Povertà e sviluppo/ Fao: in calo la fame nel mondo ma siamo lontani dagli Obiettivi del Millennio

Martedì, 14 settembre 2010 - 14:55:00

Povertà/ Fao: diminuisce la fame nel mondo

Solidarietà, italiani generosi nonostante la crisi

Dieci anni fa i rappresentanti di 191 paesi del mondo promisero solennemente di investire risorse, sforzi e tempo per raggiungere otto obiettivi, gli Obiettivi del Millennio. Il primo di questi obiettivi era dimezzare la percentuale di popolazione in condizioni di povertà estrema o che soffre la fame rispetto al 1990. Entro il 2015. Sono passati dieci anni e l’ong ActionAid dedica un lungo approfondimento allo stato di questo obiettivo. Le conclusioni sono nette: nonostante alcuni casi positivi, la maggioranza dei paesi “sta procedendo a passo di gambero”: oggi il 15% della popolazione mondiale soffre la fame. In termini assoluti si tratta di oltre un miliardo di persone. Se le promesse fatte fossero state mantenute, almeno mezzo miliardo di esseri umani non vivrebbe sull’orlo della morte per inedia.

Povert

Il sistema degli Obiettivi del Millennio prevedeva impegni differenziati per i paesi “sviluppati” e per quelli “in via di sviluppo”. I primi avrebbero contribuito economicamente a una serie di progetti di sviluppo per sradicare la fame, migliorare l’equilibrio di genere, combattere gli effetti del cambiamento climatico ed estendere la protezione sociale. I secondi avrebbero incluso il diritto al cibo nel proprio sistema legislativo, favorito le piccole imprese agricole, gestito i fondi raccolti per le iniziative volte ad eliminare la fame e la povertà estrema. Ma la crisi da un lato (che ha comportato minori investimenti nella cooperazione) e il cambiamento climatico dall’altro (che ha peggiorato rapidamente le già precarie condizioni di milioni di abitanti dei Pvs) stanno annullando i tiepidi avanzamenti raggiunti negli anni passati. E dal 2007 la situazione è in continuo peggioramento.

In particolare, un po’ tutti i paesi dell’area Ocse hanno sofferto per la crisi, tagliando i fondi per la cooperazione internazionale. L’Italia, però, si avvicina progressivamente al grado zero dell’impegno. Peggio di noi (comprensibilmente) solo la Grecia. La parola più usata per definire l’impegno del nostro paese nel raggiungimento del primo obiettivo del Millennio è “trascurabile”. L’Italia ha aggiunto pochi o nessun fondo, ha investito nei biocarburanti senza prevedere meccanismi di compensazione per i terreni agricoli sottratti alla produzione di cibo, non ha fatto nulla per contrastare il cambiamento climatico.

“Lo scorso anno – ricorda ActionAid- in occasione del G8 de L’Aquila, il nostro paese si è fatto promotore dell’Aquila Food Initiative, prevedendo un investimento dei donatori di 22 miliardi di dollari nei prossimi tre anni alla lotta per la sicurezza alimentare. Ad oggi, l’Italia ha stanziato solo 428 milioni di dollari per i prossimi tre anni, dei quali solo 180 milioni sono nuove risorse”. I nostri investimenti in cooperazione internazionale sono scesi dallo 0,22% del Pil nel 2008 allo 0,16% nel 2009. L’obiettivo dichiarato da tutti era di restare stabilmente sopra lo 0,8%, un livello mai raggiunto dall’Italia. Risultato: nella classifica dei donatori stilata da ActionAid sui 22 paesi area Ocse considerati, l’Italia è al 18° per l’impegno nella riduzione della povertà. “Il nostro paese, ospitando le maggiori agenzie ONU impegnate nella lotta per il diritto al cibo, dovrebbe giocare un ruolo guida nella definizione di un’agenda globale che impegni tutti i Paesi in tale battaglia” conclude ActionAid.

 

I DATI - In particolare, dall’analisi dei 28 Pvs, emerge una grande frattura tra Stati che si stanno lentamente avvicinando all’Obiettivo e quelli che ne sono ancora distanti o, addirittura, stanno peggiorando su uno o entrambi i target. Il giudizio tiene conto di alcuni aspetti essenziali per garantire il diritto al cibo: l’impegno sul fronte legislativo, politiche di protezione sociale e investimenti in agricoltura, soprattutto a sostegno dei piccoli produttori.

Le peggiori performances sono quelle di Burundi, Lesotho, Repubblica Democratica del Congo e Sierra Leone, nei quali il problema dell’accesso al cibo si sta aggravando fin dal 1990. Nella RdC gli affamati sono quadruplicati tra 1990 e 2006, raggiungendo il 76% della popolazione. Ma anche nell’India del boom economico e dell’ingegneria informatica, il numero di persone affamate è cresciuto di 40 milioni dal 1990 al 2006 (totale 270 milioni).

A differenza di tali paesi, 12 Stati si stanno avvicinando al traguardo, dimostrando che raggiungerlo è possibile. Brasile, Cina, Ghana, Malawi e Vietnam hanno dato un drastico taglio agli indici di povertà. Il Brasile, ad esempio, ha ridotto il numero di persone che vivevano in condizioni di povertà estrema da 21 milioni del 2003 a 9 milioni nel 2008. Il Ghana ha ridotto i livelli di povertà del 75% tra il 1990 e il 2004 e il Malawi ha diminuito il numero di persone che necessitano aiuti alimentari da 4,5 milioni nel 2004 a meno di 150mila persone nel 2009.

Per quanto riguarda i paesi Ocse, il rapporto di ActionAid giudica il loro impegno a sostenere e non vanificare con scelte di politica commerciale o energetica gli sforzi dei paesi in via di sviluppo per garantire il diritto al cibo. Tra i criteri: i fondi per la cooperazione allo sviluppo, e in particolare il sostegno al settore agricolo, alle politiche sociali, alla piccola agricoltura; e il tipo di politiche energetiche adottate per combattere i cambiamenti climatici. Tra i 22 paesi Ocse, il Lussemburgo occupa la prima posizione, seguito da Finlandia. Stati Uniti e Nuova Zelanda, invece, chiudono la classifica. L’impegno è generalmente calato per tutti i paesi, complice la crisi economica con i tagli alla spesa pubblica che stanno seguendo, ma l’Italia ha registrato le performances peggiori di sempre, passando dallo 0,22% del Pil dedicato alla cooperazione internazionale nel 2008, allo 0,16% dell’anno successivo.

 

LE PROSPETTIVE - Dal 20 al 23 settembre, i capi di Stato e di governo di 150 nazioni si incontreranno a New York per  discutere i progressi raggiunti nell’ambito degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Rimangono solo cinque anni allo scadere del termine prefissato, ma le prospettive non sono rosee.

Il 15% della popolazione mondiale, oltre un miliardo di persone, rischia la morte per inedia. Il 98% vive in paesi in via di sviluppo, principalmente in Africa sub-sahariana, Asia e Pacifico. In Asia meridionale, la diffusione del problema ha superato lo scorso anno i livelli del 1990 e quasi metà dei bambini sono malnutriti, nonostante il reddito pro capite della regione nello stesso periodo sia triplicato. La situazione è ancor più drammatica in Africa Sub-Sahariana dove, nel 2009, un terzo della popolazione soffriva la fame in maniera cronica, il 2% in più rispetto al 30% del 2006.

E tale condizione è destinata a peggiorare: le previsioni  dicono che nel 2020 circa il 50% della popolazione africana non avrà quasi più cibo di cui nutrirsi. Per capire cosa significa, basta un dato: ad ora cinque milioni di bambini ogni anno muoiono per malattie connesse alla sottoalimentazione e alla mancanza di cibo. Uno ogni sei secondi. Trasferendo il concetto in termini economici, la fame sta costando al pil dei paesi poveri 450 miliardi di dollari all’anno, più di dieci volte l’ammontare necessario per raggiungere il primo Obiettivo di sviluppo del Millennio entro il 2015.

Ma l’aumento della sottonutrizione non è legata solo ad una scarsa offerta alimentare mondiale: è il risultato di molteplici fattori. Soprattutto i cambiamenti climatici e l’espansione della produzione di biocarburanti. “Periodi di siccità sempre più lunghi e stagioni di crescita sempre più ridotte – scrive ActionAid - incideranno in maniera sempre più gravosa sui raccolti che, nei prossimi vent’anni, si ridurranno del 20% nei paesi in via di sviluppo (quasi del 50% in alcuni paesi africani)”. Stiamo finanziando una rivoluzione energetica della mobilità privata, ma per riempire i nostri serbatoi sottrarremo terra, acqua e risorse alla coltivazione del cibo. Fare il pieno a una macchina con circa 95 litri di etanolo richiede infatti l’utilizzo di oltre due quintali di mais, l’equivalente in calorie necessario per sfamare una persona per un anno.

Per arrivare preparati all’appuntamento con il 2015, o quantomeno avvicinarsi agli Obiettivi stabiliti, per ActionAid sono necessari interventi forti ed urgenti. L’ong propone un focus, quello della terra, che si declina nel sostegno ai piccoli agricoltori. “Non si tratta solo della strada principale per sconfiggere la fame, ma della strategia migliore per incentivare la ripresa e rafforzare l’economia dopo il duro colpo della crisi. Assicurare nuovi e maggiori guadagni per tali lavoratori significa generare nuovi posti di lavoro, aumentare la domanda interna di beni e servizi nonché garantire la possibilità di investire in servizi sanitari, scuole e infrastrutture”. Persino uno studio della Banca Mondiale conferma: la crescita del PIL originata da maggiori investimenti nel settore agricolo ha un impatto sulla riduzione degli indici di povertà di almeno due volte superiore rispetto alla scelta di supportare un altro settore.

E’ necessario, quindi, da parte dei paesi Ocse, un impegno per un commercio internazionale differente. “Bisogna porre fine all’imposizione di regole commerciali e condizionalità di politica economica che ostacolano i governi dei paesi in via di sviluppo nello sforzo di sostenere il settore agricolo, cancellando del 100% i debiti di tutti i 65 paesi dell’Ida (International development association). Bisogna spostare gli investimenti in ricerca e sviluppo dagli ogm a tecniche agricole ecosostenibili e abolire gli aiuti alimentari e sostituirli con maggiori investimenti e donazioni in denaro per acquistare cibo a livello locale o regionale, massimizzando l’efficienza dell’utilizzo delle scarse risorse e sostenendo lo sviluppo dei mercati locali”.

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Facebook/ A Wall Street titolo scende sotto quota 30 dollari
Fonsai/ Ghizzoni; pazienza banche limitata, Ligresti deliberino
Terremoto/ Mirandola, in ginocchio la citta'-gioiello di Pico
JP Morgan/ Vende azioni per 25 miliardi per alleggerire perdite
Borsa/ Chiude in rialzo, Ftse Mib +0,38%, bene Fiat e Impregilo
Unicredit/ Terminato cda dopo due ore, presente al-Qubaisi
Bpm/ Gip, Ponzellini realizzo' struttura parallela banca
Euro/ Chiude debole per timori su Spagna
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Vuoi cambiare casa?

Tante offerte di immobili in tutt’Italia ti aspettano
Cerca subito!

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso