Noi giornalisti
di Angelo Maria Perrino
Ha senso la parola "sociale" nel nostro mestiere di giornalisti? Per me sì, tant'è che Affaritaliani.it annovera nel suo palinsesto una sezione aggiornata in tempo reale chiamata proprio così, Il Sociale. Con pari dignità e visibilità rispetto a sezioni classiche come la Politica, l'Economia, la Cronaca, lo Sport, la Cultura. Ma Affaritaliani.it è un'eccezione. E mediamente giornali e radio giornali, e telegiornali e siti web non si occupano con continuità e competenza del Sociale che resta appannaggio di testate specializzate, come il settimanale Vita o l'agenzia quotidiana Redattore Sociale.
Proprio con i colleghi e vecchi amici di Redattore Sociale anche quest'anno, come da cinque anni a questa parte, lanciamo la nostra provocazione e apriamo la discussione, mettendo la problematica del Sociale al centro del convegno, come si evince dal titolo che abbiamo scelto: "Il tesoretto delle notizie/ Il giornalismo e la scoperta del Sociale".
Parlare del Sociale tutti i giorni vuol dire raccontare la vita e le attività delle Ong e delle Onlus, delle associazioni di volontariato e del terzo settore. Di associazioni e di fondazioni. Di attività senza fine di lucro. Ma anche della responsabilità sociale di impresa e del microcredito, della decrescita e dell'economia del dono, del privato sociale e dell'economia civile. E vuol dire scrivere e raccontare di anziani e di immigrati, di poveri vecchi e nuovi, di matti e di diversamente abili, di carcerati, di malati di aids e di malati terminali e di tossicomani. Sono argomenti di larga diffusione nella nostra vita quotidiana ma fanno fatica a farsi spazio nei giornali, trovandosi a metà strada tra gli interni, l'economia, la cultura, la cronaca cittadina. Finiscono così con non trovar spazio da nessuna parte ed essere infine magari cestinati. Anche perché nelle redazioni mancano le competenze per occuparsene con cognizione di causa. E mentre in altri settori si coltiva un linguaggio e una specializzazione, dall'economia alla giudiziaria, dallo sport agli spettacoli, sul sociale non esiste una formazione né teorica né pratica e redazionale.
Ecco il senso di questo seminario che organizziamo ogni anno in primavera qui a Milano, da un'idea del presidente di Anffas Fasani e del sottoscritto, cui ha aderito con entusiasmo Stefano Trasatti, il bravo e battagliero direttore di Redattore Sociale che da anni organizza in novembre l'edizione principale e storica presso la comunità di Capodarco guidata dal grande don Vinicio Albanesi.
Abbiamo ottenuto grazie alla sensibilità di Letizia Gonzales, presidente dell'Ordine di Milano, il patrocinio dell'Ordine più grande d'Italia. E con questa l'adesione di tutte le scuole di giornalismo di Milano che partecipano massicciamente a giudicare dalle iscrizioni a un seminario che vuol avere proprio il valore di un momento formativo e di riflessione sul senso di una professione in fase di grandi cambiamenti e in forte crisi di identità.
Vi diamo appuntamento giovedì 28 aprile al Villaggio Barona. L'ingresso è aperto a tutti, specie agli aspiranti giornalisti e comunicatori. Con molti bravi relatori tra i quali mi piace citare il capocronista del Corriere Ugo Savoia, vecchio e caro amico e don Virginio Colmegna che mi ha preannunciato la scaletta di un suo intervento di grande spessore. Il titolo è già un programma: "I nuovi disagi invisibili (o solo difficili da vedere)". Su Affari vi racconteremo tutto.



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