Le ong e la crisi: diminuiscono i fondi, si cercano strategie

Mercoledì, 3 marzo 2010 - 17:00:00

Indagine condotta con il supporto delle Nazioni Unite su 640 organizzazioni della società civile in tutto il mondo: a fronte dei minori trasferimenti l'80% delle organizzazioni ha sviluppato collaborazioni con altre ong
Capodarco di Fermo – La crisi ambientale poi quella alimentare e infine quella economica: queste le sfide che devono affrontare migliaia di organizzazioni della società civile in tutto il mondo. Un’ indagine realizzata con il supporto delle Nazioni Unite ha voluto verificare l’impatto di questi eventi sulla capacità operativa delle organizzazioni e sulle loro aspettative per il futuro, analizzando le risposte fornite su come abbiano affrontato la crisi e la conseguente riduzione dei proventi e sui rispettivi piani strategici per rafforzare la capacità di fornire servizi sociali. L’indagine è stata condotta da uno steering committee di organizzazioni non governative, mentre per quanto riguarda le organizzazioni intervistate il 33% ha sede in Africa, il 23% in Asia (Cina inclusa), il 16% nell’Europa Occidentale, il 13% negli Stati Uniti e nel Canada, il 9% in America Latina, il 3% in Europa dell’est, il 2% in Giappone, Australia e Nuova Zelanda e infine l’1% in Russia ed Ucraina.
 
Su 640 organizzazioni, 146 hanno visto crescere il proprio budget nel 2008. Questo numero è sceso a 111 nel 2009, mentre 214 hanno avuto una diminuzione delle entrate nel 2009 e prevedono ulteriori tagli nel 2010. Le entrate si sono contratte soprattutto per quanto riguarda le donazioni di singoli cittadini o di fondazioni, ma le riduzioni si sono verificate anche per i trasferimenti provenienti da istituzioni internazionali, governi e grandi corporations. Le conseguenze sulla capacità operativa delle organizzazioni sono state diverse a seconda della loro struttura finanziaria. In particolare hanno sofferto maggiormente le associazioni di piccoli paesi europei e dell’Africa subsahariana.
 
Per fronteggiare questa situazione molte organizzazioni non governative hanno elaborato delle strategie ad hoc: l’80% delle organizzazioni ha sviluppato nuove (o rafforzato vecchie) reti collaborative con altre Ong, specialmente con quelle più legate alle realtà locali, mentre il 78% ha iniziato nuove campagne di raccolta fondi aumentando la competizione tra organizzazioni. Si è rafforzato l’uso di Internet e soprattutto l’advocacy per una riforma del sistema di aiuti sporadici. Ovviamente sono comunque state molte le organizzazioni che hanno ridotto i costi amministrativi, di staff e per i programmi di aiuto.
 
Per affrontare e risolvere questa situazione le organizzazioni ritengono che sia necessaria una lotta efficace alla corruzione, alla riduzione delle opportunità di evasione, il recupero dei flussi finanziari illegali e l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Inoltre si auspica l’adozione da parte dei governi di politiche di reddito minimo garantito per tutti i cittadini, l’istituzione di un fondo pensione globale e l’adozione della Agenda dell'Oil sulle condizioni di lavoro. Infine si spera in un aumento delle donazioni ai paesi in via di sviluppo al fine di impedire alle crisi di rallentare il raggiungimento dei Millenium Development Goals.

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