Animali/ "Senza sperimentazione niente farmaci". "No, non aiuta la ricerca". La polemica
E' polemica sulla sperimentazione animale per i farmaci. Bocciata dalla commissione Sanità della Lombardia la proposta di legge antivivisezione firmata da Renzo Bossi. E anche il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano, Silvio Garattini, si dichiara favorevole all'utilizzo delle bestie per la ricerca scientifica: "Altrimenti non avremmo medicine". Replica la Lav: "Non aiuta la ricerca. Il numero di animali usati per esperimenti è sempre molto elevato: 2,6 milioni in Italia nel triennio 2007-2009, 12 milioni in Europa".
BOCCIATA LA PROPOSTA DI LEGGE DI RENZO BOSSI - La proposta di legge di Renzo Bossi prevede di bandire ogni allevamento e uso di animali per la sperimentazione animale in Lombardia. La Giunta si è impegnata invece, per il settore della ricerca, a dare continuità alle norme nazionali e comunitarie, come la Direttiva sulla vivisezione approvata l’8 settembre 2010.
GARATTINI: "SENZA SPERIMENTAZIONE ANIMALE NIENTE FARMACI" - Silvio Garattini, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano si è espresso a favore della vivisezione. Intervenuto alla Commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia sulla proposta di legge che vorrebbe limitare la vivisezione nella regione e promuovere i metodi alternativi, Garattini ha sottolineato che "senza sperimentazione animale nella ricerca scientifica non avremmo farmaci. E nel 98% dei casi vengono utilizzati unicamente topi e ratti appositamente allevati".
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LAV: "LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE NON AIUTA LA RICERCA" - La LAV ricorda che la sperimentazione animale è un errore metodologico grave sul piano scientifico perché nessun animale può essere modello sperimentale per l’uomo.
"I dati sono chiari – commenta Michela Kuan, Responsabile LAV Vivisezione - oltre i 4/5 dei farmaci che superano la sperimentazione animale, non superano quella umana, quindi meno del 20% sono commercializzati e il 51% dei farmaci commercializzati presentano gravi reazioni avverse che non si erano verificate negli animali. Su 100 sostanze sicure negli animali, almeno 80 sono scartate dopo la sperimentazione umana e 10 ritirate dal commercio per gravi reazioni avverse; ciò significa che in oltre il 90% dei casi i risultati su esseri umani e animali sono significativamente differenti, mentre in meno del 10% dei casi i risultati sono in qualche modo paragonabili, ma lo possiamo sapere solo a posteriori".
Nel suo discorso Garattini ha tenuto a precisare che nel 98% dei casi si utilizzano topi e ratti, e che non si impiegano animali randagi o simili: "Topi e ratti – spiega Michela Kuan - sono utilizzati in gran quantità a scopo sperimentale perché sono animali piccoli, facilmente maneggevoli, prolifici e meno costosi di altri, piuttosto che per ragioni scientifiche, sebbene non siano i roditori i nostri parenti più prossimi per vicinanza genetica e comportamentale. Inoltre, in Italia vi è un grave aumento del ricorso alle scimmie. I primati non umani, come i cani, sono utilizzati per esperimenti fortemente invasivi che comportano alti e prolungati livelli di dolore come studi di tossicità e indagini legate a problematiche nervose e mentali umani e cancro. La realtà è che in Italia e nell’Unione Europea il numero di animali usati per esperimenti è sempre molto elevato: 2,6 milioni di animali in Italia nel triennio 2007-2009, 12 milioni circa nell’UE".



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