Truffa ai danni dei richiedenti asilo. Il centro di Cassibile nella bufera

Mercoledì, 24 febbraio 2010 - 18:00:00

Una truffa ai danni di 430 richiedenti asilo. È quanto si ipotizza dopo che un’inchiesta coordinata dal procuratore di Siracusa Ugo Rossi ha portato all’arresto dell’avvocato Pierluigi Spadafora, presidente dell’associazione Ponte sul Mediterraneo Onlus, a cui era affidata la consulenza legale per i migranti del Centro di Accoglienza di Cassibile (Siracusa), gestito dall’Associazione Alma Mater, e di due collaboratrici. 

immigrati

I reati contestati sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione di falsi per l’ottenimento di titoli di soggiorno e falsi materiali in atto pubblico solo per le collaboratrici. Secondo l’accusa, l’Alma Mater indirizzava le pratiche legali degli immigrati alla Ponte sul Mediterraneo, che avviava i ricorsi e otteneva “la liquidazione di ingenti somme di denaro attraverso il riconoscimento del gratuito patrocinio”.

“Si ipotizza una vera e propria truffa ai danni di 430 richiedenti asilo – denunciano Anna Bucca, presidente Arci Sicilia  e Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci - che, affidatisi all’associazione presieduta dall’avv. Spadafora, legata ad Alma Mater, hanno incaricato i legali di seguire la procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato, salvo scoprire che i “legali” non hanno fatto niente di quanto dichiarato, incassando ingenti cifre e lasciando senza alcuna copertura giuridica i migranti”.
 
“Al di là delle responsabilità dei singoli indagati, questa vicenda conferma la tendenza criminogena delle strutture collettive di detenzione e gestione dei migranti – spiegano i responsabili Arci -. Quando le persone sono deboli di fronte ad enti gestori che hanno in mano il loro avvenire e non c’è alcuna attività autonoma di tutela, le condizioni di estrema ricattabilità dei migranti producono corruzione, sfruttamento e illegalità. E’ il sistema dei centri e la legislazione che produce ingiustizie e illegalità”. Per alcuni anni, spiegano i responsabili dell’Arci, il centro di Cassibile è stato utilizzato come centro di identificazione per i richiedenti asilo pur non essendolo. “In realtà si trattava di un centro all’interno del quale venivano trattenuti sia stranieri destinatari di provvedimenti di espulsione sia richiedenti asilo. L’Arci aveva più volte denunciato sia l’assoluta inadeguatezza strutturale dell’immobile ad ospitare persone, sia la pessima gestione del centro improntata alla scarsa trasparenza e scarsa preparazione di alcuni degli operatori che vi lavoravano, chiedendone ripetutamente la chiusura”.

Per Bucca e Miraglia, è opportuno che l’intero sistema di accoglienza venga riformato, “sia dal punto di vista legislativo – specificano - che dal punto di vista della  gestione amministrativa che spesso degenera in atti di illegalità. Gli immigrati, considerati gli unici responsabili dei problemi di sicurezza nelle nostre città, si sono rivelati un ottimo affare. Per le associazioni e gli operatori senza scrupoli che vivono attorno al mondo dei centri di accoglienza e di espulsione e per i politici che attraverso le convenzioni alimentano le loro clientele”. Infine, l’Arci chiede che per le vittime e per i richiedenti asilo che non sono stati tutelati venga rilasciato un permesso umanitario e fa sapere di volersi costituire parte civile nel processo che seguirà alle indagini.

Non è la prima volta, tuttavia, che la struttura di accoglienza e i suoi gestori finiscono al centro delle cronache giudiziarie. Un’altra vicenda risale al dicembre del 2008. Il pubblico ministero in quell’occasione aveva chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato dell’ente gestore del centro di accoglienza per richiedenti asilo di Cassibile (Siracusa). La direzione dell’associazione Alma Mater era accusata di aver falsificato e gonfiato fatture per l’equivalente di 140mila euro. In più occasioni Asl, vigili del fuoco, polizia ambientale e questura avevano informato il prefetto delle carenze strutturali del centro. E tuttavia per tre anni la gestione è stata confermata (senza nessuna gara d’appalto) alla stessa Alma Mater, per una spesa di circa sei milioni di euro.

L’ipotesi di reato, dunque, fu di truffa ai danni dello Stato, fatta sull’accoglienza degli immigrati. E il pm chiese al Gup del Tribunale di Siracusa il rinvio a giudizio dell’associazione Alma Mater. In particolare risultavano fatture gonfiate per l’acquisto di arredamenti, lavori di ristrutturazione e servizi di lavanderia. Il rinvio a giudizio era stato chiesto per don Arcangelo Rigazzi e Marco Bianca, presidente e vicepresidente dell’Alma Mater, e per tre imprenditori.

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