Privatizzazione acqua, il Forum italiano dei movimenti deposita 3 quesiti referendari
Fermare la privatizzazione dell’acqua, aprire la strada della ripubblicizzazione e eliminare i profitti dal bene comune acqua. Sono questi i tre quesiti referendari depositati oggi presso la Corte di Cassazione di Roma dal Forum italiano per i movimenti per l’acqua e resi noti durante una conferenza stampa tenutasi in tarda mattinata presso la Federazione nazionale della stampa italiana.
La campagna referendaria di raccolta firme inizierà a partire da sabato 24 aprile e in tre mesi dovranno essere raccolte almeno 500 mila firme affinché possa essere chiesto il referendum. I banchetti, grazie al gran numero delle associazioni aderenti al forum, saranno disponibili su tutto il territorio nazionale. “I tre quesiti – spiegano le organizzazioni – vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti”.
Molte le organizzazioni che partecipano all’iniziativa. Secondo per Marco Bersani, rappresentate del Forum si tratta della “più vasta coalizione associativo-sociale che in questo paese si sia formata. C’è tutto il popolo dell’acqua con 70 tra associazioni nazionali e mille comitati locali. Ma su questo referendum c’è molto di più. C’è la parte più consistente del mondo cattolico, dalle Acli ai gesuiti, c’è il mondo delle associazioni ambientalista, dei consumatori, dei giornali e delle riviste attente al sociale, il mondo sindacale di base, ci sono anche alcune forze politiche”. Per Bersani, il problema dell’acqua ha messo in evidenza che in Italia c’è un problema di democrazia. “Abbiamo deciso di intraprendere la strada del referendum perché in questo paese c’è un enorme problema di democrazia – ha spiegato -. Il recente risultato elettorale dimostra che un italiano su tre non ritiene la partecipazione al voto come uno strumento fondamentale e di un diritto e di un’opportunità. C’è un problema di disaffezione forte, ma dal basso invece c’è una forte partecipazione sociale”.
Problema di democrazia, spiegano le organizzazioni, evidenziato anche dal silenzio delle istituzioni su quella che era la legge d’iniziativa popolare proposta nel 2007, una proposta corredata da oltre 400 mila firme che chiedeva quello che chiedono oggi i quesiti referendari, cioè la ripubblicizzazione dell’acqua e la sua gestione partecipata dai lavoratori, dai cittadini e dalle comunità locali. “Quella legge – ha spiegato Bersani - giace colpevolmente nei cassetti delle commissioni parlamentari e questo governo non solo lascia la proposta legge nei cassetti ma legifera anche in senso contrario. Allora abbiamo detto basta, sull’acqua decidiamo noi, tutte le donne e gli uomini di questo paese. Essendo l’acqua un bene primario, queste decisioni non possono essere delegate a nessuno”.



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