Burkina Faso, arriva l'altro fratello. Ecco il primo reality "responsabile"
“Siamo arrivati che era già buio al Campement “Sougrì noma” e ad accoglierci c’erano quattro bimbe (tutte con meno di 9 anni)… …Io, Elisa ed Eleonora siamo andate al pozzo…sotto il chiarore della luna…per recuperare un po’ d’acqua. ..le bimbe ci hanno seguito ed aiutato a portare i secchi pieni vista la nostra difficoltà … …noi faticanti e loro felici di portarli sulla testa e sgravarci del compito…", scrive Marika Gasco.
E Andrea Boretti aggiunge: "Una delle prime cose che colpiscono in Burkina Faso è come tutti vogliano stringerti la mano. Siano essi amici o sconosciuti, siano essi adulti, bambini o vecchi, tutti vogliono stringere la mano al bianco, toccarlo e, forse, sentire che in realtà al di al del colore della pelle siamo molto molto simili".
"Una tranquillità d’animo, un senso di rilassatezza e di appagamento aleggiano in me… - commenta Elisa Salvina Cutuli - Lo noto io… ma anche gli altri. Mia mamma mi dice: ma come mi sembri diversa, sei serena, tranquilla… strano non è da te, tu che sei sempre agitata, di corsa, irrequieta. Fino ad oggi continuo a godere di uno dei tanti insegnamenti che, grazie a questo viaggio, mi hanno insegnato le persone che ho incontrato".
Così i 15 italiani che hanno partecipato, dal 24 dicembre 2009 al 12 gennaio 2010, a "SAMBIIGA, l'altro fratello", il primo reality show responsabile, commentano il loro viaggio sul blog www.altrofratello.it. Prosegue su internet il progetto di comunicazione integrata, nato dalla collaborazione fra diverse realtà della società civile italiana: obiettivo dar voce alle realtà straordinarie che i partecipanti a questo viaggio di turismo responsabile hanno incontrato lungo il loro cammino, invitando così ad una riflessione su quell’Africa normalmente invisibile nei mass-media e sul senso del viaggio come opportunità di incontro fra culture diverse.
![]() "Sambiiga" - foto dal viaggio LE IMMAGINI |
“Sambiiga” è un’espressione della lingua moorè del Burkina Faso che significa “fratello”, non tanto però come fratello di sangue, della stessa famiglia, quanto piuttosto come “fratello” in senso più ampio, con riferimento alla fraternità umana universale. In questo senso traduce perfettamente lo spirito del progetto “L’altrofratello”, che si fonda proprio su questa visione dell’umanità intesa come una grande famiglia, che va al di là di ogni frontiera fra gli uomini.
Ogni membro del gruppo ha fatto un percorso, sia fisico che interiore, che lo ha portato a conoscere il Burkina Faso e le sue genti, confrontandosi con esse e affrontando i cambiamenti interiori che ne sono derivati. Il progetto si è sviluppato sul web, nel blog www.altrofratello.it, e attraverso collegamenti telefonici con diverse radio italiane (Afriradio, LifegateRadio, RadioRAI2) che hanno accompagnato il viaggio in Burkina Faso.
![]() I partecipanti Andrea Boretti LE IMMAGINI |
Durante il viaggio sono state raccolte oltre 60 ore di materiale video, che saranno adesso montate in post-produzione con l’intento di mostrare attraverso un linguaggio filmico giovane e divertente anche certi aspetti di grande importanza sociale e culturale, che difficilmente trovano spazio nei mass-media. In attesa di un futuro sbocco televisivo per la parte video.
Il progetto, promosso dall’associazione T-ERRE, in collaborazione con l’ONG Mani Tese, ha trovato l’appoggio di Commercio Alternativo, Cem Mondialità, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Chiama l'Africa, Agenzia Faventia Tourist e di alcuni media-partner come Afriradio, LifeGateRadio e il social network ZOES. A produrre la parte video è la giovane realtà torinese di LIBRE, associazione di idee.



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