Pena di morte/ Nessuno Tocchi Caino: "Mubarak non sia condannato all'esecuzione capitale"

Giovedì, 4 agosto 2011 - 15:45:00

Pena di morte/ Napolitano: "L'abolizione è un obiettivo di civiltà giuridica"

Pena di morte/ Dopo 19 anni filmata un'esecuzione negli Usa

L'ex presidente dell'Egitto Hosni Mubarak, a processo con l'accusa di corruzione e omicidio, rischia di essere condannato a morte. La richiesta esplicita è arrivata da un avvocato delle vittime. Ma per l’associazione internazionale Nessuno tocchi Caino, l’associazione internazionale che insieme al Partito Radicale conduce una campagna per la moratoria delle esecuzioni capitali e che che presenta il Rapporto 2011 “La pena di morte nel mondo”, è un errore che può vanificare gli obiettivi raggiunti negli ultimi anni.

"Dopo la caduta nel mondo arabo di dittatori al potere da decenni, la legittima istanza di giustizia verso i responsabili di vecchi regimi non puo' tradursi in atti contrari al senso di umanita' come quello di trascinare in tribunale una persona che manifestamente non e' in condizione di affrontare un processo. Il trattamento nei confronti di Hosni Mubarak e' un banco di prova del nuovo Egitto". Lo dichiara Sergio D'Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, che aggiunge "se il governo egiziano ad interim non e' in grado di garantire a Mubarak quei diritti fondamentali della persona che lui stesso ha negato ai suoi sudditi, e' difficile prevedere una transizione che possa sfociare in riforme in senso umanitario e democratico. Se poi il processo all'anziano e malato dittatore dovesse concludersi addirittura con la pena di morte, una pena che lui stesso, nel corso di trent'anni di potere ininterrotto, aveva voluto estendere fino a 40 reati, non ci sarebbe davvero una soluzione di continuita' rispetto a sistemi e pratiche del passato".   

 


Hosni Mubarak a processo
LE IMMAGINI

 

IL RAPPORTO 2011 DI NESSUNO TOCCHI CAINO: NEL 2010 PIÙ ESECUZIONI CAPITALI MA MENO STATI-BOIA - Lottare contro la pena di morte significa, soprattutto, lottare per la democrazia. Perché tra i 42 Stati che mantengono la pena di morte, 35 sono quelli dittatoriali, autoritari o illiberali. E in 18 di questi Paesi, nel 2010, sono state compiute almeno 5.784 esecuzioni, circa il 99% del totale mondiale. I dati che emergono dal rapporto 2011 di 'Nessuno tocchi Caino', che dà conto dei fatti più importanti relativi alla pratica della pena di morte nel 2010 e nei primi sei mesi del 2011, non sorprendono: Cina, Iran e Corea del Nord restano i primi tre 'Paesi-boia'. Se il numero complessivo di esecuzioni nel 2010, almeno 5.837 in 22 Paesi e territori, è leggermente più alto di quello registrato nei due anni precedenti (5.741 nel 2009 e 5.735 nel 2008), emergono comunque alcuni dati che confermano anche l'evoluzione positiva verso l'abolizione della pena di morte. Va detto inoltre che l'aumento rispetto ai due anni precedenti si giustifica con l'impressionante escalation in Iran, dove le esecuzioni sono passate dalle 402 del 2009 alle 546 del 2010.

Secondo il rapporto, curato dalla deputata radicale Elisabetta Zamparutti, i Paesi che mantengono la pena di morte sono scesi a 42, contro i 45 del 2009 e i 48 del 2008. I Paesi o territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 155: di questi, i Paesi totalmente abolizionisti sono 97; gli abolizionisti per crimini ordinari sono otto; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono sei; gli Stati abolizionisti di fatto sono 44. Ma i Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali sono stati almeno 22, rispetto ai 19 del 2009 e ai 26 del 2008. Un Paese solo, la Cina, ne ha effettuate circa 5.000, l'85,6% del totale mondiale; l'Iran almeno 546, la Corea del Nord - dove le esecuzioni sono triplicate - almeno 60, lo Yemen 53. Questi Paesi, in realtà, non forniscono statistiche ufficiali, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto più alto.

Dei 42 Stati che mantengono la pena di morte, sono solo sette quelli che possono essere definiti di democrazia liberale. Quattro quelli che hanno praticato la pena di morte, effettuando 53 esecuzioni: Stati Uniti (46), Taiwan (4), Giappone (2) e Botswana (1). In Indonesia, il 2010 è stato il secondo anno senza esecuzioni dal 2004, mentre l'India non ha eseguito condanne a morte per il sesto anno consecutivo. Sfogliano il rapporto di 'Nessuno tocchi Caino' - la lega internazionale di cittadini e parlamentari per l`abolizione della pena di morte nel mondo - si legge che il continente dove si pratica la quasi totalità delle esecuzioni è l'Asia, con almeno 5.746 , pari al 98,4% del totale. Se non fosse per gli Stati Uniti, invece, le Americhe sarebbero praticamente libere dalla pena di morte. In Europa, la Bielorussia continua a costituire l'unica eccezione in un continente che ha abbandonato la via delle esecuzioni.

 

FRATTINI, PROSEGUIREMO LA BATTAGLIA PER L'ABOLIZONE DELLA PENA DI MORTE - "Sul caso Mubarak l'Egitto deve dimostrare coraggio evitando la tentazione della vendetta" con una condanna a morte: e' quanto ha auspicato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. "Ho provato tristezza per l'immagina di Mubarak in barella al processo - ha detto Frattini - soprattutto pensando al fatto che solo un anno fa l'ex leader era riconosciuto nel mondo come un campione nella lotta al terrorismo". Frattini ha invitato l'Egitto a prendere esempio dal caso della Norvegia dove gli estremisti sono stati isolati. "La risposta di Stato non puo' essere la vendetta - ha spiegato il ministro - e dunque l'Egitto eviti di applicare la pena capitale a chi l'ha praticata quando era al potere". 

E l'Italia proseguira' il suo impegno nella battaglia contro la pena di morte in tutti gli organismi internazionali. "Dobbiamo impegnarci per far crescere la cultura della democrazia e dei diritti in tutto il pianeta - ha detto Frattini - facendo maturare la convinzione, nei Paesi in cui si applica, che la pena di morte e' un errore perche' il diritto alla vita e' inviolabile e lo Stato non puo' reagire ai delitti negandola". Frattini ha espresso rammarico per il fatto che sul numero delle esecuzioni non esistano dati certi, affermando che questo dimostra come "gli Stati in cui si applica la pena di morte manifestano attraverso la poca trasparenza il proprio disagio nei confronti del resto del mondo". Il ministro ha cosi' auspicato un'azione piu' energica da parte dell'Europa osservando che "l'Ue ha fatto poco in questi anni sul piano della diffusione dei principi di democrazia, un problema che si e' manifestato in tutta la sua gravita' in occasione delle primavere arabe, di fronte alle quali l'Europa si e' trovata del tutto impreparata".

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