Pedofilia/ Caffo (Telefono Azzurro): "Allarmanti i numeri degli abusi non denunciati"
Sono stati 269 i bambini che nell'ultimo anno e mezzo si sono rivolti a Telefono azzurro per segnalare un abuso o una violenza sessuale.
GLI ABUSI DENUNCIATI - Bambini "accarezzati" (136 casi segnalati), costretti a subire un rapporto sessuale (41) o ad assistere a episodi di esibizionismo ad atti sessuali o a materiale pornografico (36). Molto numerosi anche i bambini (88) che hanno denunciato di aver subito violenza, ne portano i segni, ma non riescono a definire l'atto. I dati, presentati a Milano, in occasione della Giornata mondiale, contro la pedofilia, si riferiscono alle telefonate ricevute tra il 1° gennaio 2008 e il 15 marzo 2010.
Le vittime di violenza che si sono rivolte a Telefono azzurro sono soprattutto femmine (66% dei casi) e, generalmente, hanno un'età media inferiore agli 11 anni (57,6%). Nel 90,3% dei casi le vittime sono piccoli italiani, mentre nel restante 9,7% dei casi si tratta di bambini e adolescenti stranieri, provenienti soprattutto da Paesi dell'Est.
I dati raccolti da Telefono azzurro smentiscono poi il luogo comune secondo il quale "l'orco" è quasi sempre un estraneo. Solo l'11% delle violenze infatti viene commesso da estranei; negli altri casi si tratta di familiari, amici (12,9%), insegnanti (9%) e vicini di casa(4,7%). Particolarmente "a rischio" sono tutte quelle categorie professionali che lavorano a stretto contatto con i bambini: insegnanti ed educatori risultano tra i presunti responsabili nell'8,8% dei casi, sacerdoti e altre figure religiose nell'1,2%.
GLI ABUSI NON DENUNCIATI - In Italia mancano dati precisi sul fenomeno della pedofilia e della violenza sessuale sui minori. "Manca una banca dati che possa approfondire il fenomeno e studiare le risposte", denuncia Ernesto Caffo, presidente di S.O.S. Telefono Azzurro, durante la presentazione del dossier. La quota di sommerso, abusi subiti e non denunciati, è "allarmante". Rispetto a Stati come Francia e Inghilterra, dove il numero di ufficiale di minorenni vittime di abusi sessuali è superiore, nel nostro Paese "è presumibilmente molto alto il numero di casi di pedofilia che non vengono denunciati", si legge nella premessa al rapporto.
La mancanza di una rete familiare o comunitaria di supporto, la legittimazione da parte dei familiari e della comunità d'origine dei comportamenti dell'abusante (soprattutto nei casi di violenza tra le mura domestiche), la convinzione della "normalità" di alcune violenze sono alcuni fattori che contribuiscono a favorire il sommerso. Un problema che per Telefono Azzurro "va collocato in una situazione generale caratterizzata dalla disattenzione del mondo degli adulti nei confronti dei bambini e degli adolescenti, con i quali il problema pedofilia non viene quasi mai affrontato".
Di "emergenza educativa degli adulti", parla Maria Luisa De Natale, docente di pedagogia generale all'università Cattolica di Milano. "La pedofilia si combatte educando la famiglia a essere tale -spiega-. A essere una coppia capace di ascoltare i figli e di progettare per loro un percorso educativo".
"Non bastano le leggi", conclude Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro. Servono azioni concrete e non promesse. "I processi sono troppo lunghi, l'ascolto del bambino non avviene in tempi abbastanza brevi e spesso secondo metodologie del tutto inappropriate". Mancano anche una seria riflessione sul trattamento degli autori degli abusi, per i quali ci si limita alla carcerazione, ma anche percorsi formativi appropriati e risorse "per qualificare tutte le figure professionali coinvolte nei casi di abuso".



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