Pellicce/ Lav, in Italia uccisi 200mila visoni e cincillà l'anno

Venerdì, 9 dicembre 2011 - 10:45:46

 Una legge nazionale che vieti l'allevamento, la cattura e l'uccisione di animali per la produzione di pellicce: "una drammatica realta' che in Italia interessa ancora circa 200mila tra visoni e cincilla' condannati a morte ogni anno negli allevamenti". E' l'obiettivo principale della nuova campagna antipellicce della Lega anti vivisezione, che sabato 10 e domenica 11 dicembre portera' gli attivisti in centinaia di piazze per raccogliere firme a sostegno della proposta di legge gia' depositata in entrambe le Camere.

Anni di campagne antipellicce - spiegano i responsabili della Lav - hanno portato alla chiusura degli allevamenti di volpi ma nel nostro Paese si allevano ancora visoni e risulta attivo anche un allevamento di cincilla': "In Italia l'allevamento di animali per la produzione di pellicce non ha mai rappresentato un'attivita' di particolare rilevanza economica e negli ultimi 40 anni ha registrato un continuo e inesorabile trend negativo. Nell'88 erano attivi 170 allevamenti con circa 500mila animali; nel 2003 si sono ridotti a 50, con circa 200mila animali; nel 2011 sono ufficialmente dieci gli allevamenti ancora attivi. Un numero che potrebbe sembrare irrilevante rispetto ai 7.200 allevamenti presenti nel resto d'Europa, ma che in realta' comporta la sofferenza e la morte di almeno 200mila animali l'anno".

L'85% della produzione mondiale di pellicce deriva da animali appositamente cresciuti e uccisi in allevamenti intensivi e dislocati prevalentemente in Europa (che detiene circa il 60% della produzione mondiale di pelli), ma anche in Cina (25%), Usa (poco piu' del 5%), Canada (4%) e Russia (3%). Un business che condanna a morte almeno 70 milioni d'animali ogni anno. Negli allevamenti di visoni si registra una mortalita' del 20% per i cuccioli e fino al 5% per gli adulti entro un anno di vita: migliaia di visoni sono costretti a vivere reclusi in gabbie che misurano 36x70cm e alte 45, "una vita fatta di privazioni e sofferenza - sottolineano i promotori della campagna - che inizia nel mese di maggio con le prime nascite dei cuccioli e termina dopo 8 o 9 mesi, tra dicembre e gennaio, quando il cosiddetto 'pelo invernale' e' giunto a maturita' e gli animali vengono uccisi per asfissia tramite inalazione di monossido di carbonio. Non e' possibile assicurare che questo sistema di uccisione provochi una morte indolore, in quanto l'abbattimento avviene per opera dell'allevatore e non e' possibile verificare che vengano adottati gli accorgimenti per risparmiare agli animali le sofferenze mentre sopraggiunge la morte".

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