Rosarno, a un anno dalla rivolta gli immigrati scendono in piazza
“Il vostro Made in Italy ha una macchia, il nostro sangue”, recita lo striscione dietro cui si sono raccolti decine di manifestanti venuti da Rosarno questa mattina a Roma, davanti il ministero delle Politiche agricole e forestali. Una manifestazione organizzata dall’Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno e l’Osservatorio antirazzista Pigneto Torpignattara, per denunciare come, ad un anno dai disordini che nella cittadina calabrese coinvolsero i lavoratori immigrati impiegati nel settore agricolo e la popolazione residente, gli immigrati manifestano, ancora nulla è cambiato“. 
A Rosarno si continua a lavorare senza diritti e senza dignità”, gridano i manifestanti, “basta lavoro nero, basta sfruttamento” è uno degli slogan più volte scanditi, mentre tra un intervento e l’altro di chi è venuto a offrire sostegno ai manifestanti risuona in strada qualche sprazzo di musica raggae e qualcuno segue il ritmo con un bongo. “Vogliamo lavorare con un contratto vero, come tutti gli altri lavoratori”, ripetono. Su un tavolino una cesta con i prodotti della terra, frutta e verdura, ma anche bottiglie di vino e formaggi, “perché quei prodotti tipici che gli italiani preferiscono, come hanno sottolineato Coldiretti e Cia, sono frutto dello sfruttamento dei lavoratori immigrati”, dichiara Dario Simonetti dell’osservatorio antirazzista Pigneto.
Le persone che lavorano sui campi di Rosarno, spiegano le organizzazioni, nonostante la rilevanza nazionale raggiunta dagli episodi di un anno fa, lavorano ancora senza contratto, per paghe di 20, massimo 25 euro al giorno, raccontano i manifestanti in un italiano spesso stentato, “ma quale integrazione può esserci senza diritti, nascondendosi dalla polizia perché senza documenti, senza una casa perché senza un contratto nessuno affitta agli africani”, racconta Mori, immigrato originario del Mali e in Italia da due anni. “Per questo – continua Simonetti – chiediamo l’istituzione di un certificato etico che garantisca il rispetto dei diritti dei lavoratori”. I manifestanti chiedono una sanatoria che consenta l’uscita della clandestinità, un permesso di soggiorno svincolato dal contratti di lavoro, e “l’estensione dell’articolo 18 contenuto nel testo unico sull’immigrazione per garantire chi denuncia lo sfruttamento”, dichiara Mario Angelelli, avvocato dell’associazione Progetto diritti, “Chiediamo cioè che i lavoratori vittime di sfruttamento ottengano in automatico il permesso di soggiorno se denunciano i loro sfruttatori”, dichiara Angelilli, che insieme a una delegazione di manifestanti è stato ricevuto all’interno del dicastero da Giuseppe Auritto, direttore del dipartimento per le politiche comunitarie. “In risposta abbiamo ricevuto un ‘vedremo’”, ha osservato Angelilli.
“Abbiamo viaggiato questa notte per essere qui di fronte al palazzo”, spiega Giuseppe Pugliese dell’Osservatorio migranti AfriCalabria di Rosarno che sottolinea la necessità di “mettere insieme lavoratori e piccoli produttori, strozzati dalla grande distribuzione”. Accanto ai lavoratori dei campi di Rosarno ci sono anche rappresentanti della Fiom e dei Cobas: “Perché in questo periodo sono in gioco i diritti di tutti i lavoratori. Per questo siamo al fianco dei lavoratori immigrati di Rosarno”, ha dichiarato Sveva Haertter, della federazione impiegati operai metallurgici di Fiom-Cgil. “È in corso un attacco costante ai diritti dei lavoratori, per questo serve lottare tutti insieme, immigrati, operai e anche studenti”, ha detto Alessandro Pullara della confederazione dei Cobas, “Perché difendere i lavoratori di Rosarno vuol dire difendere la dignità delle persone” e il rispetto delle leggi che ne tutelano i diritti, ha continuato Pullara ricordando inoltre l’appuntamento per la manifestazione del 28 gennaio. Solidarietà è stata inoltre espressa da Stefano Galieni, responsabile nazionale di Rifondazione Comunista: “La lotta di queste persone per il riconoscimento dei loro diritti di lavoratori è una speranza per il nostro futuro, perché l’Italia non diventi la Padania ma sia un paese civile”.
Alla manifestazione di oggi seguirà una giornata di informazione e sensibilizzazione, domenica 9 gennaio, dalle 9 in poi: “Faremo la raccolta delle arance per le strade di Roma - spiega Simonetti- “ci sarà un pranzo africano e nel pomeriggio la preparazione della marmellata”, tutto ciò all’ex Snia-Viscosa”, centro sociale in via Prenestina, al Pigneto. Oltre a fare sensibilizzazione e informazione, si raccoglieranno fondi per la costruzione di una casa di mutuo soccorso per gli immigrati di Rosarno.



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