Paralimpiadi, l'Inail in campo per gli atleti disabili

Giovedì, 18 marzo 2010 - 13:41:00

Una collaborazione che riparte. Un cammino che si era interrotto già

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negli anni settanta, quando l'Inail perse la prerogativa in tema di riabilitazione, e che oggi indica nuovi obiettivi da raggiungere. Luca Pancalli, presidente del Cip, il Comitato paralimpico, lo chiama "ricercato rapporto", Marco Fabio Sartori, presidente Inail, parla di "una sinergia in cui crediamo molto". Fuori dalle formalità, e l'altra sera a Whistler, ospiti di Casa Italia e davanti ad una platea fatta di esperti, giornalisti e con la partecipazione di buona parte dello staff paralimpico, si capiva che la partecipazione era sentita, fioriscono in Canada le basi di un nuovo rapporto in tema di sport per disabili. Nuove energie, progetti, sfide: tanto da fare pensare per le prossime Paralimpiadi di Londra 2012 ad un team sponsorizzato direttamente da Inail, con nuove risorse, per dare un diverso peso allo sport paralimpico italiano.

"Chi mi conosce - ha detto l'avvocato Pancalli, che all'incontro era affiancato dal capo missione Marco Giunio De Sanctis - sa che cito spesso un dato: in Italia ci sono tra le 800 e le 900.000 persone disabili, che vanno dai 6 a i 40 anni, che potrebbero essere interessate a fare sport in modo agonistico... Ecco, la collaborazione con Inail non può che partire da questo dato: una collaborazione privilegiata, ricercata, voluta, permanente, e che si rivolge in primo luogo al bacino degli infortunati sul lavoro, per poi allargarsi. Due gli aspetti importanti: uno promozionale, e l'altro tecnologico. Su entrambi possiamo continuare a fare una lunga strada insieme".

Annuiscono Luca Maraffio, Michael Stampfer e Fabrizio Bove, tra gli atleti paralimpici presenti l'altra sera a Whistler, loro sanno cosa vuol dire la preparazione per scendere in gara. E quanto costa. In fatica e soldi. Perché anche di investimenti si è parlato l'altra sera a Casa Italia, di quanta ricerca ci vuole per realizzare, ad esempio, protesi avanzate e in grado di sostenere in modo competitivo un atleta in gara. Lo hanno spiegato gli ingegneri dell'Inail di Vigorso di Budrio (Bologna) Emanuele Gruppioni e Enrico Boccafogli, lo ha rimarcato lo stesso Pancalli: "Il problema è fare in modo che anche chi ha ridotte possibilità economiche possa pensare di potere accedere allo sport per disabili... Già per un giovane che ha subito un trauma, e magari un'amputazione, è difficile ripartire verso una vita normale. Figurarsi se la sua famiglia è in grado anche di accollarsi le spese per una carrozzina adattata, per un arto artificiale particolarmente tecnologico... Ecco, anche di questo dobbiamo parlare".



LE IMMAGINI

L'occasione è quella giusta. Boccafogli e Gruppioni sono arrivati apposta da Vigorso per fare conoscere anche qui la tecnologia italiana che, come forse non è ancora abbastanza noto, non ha nulla da invidiare a quella tedesca o di oltre oceano: "La nostra struttura - ha detto Gruppioni, responsabile del laboratorio di elettronica di Vigorso - si occupa di produzione, riabilitazione e ricerca. Da Roma a Bologna siamo in 380 tra sanitari, tecnici e personale amministrativo, e ci rivolgiamo sia a infortunati sul lavoro che a invalidi civili assistiti dal Servizio sanitario nazionale: in tutto fanno circa 11.000 pazienti all'anno". Arti artificiali e ausili per la mobilità di ultimissima generazione vengono adattati o completamente realizzati nella struttura emiliana. Un punto di eccellenza in Italia, ma soprattutto un punto di riferimento per migliaia di persone disabili che cercano di superare il loro handicap. E che sempre di più possono pensare di sperimentarsi anche nello sport, agonistico e non. "Ciclismo, windsurf, atletica, sci, vela, canoa, scherma, tiro con l'arco, ippica e l'elenco potrebbe continuare - ha spiegato Boccafogli - oggi sono tutti che sport che un amputato, per fare degli esempi, può riuscire a praticare grazie alle nostre protesi. Certo per potere fare nuove sperimentazioni, lanciare nuovi progetti di ricerca servirebbe che si allargasse il bacino delle persone interessate, che l'attività di promozione andasse a pescare anche tra nuove generazioni... ".

Il problema della ricerca su piccoli numeri, ha poi spiegato Pancalli sta tutto qui: "Se la aziende non hanno interesse a investire sulla ricerca, se non producono business, non si va da nessuna parte. Il ruolo delll'Inail, che utilizza al contrario risorse pubbliche, può essere in questo caso fondamentale: il suo business sono la salute e il benessere del cittadino". Ecco, l'accordo tra Inail e Cip sta anche qui. In una collaborazione virtuosa, dove ciascuno mette sul piatto strumenti e risorse. Lo ha detto chiaramente Mario Carletti, medico fisiatra, direttore centrale riabilitazione e protesi dell'Inail: "Una delle risorse che vorremmo dedicare in modo specifico a questa collaborazione sono certamente gli strumenti di comunicazione di cui Inail si è dotata negli anni, a partire da Superabile.it, il portale di informazione sulla disabilità più consultato in Italia e oggi anche dalla omonima rivista mensile "Superabile", di cui uscirà nei prossimi giorni il numero uno... Sono due media molto importanti, e autorevoli, che possono dare un contributo significativo a questa collaborazione che oggi viene rilanciata con forza". Una convenzione in scadenza tra Cip e Inail che verrà certamente rinnovata, la promessa di nuove, risorse - anche economiche - in grado di dare gambe ai progetti in campo. La voglia di fare. Dal Canada, insomma, testimone il movimento paralimpico mondiale, non sono mancati gli impegni: "Non tutto sarà pronto subito, anche se siamo già al lavoro - ha concluso Sartori -: confidiamo nei prossimi tre, cinque anni".

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