I tg italiani puntano sulla criminalità. Ma i cittadini temono di più la crisi

Giovedì, 27 gennaio 2011 - 11:10:00

L'ANALISI DEL POLITOLOGO ILVO DIAMANTI: "È interessante considerare l'agenda dell'informazione proposta dai telegiornali nell'edizione di prima serata. Circa due terzi delle informazioni "criminali", negli ultimi quattro mesi del 2010, sono state trasmesse da Studio Aperto (618), TG5 (512) e TG1 (440). Insieme, circa 1500 su 2300, quindi. All'opposto, il TG3 e il TG di LA7 presentano il numero minimo di notizie sui crimini. Circa 150 ciascuno. Meno rispetto al TG4 e al TG2, che dedicano, entrambi, 239 servizi all'argomento. Il TG3 e il TG di LA7 sono anche quelli dove il caso Scazzi è stato seguito di meno. Gli sono state riservate circa 50 notizie dal TG3, 40 dal TG7. Meno di metà di ogni altro, ma un terzo del TG5 e un quinto rispetto a Studio Aperto".
 
Il TG di LA7 e il TG3, sono, di conseguenza, quelli che affidano alla criminalità lo spazio minore: l'11%. Al contrario, la politica occupa al loro interno la quota più ampia di notizie. Continua Diamanti: "Nel Tg3: il 33%. Ma soprattutto nel TG di LA7, dove copre il 45% dello spazio complessivo. Mentre il TG1 e il TG5 dedicano alla politica uno spazio molto più limitato, intorno al 16%".
Dunque, i TG di più largo ascolto, capofila della Rai e di Mediaset, interpretano un modello informativo fondato sulla criminalità e, soprattutto, su singoli casi criminali trasformati in reality. Accanto a notizie di costume e di vita quotidiana. Al tempo stesso, hanno ridotto ai margini l'informazione politica e l'economia.
 
"Si tratta del modello contrario rispetto a quello seguito dal TG3, ma soprattutto dal TG di LA7 - precisa Diamanti -, il quale ha centrato il notiziario della sera sulla politica (che ha un spazio rilevante anche nel TG3). Entrambi i TG hanno, parallelamente, residuato lo spazio riservato alla cronaca nera, ma soprattutto ai 'grandi casi criminali'.

Visti i risultati conseguiti in questi ultimi mesi - i primi della direzione di Mentana - dal TG di LA7 e, per contro, dal TG1 e dal TG5, si direbbe che la criminalità (non importa se "comune" o "eccezionale") non basti a garantire ascolti. "Si direbbe, comunque - precisa -, che sia possibile conquistare audience anche "senza" sfruttare questo filone, senza spingere sul pedale della paura".

E' stato presentato a Roma il quarto rapporto sulla sicurezza in Italia e in Europa, realizzato da Demos & Pi e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis. Il rapporto, giunto alla sua quarta edizione, utilizza una doppia prospettiva: la percezione sociale della sicurezza, nelle sue diverse dimensioni, attraverso sondaggi d’opinione condotti in Italia e in altri 4 Paesi europei (Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania), e la rappresentazione mediatica degli stessi temi, in base all’indicizzazione dei Tg della televisione (pubblica e privata) italiana e al confronto con l’informazione delle principali reti pubbliche europee.

tg

Diciamo subito che il rapporto presenta elementi di continuità con il passato e alcune novità significative. Il principale elemento di continuità concerne il peso della criminalità sui media e nei Tg in Italia. Esso resta alto e, anzi, torna a crescere in modo significativo, anche per ragioni specifiche (come evidenziato nell’ultimo semestre anche dalla vicenda di Sarah Scazzi e dalla massiccia e quotidiana copertura dei media italiani). Si tratta di un aspetto che distingue l’informazione in Italia rispetto a ogni altro Paese europeo. La distanza tra i notiziari televisivi italiani e tutti gli altri, sotto questo aspetto, è netta. Nel 2010 il Tg1 ha dedicato oltre mille notizie ai fatti criminali, il doppio rispetto al Tg  pubblico spagnolo, tre volte rispetto a quello inglese, quattro volte rispetto a quello francese e, infine, ben diciotto volte rispetto al Tg pubblico tedesco.
 
Una sorta di “passione criminale” dei Tg italiani, che cozza con i dati emersi dai sondaggi di Demos e Pragma e altri istituti europei, che evidenziano l’affermarsi dei temi economici in testa alle preoccupazioni dei cittadini. In particolare della disoccupazione. E’, questo, ciò che avviene nei cinque maggiori Paesi dell’Ue: Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna. Infatti, interrogate sulle questioni da affrontare con maggiore urgenza nel proprio Paese, 6 persone su 10 indicano problemi economici: si va dall’89% della Spagna al 34% della Germania. Vicine alla Spagna sono l’Italia (65%) e la Francia (63%), mentre in Gran Bretagna l’economia preoccupa la metà della popolazione (51%).
 
Tra le tematiche economiche, è il rischio legato al posto di lavoro ad occupare una posizione dominante: quasi la metà del campione interrogato, sia in Spagna (49%) che in Italia (48%), individua nella disoccupazione la prima emergenza. E' il 36% dei francesi a mettere al primo posto il tema del lavoro, mentre in Gran Bretagna è la “situazione economica”, nel suo complesso, a occupare la vetta della graduatoria (22%), seguita dall'immigrazione (18%). Del tutto specifica è invece la sequenza tedesca: la disoccupazione si ferma al secondo posto (17%), superata dalla qualità del sistema sanitario (18%), che assieme alla qualità della scuola accomuna come preoccupazione oltre il 30% del campione.
 
Parallelamente, la criminalità non sembra suscitare particolare timore. Gli stessi fenomeni migratori appaiono ridimensionati. Il livello maggiore di preoccupazione verso i fatti criminali si osserva in Italia e in Gran Bretagna, dove però solo il 5% degli intervistati considera la criminalità come prima emergenza. E in particolare per l’Italia il dato appare più basso rispetto al recente passato.

La Gran Bretagna è, allo stesso tempo, il Paese dove sono più intense le paure prodotte dal terrorismo (17%): un livello di apprensione comparabile solamente a quello rilevato in terra tedesca (13%). Gran Bretagna e Germania condividono, inoltre, una specifica reattività sul tema dell'immigrazione: quasi un cittadino britannico su tre (31%) e il 16% dei cittadini tedeschi citano i fenomeni migratori tra le due questioni di prioritario rilievo.

 

LE QUATTRO “FACCE” DELL’INSICUREZZA. Al livello più elevato troviamo l'insicurezza di tipo globale, che coinvolge circa i tre quarti della popolazione (73%). Tale misura si è mantenuta sostanzialmente stabile nel periodo di osservazione 2007-2010 e tende a crescere in funzione dell'età (soprattutto dopo i 45 anni). Raggiunge i valori massimi nelle regioni del Sud (79%), mentre, dal punto di vista politico, sono gli elettori di centro-sinistra a mostrare maggiore reattività su questa dimensione.

A un livello leggermente inferiore, troviamo l’insicurezza di tipo economico (63%), che dopo essersi abbassata nel 2009 è tornata a salire nell'ultimo sondaggio. Essa sfiora la quota di sette persone su dieci nelle fasce centrali d'età, diventando prima preoccupazione tra i ventenni e i trentenni. Dal punto di vista geografico, è ancora una volta il Mezzogiorno ad esibire maggiore disagio (71%) e il dato femminile (69%) supera nettamente quello degli uomini (57%).
 
C’è poi l’indice che misura le paure legate alla criminalità è sceso dal 43% del 2007 al 33% di oggi. Anche in questo caso, sono soprattutto le donne (38%), e in particolare le casalinghe (42%), a fare registrare i valori più elevati. Sotto il profilo geografico, spicca il dato del Mezzogiorno (36%), sebbene la punta massima coincida con l’elettorato della Lega Nord (50%).

Un ultimo indice sintetico ha a che fare con il “senso di angoscia”: ne soffre circa un italiano su tre, cui capita di sentirsi “angosciato e preoccupato” senza conoscere il preciso motivo. Tale sentimento colpisce le donne in misura doppia rispetto agli uomini (42% contro il 21%), le persone con basso livello d'istruzione (43%) e i residenti nelle regioni del Sud (43%). “Scarsa intensità di relazioni interpersonali, bassa partecipazione e alta esposizione televisiva – si precisa nel Rapporto - sono tutti fattori che alimentano questa forma indefinita di insicurezza”. Non solo: “Per quanto riguarda la componente mediatica, il dato si impenna soprattutto tra gli spettatori assidui dei programmi di infotainment pomeridiano (53%): le persone affezionate a queste trasmissioni, nelle quali soft news e narrazione del dolore si alternano e si intrecciano, mostrano tassi di inquietudine più elevati in riferimento a tutti gli indici di insicurezza presi in esame”.

 

LE PAURE DEGLI ITALIANI - Mentre sembra essersi esaurito l’allarme criminalità registrato nel biennio 2007-2008, anche in Italia la “graduatoria delle paure” mette in evidenza, innanzitutto, la progressione delle preoccupazioni di matrice economica. Lo evidenzia il Rapporto realizzato da Demos & Pi e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis, che oltre a monitorare i Tg ha condotto sondaggi d’opinione condotti in Italia e in altri 4 Paesi europei.

Quattro italiani su dieci affermano di sentirsi frequentemente preoccupati, per sé o per i proprio familiari, dall'eventualità di non avere un lavoro: un dato lievitato di oltre 10 punti negli ultimi tre anni, salendo al quinto posto della graduatoria generale. Altre voci occupano la parte alta della classifica, superando la soglia del 30%: la paura della “crisi internazionale delle borse e delle banche” (38%); di “non avere abbastanza soldi per vivere” (35%); di “non avere o perdere la pensione” (32%). Il 31% degli intervistati teme (o è preoccupato dal fatto) di “avere un lavoro precario”: una questione che sale in prima posizione tra 15 e i 24 anni (e figura al secondo posto nella fascia 25-34).
 
In vetta alla graduatoria troviamo paure di carattere generale (come quella “per il futuro dei figli”: 49%), oppure riferite alla dimensione “globale”. Tra queste ultime, la “distruzione dell'ambiente e della natura” preoccupa oltre la metà degli italiani (55%), la sicurezza dei cibi il 42%. La globalizzazione rappresenta una fonte di angoscia per oltre un terzo degli intervistati (37%) e una quota appena inferiore è preoccupata per il possibile “scoppio di nuove guerre nel mondo” (33%), oppure per l'eventualità di “attentati terroristici” (29%).

I fattori di insicurezza connessi alla criminalità figurano in coda alla graduatoria e, in generale, negli ultimi tre anni, mostrano segnali di forte arretramento. Soprattutto, si sono fortemente ridimensionati rispetto ai valori record rilevati alla fine del 2007. La paura di subire un furto in casa, la più elevata tra quelle sondate, riguarda oggi il 17% degli intervistati, contro il 23% di tre anni fa. Altre paure che nel 2007 superavano il 20% hanno visto le proprie percentuali dimezzarsi: la paura di subire una truffa attraverso il bancomat o la carta di credito (16%); di subire il furto dell'automobile, dello scooter o del motorino (15%); di essere vittima di scippi o borseggi (13%). Per concludere, il 12% teme di subire un'aggressione e il 7% di essere vittima di molestie sessuali. Fa eccezione la paura della criminalità organizzata, che, in controtendenza rispetto a questo set di indicatori, passa dal 40 al 45%, conquistando il terzo posto della graduatoria.

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