L'Aquila, dopo il terremoto boom di xenofobia e stress
“I lavori di ricostruzione post terremoto procedono più veloci in Indonesia che a L’Aquila”. Lo rivela la ricerca ‘Microdis-L’Aquila’, realizzata in sinergia da un pool di ricercatori dell’Università di Firenze, dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Università dell’Aquila. Il progetto - coordinato dal Cespro, centro di ricerca dell’Università di Firenze, e finanziato dalla Commissione europea tramite l’università belga di Louvain – è stato realizzato a L’Aquila alla fine del 2010 attraverso le interviste effettuate su un campione di circa 15 mila terremotati e centinaia di complessi edilizi. Curatore della ricerca è il professore britannico David Alexander, tra i massimi esperti europei di grandi disastri, che giudica i lavori post sisma in Abruzzo “più lenti” rispetto a quelli in corso nell’isola di Sumatra, colpita da un violento terremoto nel settembre 2009.

Nell’analisi della ricostruzione, Alexander, che è anche membro della Commissione nazionale sulle calamità naturali della Gran Bretagna, critica soprattutto la “poca attenzione delle istituzioni per l’aspetto sociale post terremoto”.
“Il meccanismo per assegnare gli alloggi ai senzatetto – spiega il professore inglese - non ha dato molta attenzione alla preservazione del tessuto sociale. Il risultato è stato un notevole aumento del senso di isolamento, abbandono e impotenza dei residenti. Perizie sociali hanno rivelato alti livelli di stress post traumatico e di depressione, soprattutto tra donne, anziani e persone disoccupate. Gli investigatori hanno riscontrato anche un aumento di atteggiamenti xenofobi”.
“I progetti alloggiativi C.a.s.e. e M.a.p. – aggiunge Alexander - ospitano fino a 2.500 residenti per sito, ma in quasi tutti i casi non contengono servizi di base, e l'accesso al trasporto pubblico è severamente limitato”. Secondo Alexander, nella ricostruzione post terremoto de L’Aquila “non si riscontrano segni di una coerente pianificazione della ripresa a lungo termine. Quindi, se un ritorno alla 'normalità' significa il reinsediamento dei tessuti urbani messi fuori uso dal terremoto, non è affatto chiaro quando questo accadrà. Le indicazioni dicono che ci vorranno decenni”.
Tra le critiche mosse, il professore britannico ritiene che “un elemento fondamentale della risposta al terremoto aquilano è stata la mancanza di separazione delle attività di protezione civile da quelle di ripristino e ricostruzione, una situazione raramente riscontrata in altri paesi del mondo. Il coinvolgimento del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile nei processi di ripristino, un ente sotto l'ombra dello scandalo per presunta corruzione, ha creato disfasia più che simbiosi”.
IL 68% DEI TERREMOTATI INSODDISFATTO DEI NUOVI ALLOGGI - A quasi due anni di distanza dal sisma che ha colpito L’Aquila, molti terremotati presentano tutt’ora serie problematiche abitative, occupazionali e fisiche. Dal punto di vista abitativo, dalla ricerca emerge che il 73% degli intervistati ha lamentato la totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità (i meno integrati risultano i giovani tra i 18 e i 30 anni e gi lover 70); il 71% ha detto che la vecchia comunità è morta con il terremoto; il 38% ha spiegato che i nuovi alloggi non hanno un senso di comunità. Tra i dati più sconfortanti, il 68% degli intervistati vorrebbe lasciare al più presto la propria abitazione. Inoltre, l’approvvigionamento di servizi essenziali è mancante in oltre il 50% degli alloggi esaminati. E circa il 35% dei complessi residenziali hanno servizi igienici in cattiva condizione. Seri disagi anche dal punto di vista della salute, sia fisica che psicologica. Secondo la ricerca, il 43% dei terremotati ha sofferto o soffre di stress (tra le donne la percentuale sale al 66%). In aumento anche la depressione e il senso di isolamento ed emarginazione. Inoltre, si sarebbe incrementata anche la dipendenza da droghe o alcol.
LA DISOCCUPAZIONE E' AUMENTATA DEL 6% - Secondo la ricerca ‘Microdis-L’Aquila’, tra i terremotati emergono grandi difficoltà anche dal punto di vista del lavoro. Il terremoto, tra le tantissime problematiche, ha portato con sé anche un forte incremento della disoccupazione, aumentata di circa il 6%. Prima del sisma, infatti, il 71% degli intervitati aveva una regolare occupazione, mentre a quasi due anni dal terremoto risulta occupato il 65% del campione. Inoltre, il 46% degli intervistati ha dichiarato un calo di reddito, mentre il 45% di quelli che sono stati costretti a cambiare mestiere sono diventati disoccupati. In diminuzione anche le iscrizioni all’Università dell’Aquila, calate di circa il 6%, con maggior impatto sulle facoltà di scienze ed ingegneria.



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