"Mancano infermieri in Asia e Africa". Appello di Amref ai nostri cooperanti
| Rapporto "Personale sanitario per tutti |
La scarsità di personale sanitario qualificato è oggi riconosciuta dalla comunità internazionale come uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio relativi alla salute.
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio - che dal 2000 impegnano 189 paesi nel mondo a sradicare la povertà entro il 2015 - identificano ad esempio ben tre obiettivi legati alla salute: la riduzione di due terzi della mortalità infantile; di tre quarti della mortalità materna e l’accesso universale alla salute riproduttiva; l’inversione della diffusione dell’HIV/AIDS e di altre importanti malattie.
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L’intento è quello di individuare possibili sinergie e aree di coordinamento per il "sistema Italia" nel suo complesso, anche in vista del secondo Forum Globale sul Personale Sanitario che si terrà in Thailandia il prossimo gennaio.
I soggetti di cooperazione sanitaria che sono stati considerati rilevanti ai fini di questa ricerca includono: il Ministero degli Affari Esteri (MAE), il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), le Regioni, le ONG, le Fondazioni, gli ordini delle professioni sanitarie italiane e le università.
Giulia De Ponte, responsabile advocacy di Amref e curatrice della ricerca, spiega ad Affaritaliani quali sono i punti critici dell'intervento sanitario italiano nelle aree più a rischio.
"Nel mondo sono 57 i paesi in crisi per quanto riguarda il personale sanitario - afferma De Ponte -: si trovano soprattutto nell'Africa subsahariana e nell'Asia del sud. Le azioni di cooperazione si devono concentrare in queste zone proprio perché qui ci sono 1-2 operatori sanitari ogni 10mila abitanti, mentre secondo l'Organizzazione mondiale della sanità dovrebbero essere 23. Sempre secondo l'Oms, in totale nel mondo mancano 3,5 milioni di operatori sanitari per raggiungere gli Obiettivi del Millennio".
Gli operatori sanitari non sono solo medici, ma anche infermieri, ostetriche e tecnici di laboratorio: "Sono proprio questi ultimi - sottolinea De Ponte - a mancare di più. La nostra raccomandazione è appunto quella di formare prima queste figure professionali rispetto al personale medico. Inoltre c'è bisogno di una formazione iniziale, prima di entrare in servizio, sia dei medici che degli infermieri piuttosto che di quella continua durante il loro lavoro".



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