"Più tutela per i contadini": ong in piazza contro la fame nel mondo

Martedì, 11 ottobre 2011 - 11:17:47

Davanti alla Fao per dire no alle speculazioni internazionali e rafforzare l'accesso alla terra, ai territori di pesca e alle foreste delle comunita' rurali, dei popoli indigeni, dei produttori piccoli e medi, in particolare donne e dei giovani. I rappresentanti di ong e associazioni si sono dati appuntamenti davanti alla Fao a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell'Alimentazione, che si celebra il 17 ottobre. Il presidio prende il via in occasione dell'apertura dei negoziati per le Linee Guida Volontarie della Fao sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste. "Purtroppo alcuni Paesi dominanti, con il supporto delle istituzioni finanziarie internazionali stanno facendo di tutto per non adottare linee guida forti ed efficaci", si legge in un comunicato delle associazioni, "preferiscono un sistema di governo che faciliti l'espropriazione delle comunita' locali dalle risorse naturali e dai beni comuni di tutti, operata da parte degli investitori provati e di altri potentissimi attori economici e politici. L'adozione di queste Linee guida e' cruciale oggi, alla luce della crisi alimentare globale e mentre il mondo lotta per riprendersi dalle gravi crisi ambientale e finanziaria esplosa negli ultimi anni". Il Comitato italiano per la Sovranita' alimentare, con le oltre 270 associazioni, movimenti e reti che ne fanno parte, promuove un calendario comune di attivita' in tutta Italia in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione.

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Dall'11 ottobre oltre 50 delegati delle organizzazioni sociali e contadine di tutto il mondo saranno in Italia per seguire i negoziati e spingere gli Stati ad affermare i propri obblighi legali e naturali di anteporre ad ogni altra scelta diritti umani quali il diritto a un'alimentazione adeguata, all'abitazione, alla salute, al lavoro a rischio nella crisi presente. Sara' allestito un presidio della societa' civile fuori della Fao dove saranno tenute delle conferenze stampa -correlate con le azioni dirette - che spiegheranno con l'aiuto di testimonianze dal campo, l'andamento dei negoziati, le loro posizioni e proposte.

 

ALLARME FAO- PAM- IFAD: PREZZI CIBO ALTI E VOLATILI - Restano alti i prezzi delle derrate alimentari e la loro volatilita' probabilmente continuera' e aumentera' rendendo ancora piu' poveri i cittadini dei paesi piu' vulnerabili, con i contadini in prima fila. E' allarme insicurezza alimentare nel rapporto 'The State of Food Insecurity in the World 2011' (Sofi), stilato da Fao, Pam e Ifad. "Restano i fattori che spingono la dinamica dei prezzi", ha spiegato Kostas Stamoulis, direttore della divisione Fao economia dello sviluppo agricolo e curatore del rapporto, "cresce la popolazione mondiale e quindi la domanda di cibo, e cresce anche la domanda di energia che per un terzo e' fornita dall'agricoltura sotto forma di biocarburanti". Crisi come queste, sottolineano gli esperti delle tre agenzie delle Nazioni Unite, "mettono a rischio gli sforzi verso l'obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare per il 2015 il numero degli affamati. Ma anche se venisse raggiunto, nei Paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite e questo non e' accettabile".

Il messaggio degli esperti delle tre agenzie Onu che combattono da anni contro la piaga della fame e' chiaro: "L'intera comunita' internazionale deve agire subito e con forza per sradicare l'insicurezza alimentare dal pianeta". Secondo il rapporto, "i governi devono assicurare meccanismi trasparenti che promuovano gli investimenti privati e aumentino la produttivita' agricola". Incalzano gli esperti: "Dobbiamo ridurre gli sprechi alimentari nei Paesi sviluppati attraverso l'istruzione e politiche ad hoc e ridurre le perdite alimentari nei Paesi in via di sviluppo attraverso la promozione di investimenti in agricoltura e una gestione piu' sostenibile delle risorse naturali; le foreste e la pesca sono fondamentali per la sicurezza alimentare di molte societa' vulnerabili", gia' schiacciate dalla crisi alimentare del 2006-2008.

Il rapporto quest'anno si focalizza sul caro-cibo e sulla volatilita' dei prezzi delle derrate alimentari a livello globale: "La richiesta di cibo da parte dei consumatori nelle economie in rapida crescita aumentera' - si legge nel Sofi 2011 - la popolazione in queste nazioni continua a crescere e la volatilita' dei prezzi alimentari potrebbe aumentare nel decennio che verra' a causa dei forti legami tra i mercati agricoli e quelli energetici, oltre che dei disastrosi effetti dei cambiamenti climatici". In questo contesto "i piccoli agricoltori e i piu' poveri diventano sempre piu' vulnerabili" e nel lungo periodo si potranno avere gravi ripercussioni sullo sviluppo di interi Paesi. "Le variazioni del reddito familiare", spiega il dossier Fao-Pam-Ifad, "incidono innanzitutto sull'assunzione di nutrienti da parte dei bambini, fondamentale nei primi 1000 giorni di vita, con impatti negativi sulla vita di intere comunita'".

I Paesi piu' esposti a questo rischio sono quelli africani, dove "il numero di persone sottonutrite e' aumentato dell'8 per cento tra il 2007 e il 2008, mentre e' rimasto sostanzialmente lo stesso in Asia". E a rimetterci sono soprattutto quelli Stati la cui sussistenza dipende dall'import delle derrate alimentari. In questa situazione di estrema precarieta', l'Onu richiama alle proprie responsabilita' anche le economie forti: "Servono maggiori investimenti a lungo termine nel settore agricolo - ammonisce il dossier - privilegiando le iniziative dei piccoli contadini, che sono i principali produttori di cibo in molti parti del mondo in via di sviluppo". Investimenti, anche dei privati, nei sistemi d'irrigazione, nella ricerca per le sementi piu' adatte e la tutela dell'ambiente, e politiche commerciali che proteggano i prezzi interni dalle oscillazioni di quelli internazionali sono "elementi chiave", secondo gli esperti, per scongiurare il peggio. La Fao stima che per il 2010 il numero degli affamati rstera' a quota 925 milioni. Nel periodo 2006-2008 erano 850 milioni.


FAME NEL MONDO DIMINUITA NEGLI ULTIMI 21 ANNI, MA DI POCO E SENZA UNIFORMITA' - La fame del mondo è diminuita negli ultimi 21 anni, ma di poco e non in maniera uniforme. In sei Paesi, cinque africani e la Corea del nord, la situazione è addirittura peggiorata. La maglia nera spetta alla Repubblica Democratica del Congo. È quanto emerge dal Global hunger index (Indice globale della fame), presentato a Milano nella sede dell'Ispi. Curatori della versione italiana sono Link 2007, Cesvi e Cosv. L'Indice viene calcolato utilizzando tre indicatori: la percentuale di persone denutrite, di bambini (da 0a 5 anni) sottopeso e il tasso di mortalità infantile. Più è alto è l'indice, che può variare da 0 a 100, e peggiore è la situazione. Nel mondo l'indice della fame è sceso da 19.7 del 1990 a 14.6 del 2011: situazione che il rapporto classifica come "grave". Si ha infatti un livello di fame moderato o basso sotto il 10.
 
L'indice è diminuito in tutte le macroaree in cui è possibile suddividere il mondo. In Asia meridionale è sceso del 25% (da 30 a 22.6), in Africa subsahariana del 18% (da 25 a 20.5), nel Vicino Oriente e Africa del nord del 39% (da 7.9 a 4.8). Progressi consistenti nel Sud est asiatico (da 14.4 a 8.0) e in America Latina (da 8.8 a 4.9) in cui l'indice è sceso del 44%. Nell'Europa dell'est è calato del 47% (da 5.1 a 2.7).
 
Ma è in alcuni paesi che la situazione è "allarmante": nella Repubblica democratica del Congo l'indice era 24 nel 1990 ed è salito a 39 nel 2011, in Burundi è passato da 31.4 a 37.9 (nel 1990 era 24), in Corea del nord da 16 a 19, alle Comore da 22 a 26, nello Swaziland da 9.1 a 10, in Costa d'Avorio da 16.6 a 18. È decisamente migliorata in 11 Paesi, come, per esempio, Etiopia (da 43.2 a 28.7), Ghana (da 21 a 8.7) e Nicaragua (da 22.6 a 9.2).


L'ITALIA TAGLIA SULLA LOTTA ALLA FAME: -78% DI FONDI IN 3 ANNI - L'Italia taglia sulla lotta alla fame. I fondi destinati alla cooperazione internazionale sono calati del 78% nel triennio 2008-2011. Quest'anno per i progetti nel sud del Mondo il nostro Paese ha stanziato 158 milioni di euro. "La cooperazione è ormai uscita non solo dall'agenda del governo, ma da quella della politica in generale", ha denunciato Arturo Alberti, presidente di Link 2007, durante la presentazione del Global hunger index a Milano. L'appello delle ong italiane è che si torni a parlare e a impegnarsi per i Paesi più poveri. "Le popolazioni con cui lavoriamo ci chiedono di accompagnarle nel percorso verso lo sviluppo", ha detto Alberti.
 
Alla presentazione del rapporto è intervenuto anche Roberto Formigoni, governatore della Regione Lombardia e commissario generale dell'Expo 2015. "Siamo in presenza di tagli delle risorse governative, conseguenza non sempre stretta con la crisi economica". La fame non scandalizza più. "Da troppo tempo ormai la crisi economica ha fatto crescere il livello di indifferenza e talvolta di insofferenza verso i popoli che soffrono la fame. Penso alla tragedia del Corno d'Africa, scomparsa dai media italiani. C'è una crisi morale dell'Occidente, incapace di reagire agli appelli dell'Onu, della Chiesa e delle ong".

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