Chiude l'Agenzia per il Terzo settore. La delusione e la rabbia delle ong

Lunedì, 30 gennaio 2012 - 13:30:00

Chiude l’Agenzia del Terzo settore dopo 10 anni di attività. La notizia è arrivata dal ministro del Welfare Elsa Fornero, a margine di un convegno a Milano . Ed esplode la rabbia delle organizzazioni.

Elsa Fornero (Economista)Elsa Fornero

REACH ITALIA ONLUS - E’ duro il commento in merito dell’Ong Reach Italia onlus: “C’è solo da esclamare, 'avevamo ragione'. “Tante Ong – si legge in una nota - si sono mobilitate, il risultato fu che il governo smentì la notizia. Le bugie, però, hanno le gambe corte; infatti, il ministro Elsa Fornero ha confermato, in occasione di un convegno sui servizi per l'infanzia organizzato dal consorzio Pan a Milano, la chiusura del suddetto ente. “Ci dispiace, ma bisognava fare per forza questa operazione. Fare un'altra authority non sarebbe stato possibile. Tenerla in vita così come è sarebbe stata la riprova che in Italia non si può chiudere niente”, ha dichiarato il ministro. Uno degli obiettivi del governo Monti per risolvere l’annosa questione del debito pubblico è combattere l’evasione fiscale, ma forse non si conosce abbastanza la storia del terzo settore per capire che, cancellando l’Agenzia, si rischia di fare un ‘regalo’ a chi pensa di utilizzare le onlus per evadere le tasse. Chiediamo al governo di tornare indietro su questa decisione considerata un disastro da chi conosce bene il mondo del terzo settore; questa volta, però, senza bugie…” .

AUSER - "Non condividiamo la decisione del ministro Elsa Fornero di chiudere l’Agenzia per il Terzo Settore – già Autority mancata -  e ne prendiamo atto con rammarico". E' quanto si legge in una nota dell'Auser. "In primo luogo -prosegue la nota - ci interroghiamo sul senso della dichiarazione del ministro: 'Bisognava fare per forza questa operazione'. Dove è il 'per forza' che ci inquieta, si tratta di una decisione squisitamente economica? La realtà è che si rischia di disperdere nel nulla un patrimonio di competenze e professionalità qualificato, in un momento particolare della storia del nostro Paese in cui il terzo settore è chiamato a svolgere un ruolo sempre più di peso, fra mille difficoltà. Ci auguriamo che un’area competente e qualificata possa essere al più presto di riferimento presso il ministero, in modo da ovviare al vuoto che questa cancellazione lascerà e che, lo ribadiamo, giudichiamo inopportuna".

FORUM DEL TERZO SETTORE - “Non abbiamo apprezzato il modo con cui il ministro Fornero ha reso pubblica la scelta di voler chiudere l’Agenzia per il Terzo Settore dichiarando, a margine di un convegno svoltosi a Milano, che questa era l’unica operazione possibile”. E’ il commento del Forum del terzo settore che parla di “decisione sbagliata”. “Ricordiamo – si legge in una nota -  che negli ultimi anni abbiamo assistito ad una costante riduzione dell’attenzione e delle risorse economiche verso l’Agenzia stessa e verso il terzo settore in generale. Ci saremmo aspettati dal nuovo governo proposte e maggiori attenzioni nel sostenere il nostro mondo, che ha una funzione fondamentale per il nostro Paese e rappresenta una forte spinta per l’uscita dalla crisi, e ci ritroviamo invece di fronte ad ennesimi tagli –questa volta contro uno strumento per la crescita, il controllo e la trasparenza del terzo settore - che non fanno altro che indebolirlo”. Il Forum chiede al governo che si riconosca il ruolo del terzo settore e che “si apra un tavolo di confronto affinché si trovino risposte e risorse soddisfacenti che sostengano tutto il terzo settore, le cui attività sono trasversali all’ambito economico, sociale e culturale, e non solo del welfare, e affinché vengano messe in atto nuove forme di controllo e autocontrollo”.

FORUM DELLE FAMIGLIE - Il presidente del Forum Famiglie Francesco Belletti interviene sull’annuncio fatto dal ministro Fornero di chiudere l’Agenzia per il Terzo settore. “Una decisione che colpisce anche, per il valore simbolico, oltre che per la sostanza. All’Agenzia già il governo Berlusconi aveva radicalmente ridotti i fondi, e questo evidenzia una continuità tra i due governi che ci lascia fortemente insoddisfatti. Il segnale è questo: per far ripartire questo Paese bisogna far ripartire gli affari, la finanza, le grandi opere; se riparte il business, riparte l’Italia.
 
“Noi siamo invece convinti che la fiducia, la coesione sociale, la capacità di progetto del popolo italiano sia stata custodita soprattutto dalle famiglie e dalle reti sociali di volontariato e di terzo settore, che sono state capaci di riorganizzare i propri legami solidaristici a servizio del bene comune. L’intero sistema del terzo settore, con poche modifiche legislative di basso costo, sarebbe in grado di innescare uno sviluppo dell’occupazione, fino a mezzo milione di nuovi posti di lavoro, secondo le credibili stime del Presidente dell’Agenzia, Zamagni. E invece di rafforzare l’Agenzia per il Terzo Settore, si istituiscono altre agenzie, dichiarando di fatto che non si crede al valore economico dell’impresa sociale.
 
“Per le stesse ragioni facciamo nostro l’appello lanciato dai volontari del servizio civile dell’associazione Papa Giovanni XXIII che lamentano il calo dei giovani avviati a questo servizio (56 mila nel 2006 e oggi solo 19 mila) dovuto alla carenza di fondi ed alla confusione sui tempi di avvio che accentua la precarietà, il disagio e la rassegnazione in giovani che “vivono il paradosso di dover protestare per esercitare non solo un diritto ma anche un dovere di cittadinanza attiva”. “Il servizio civile, concludono i volontari, e noi, con loro, “necessita, dopo essere stato sbloccato, di essere rifinanziato e riformato”! “Occorre finalmente un punto di vista nuovo sul modello di sviluppo del nostro Paese, che rimetta al centro dell’attenzione gli attori sociali ed economici di base; occorre ripartire dalle famiglie e dal protagonismo dei cittadini, che sono ancora capaci di grande generosità e gratuità: peccato che questi valori non siano conteggiati nel Pil, mentre sono quelli che “tengono insieme” l’Italia.

 



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