Save the Children: in Italia oltre 10mila madri-teen. E nel mondo ogni giorno 1000 donne muoiono di parto
| Save the Children rilancia la campagna Every One per dire basta alla mortalità infantile Dal 4 al 25 maggio è di nuovo possibile contribuire alla campagna Every One per dire basta alla mortalità infantile, donando 1 euro con un sms al 45599 da cellulare personale TIM, Vodafone, Wind, 3, Coopvoce e Tiscali. 2 o 5 € chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, Teletu e Tiscali. Con i fondi raccolti Save the Children continuerà a sostenere programmi di salute e nutrizione nei 36 paesi in cui si sta dispiegando la campagna, in 6 dei quali – Egitto, Etiopia, Mozambico, Malawi, Nepal, India – i programmi sono direttamente sostenuti da Save the Children Italia. Sempre dal 4 al 25 maggio sarà possibile sostenere Every One in tutti i negozi OVS di Italia.Acquistando una shopper direttamente alle casse, infatti, si potrà supportare il progetto di salute materno infantile che Save the Children sta realizzando in Mozambico. Dal 2 al 28 maggio, infine, si potrà donare per la campagna di Save the Children in circa 45000 ricevitorie SISAL in tutta Italia. Con Every One, Save the Children si sta impegnando concretamente a salvare 2 milioni e 500.000 bambini entro il 2015, a raggiungere con programmi di salute e nutrizione circa 50 milioni di donne in età fertile e bambini, e a mobilitare 60 milioni di sostenitori in tutto il mondo. |
Sono 10mila in Italia le mamme che hanno dai 14 ai 19 anni d'eta', e una su quattro e' minorenne. Lo rivela 'Piccole mamme', l'indagine di Save the Children in Italia, che ha fotografato una situazione di 'grave vulnerabilita'' che riguarda soprattutto le mamme 'teen', l'82% delle quali sono italiane e il 18 straniere. Dalla ricerca, realizzata in collaborazione fra tre organizzazioni non profit per la tutela delle mamme (il 'Caf onlus' di Milano, il 'Melograno' di Roma e l''Orsa maggiore' di Napoli), sono emerse alcune differenze regionali: il fenomeno e' piu' diffuso nel sud Italia e nell'isole, dove vive il 71% delle 'piccole mamme' e dove i nati da madri minori di 20 anni rappresentano il 3% del totale delle nascite a fronte di percentuali del 1,3 e del 1,1, rispettivamente nel nord e nel centro Italia. Un'analisi su tre citta' campione ha rilevato alcuni cambiamenti nel rapporto tra mamme straniere e italiane: mentre a Milano e a Roma le 'piccole mamme' straniere sono di piu' di quelle italiane (2,62% contro 0,97 a Milano e 1,82 contro 0,74 a Roma), accade il contrario a Napoli, dove il 3,46% delle mamme italiane e l'1,41 delle straniere hanno meno di 19 anni d'eta'. "Per aiutare le giovani mamme a non sentirsi impreparate e inadeguate sia a livello emotivo, sia sociale ed economico", ha spiegato Raffaella Milano, responsabile dei programmi Italia- Europa di Save the children, "bisogna costruire intorno a loro e ai bambini una rete di supporto con servizi sociali e sanitari che tengano conto della provenienza e delle particolari dinamiche culturali e familiari in cui vivono".
L'Italia si e' guadagnata il 21esimo posto nell'Indice delle madri, la classifica di Save the children sul benessere delle donne, registrando risultati peggiori di alcuni paesi in via di sviluppo rispetto parametri sul riconoscimento sociale della donne. Con il 20% di parlamentari donna, l'Italia segue l'Afghanistan (28), il Burundi (36) e il Mozambico (39), mentre la percentuale del 41% di donne che utilizza i contraccettivi resta inferiore a quella di Botswana (42%), Zimbabwe (58), Egitto (58) e Tunisia (52), per della Norvegia (82). "E' indispensabile intervenire su piu' fronti", ha insistito Milano, "dalle politiche per l'occupazione a quelle abitative, dalla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro alla condivisione di responsabilita' con i padri, dall'adeguamento dei servizi per la prima infanzia al rafforzamento degli interventi domiciliari". Lo stimolo a "fare di piu' per contribuire al benessere di tutte le madri", e' arrivato anche dal ministro per la Pari Opportunita' Mara Carfagna che in un messaggio per il lancio della campagna di Save the children 'Every One' ha ribadito "la forte determinazione del governo a sostegno della maternita' e dell'occupazione femminile".
MAMME TEENAGER. LA CAUSA? SCARSA EDUCAZIONE SESSUALE E POCO INVESTIMENTO NEI SERVIZI - Scarsissima educazione sessuale e sentimentale sommata ai bassi livelli di investimento nei servizi per il sostegno alla maternità e ai problemi dell’adolescenza. Sono questi gli elementi che, secondo Raffaella Milano, direttore del programma Italia-Europa di Save the children, incidono sul fenomeno delle mamme teenager in Italia. In tutto, secondo il rapporto presentato oggi dall’associazione, oltre diecimila ragazze tra i 14 e i 19 anni. “Non tutte queste gravidanze sono non volute, ma è evidente che, soprattutto nei casi delle più giovani, il disagio che si trovano ad affrontare è grave- sottolinea Milano-. Anche la rete dei servizi intorno a queste giovani madri è molto debole. In assenza di un sistema di welfare adeguato la situazione ricade sulla famiglia di origine, con conseguenze anche sulla crescita sana del bambino”. Secondo Raffaella Milano, inoltre, nella maggior parte dei casi, le ragazze che hanno figli molto presto tendono ad abbandonare gli studi e ad avere maggiori problemi per entrare nel mondo del lavoro. “Spesso si ritrovano in una condizione di isolamento-aggiunge- Il tasso di occupazione femminile è già molto basso nel nostro paese, queste persone speso si trovano tagliate fuori”. Valerio Neri, direttore generale di Save the children Italia, ha ricordato che se nel nostro paese le mamme bambine sono circa diecimila, nel resto del mondo sono molte di più. “Si tratta di ragazzine costrette a sposarsi per motivi culturali- sottolinea-. E nei paesi in via di sviluppo avere un figlio sotto i diciotto anni significa nel 60% dei casi rischiare di morire di parto”. Secondo il direttore di Save the children è necessario quindi portare avanti efficaci iniziative di sensibilizzazione su questi temi perché “l’aspetto culturale può uccidere tanto quanto una malattia”. “È molto più facile correggere la parte sanitaria che le tradizioni radicate- aggiunge- Questo spiega i nostri sforzi per questa campagna. Siamo convinti che se capisci come far leva sul cambiamento avrai un impatto sulla società superiore a qualsiasi vaccino”. 
NEL MONDO OGNI GIORNO 1.000 DONNE MUOIONO DI PARTO - In un mondo in cui 48 milioni di donne partoriscono senza un'ostetrica e 2 milioni lo fanno in completa solitudine, ogni giorno muoiono mille neo-mamme e duemila bambini durante il parto. Sono i dati del 12esimo rapporto sullo 'Stato delle madri nel mondo', diffuso da Save the Children quando mancano pochi giorni dalla festa della mamma. Il documento si concentra sull'Indice delle madri, una fotografia del benessere di mamme e bimbi in 164 nazioni, di cui 43 industrializzate (Norvegia in testa) e 121 in via di sviluppo, in cui l'Afghanistan e' all'ultimo posto. In questo contesto l'Italia si piazza alla 21esima posizione (in caduta dalla 17esima) tra i Paesi industrializzati, ma risulta al di sotto di alcune nazioni in via di sviluppo rispetto a indicatori come la presenza delle donne in Parlamento e il ricorso alla contraccezione.
Di fronte "a dati cosi' sconcertanti", ha spiegato in conferenza stampa il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio Neri, "bisogna reagire mettendo in campo soluzioni semplici e a basso costo per migliorare la salute delle mamme in tutte le fasi della gravidanza e per abbattere la mortalita' infantile". Tra i due estremi della classifica le differenze sono abissali: se in Norvegia tutte le mamme partoriscono con un'assistenza qualificata, in Afghanistan questo e' vero solo per il 16% delle donne; e se nel paese scandinavo una donna studia in media per 18 anni e vive fino a 83, un'afghana va a scuola solo fino a 5 anni d'eta' e vive non oltre i 45; se una donna su 175 in Norvegia perdera' il figlio prima che compia i 5 anni, in Afghanistan dove un bambino su 5 muore prima di quella eta', ogni mamma nella sua vita rischia di perdere un figlio. Tra gli Stati che registrano i piu' bassi livelli di benessere materno-infantile troviamo Niger, Guinea Bissau, Yemen, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Eritrea, Mali, Sudan e Repubblica Centrafricana, mentre dal lato opposto ci sono Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Belgio,Paesi Bassi e Francia.



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