte anche per 30 a 5 o 6 l’anno.



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