Immigrati/ Continua la mobilitazione per Kate, la giovane nigeriana che rischia la lapidazione

Lunedì, 5 settembre 2011 - 15:30:00

Lunghe treccine nere, pantaloni neri e una camicia con i disegni tipici della sua terra. E' uscita cosi' dal carcere di Castrovillari (Cosenza), Kate Omoregbe, 34 anni, arrestata a Roma scarcerata per buona condotta in anticipo rispetto ai tempi stabiliti. Kate si e' inginocchiata davanti a Franco Corbelli, del Movimento Diritti Civili, lo ha abbracciato e ringraziato piangendo per l'impegno profuso a suo favore. "Grazie a tutta l'Italia", ha detto Kate con le mani giunte. "Grazie a tutta Castrovillari e al personale del carcere. Qui sono cresciuta tanto", ha detto Kate, che ha detto che questa notte non e' riuscita a dormire per l'emozione. "Adesso voglio cominciare a vivere senza paura", ha detto ancora Kate. "In Nigeria ho subito violenze", ha aggiunto. Era detenuta perche' implicata in una storia di spaccio di droga, ma si e' sempre protestata innocente e la sua situazione sara' adesso riesaminata. Ma soprattutto rischia la lapidazione in Nigeria, da dove e' fuggita perche' la volevano costringere a convertirsi alla religione islamica, lei e' cattolica, e a sposare un uomo molto piu' grande di lei. Si e' mossa in suo favore il Movimento Diritti Civili, che ha raccolto consensi in tutto il mondo perche' le venisse riconosciuto lo status di rifugiato politico, che adesso sembra possibile. Il 19 ottobre l'udienza che decidera' del suo futuro. Intanto kate e' stata accompagnata alla Questura di Cosenza, all'ufficio immigrazione, per gli adempimenti del caso. Poi sara' scortata a Roma, in una residenza riservata, a meno che non decida di restare in Calabria, visto che la Regione si e' resa disponibile ad ospitarla. Franco Corbelli sta tentando di convincerla in questo senso. Kate potrebbe iscriversi all'Universita' della Calabria per terminare i suoi studi.

MOBILITAZIONE IN RETE - Continua la mobilitazione in Rete per Kate Omoregbe, la giovane nigeriana detenuta nel carcere di Castrovillari, in provincia di Cosenza. Se verrà espulsa rischia la lapidazione nel suo paese. Il motivo? Essersi sottratta a un matrimonio combinato e aver rifiutato la conversione all'Islam. Gli utenti di Facebook e Twitter sono attivissimi nel diffondere l'appello del sito internet Care2, thepetitionsite.com, che vanta ormai oltre 8mila firme.

Su Facebook è nata la pagina "No alla lapidazione di Kate Omoregbe", dove circa 800 persone si stanno impegnando per diffondere l'appello e cercare di organizzare una mobilitazione online. Il loro lavoro sta avendo un grande successo: a riprendere l'appello infatti sono stati gruppi molto seguiti come "Informazione libera", oltre 600mila iscritti, oppure "Se non ora quando?", che conta oltre 50mila aderenti. Mentre su Twitter i post si susseguono con una media di quasi mille messaggi dedicati al giorno.

Ma c'è anche chi non è del tutto convinto dell'opportunità di questa mobilitazione. "Perché una donna di famiglia cristiana dovrebbe sposare un musulmano in un matrimonio combinato? Dieci anni di volontariato in Africa mi hanno insegnato che musulmani e cristiani non si sposano", scrive Renato, attivista di Greenpeace e per anni volontario in Congo.

 

FRATTINI-CARFAGNA: "IMPEGNO DEL GOVERNO PER SALVARE KATE" - "Il caso di Kate, la giovane nigeriana che rischia la lapidazione, tira ancora una volta in ballo il rispetto dei diritti fondamentali di ciascuna persona, un principio che l'Italia non ha mai considerato una battaglia ad intermittenza. Il governo italiano e' dunque impegnato a salvare la vita di Kate, evitarle la pena di morte che, presumibilmente, le toccherebbe in sorte nel suo Paese di origine". Cosi' in una nota congiunta il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il ministro per le Pari opportunita', Mara Carfagna. "L'Italia- sottolineano- e' da sempre in prima fila nella battaglia per la moratoria sulla pena di morte nel mondo e in quella per il rispetto dei diritti delle donne: questa battaglia, oggi, passa anche per la vicenda di Kate. Il governo ringrazia le autorita' competenti che si sono attivate per affrontare il caso, le organizzazioni laiche e religiose che hanno offerto aiuto e disponibilita', le migliaia di persone che si sono mobilitate: tutti loro rappresentano, insieme, l'esempio piu' lampante che l'Italia e' un Paese attento, generoso ed accogliente".

 

TELEFONO ROSA OFFRE OSPITALITÀ E TUTELA LEGALE A KATE - "Secondo quanto abbiamo appreso rischiamo di essere complici di una vera e propria esecuzione annunciata - dice Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa - Per questa ragione la nostra Associazione offre a Kate Omerege ospitalità nella casa di accoglienza da noi gestita, le mette a disposizione il nostro team di legali e, per aiutarla concretamente costruiremo con lei un percorso di inserimento lavorativo con il dovuto supporto psicologico". Telefono Rosa si appella anche al Ministro Carfagna perchè si adoperi subito perchè venga concesso l'asilo politico alla donna nigeriana. "Siamo certe che il Ministro Carfagna interverrà e tutta la politica dovrà sostenerla perchè non si compia questa ennesima infamia contro una donna".

 

LA STORIA - Kate Omoregbe è una ragazza originaria della Nigeria che ora è detenuta nella casa circondariale della città del Pollino. E' una gara di solidarietà quella per una ragazza nigeriana in carcere ma che rischia la lapidazione in patria se espulsa dall'Italia. La giovane è stata condannata in Nigeria per aver rifiutato un matrimonio combinato e per non essersi convertita alla religione musulmana.

"Voglio difendere la mia libertà e la mia fede cristiana", racconta al leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che l'ha incontrata in carcere. E' detenuta nella casa circondariale della città del Pollino (dove sta finendo di scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi, uscirà nella prima decade di settembre) e ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana) alla religione musulmana.

Corbelli dopo aver ricevuto una lettera della ragazza con una accorata richiesta di aiuto, continua ininterrottamente da alcune settimane la battaglia per salvare la giovane immigrata. "E' una storia incredibile, allucinante. E' stato un incontro molto toccante. La ragazza si è commossa ed ha pianto quando mi ha visto e quando le ho detto dell'attenzione e dell'aiuto dei tredici senatori, del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, di Mediaset, dei media calabresi, quando le ho mostrato i quotidiani calabresi e L'Avvenire che parlavano della sua storia. Ho trovato una ragazza assai provata, terrorizzata dall'ipotesi di essere espulsa dall'Italia, rimpatriata in Nigeria, dove l'aspetta la condanna alla lapidazione.

Piangendo la ragazza mi ha raccontato la sua storia, la sua odissea che inizia 15 anni fa, quando appena finita la scuola superiore, i suoi genitori cercano di farle sposare una persona molto più grande di lei, un anziano autista di quasi 60 anni che non conosce e non ama. I genitori la picchiano per obbligarla al matrimonio combinato e per convincerla a convertirsi alla religione musulmana, lei che è cristiana. Per anni ha subito le minacce e le vessazioni della sua famiglia, sino a quando una sera di settembre del 2000 decide di fuggire dalla sua casa e dal suo Paese. Aiutata da un amico, cammina per un intera notte. Girovaga per tre mesi tra il Niger, il Mali e il Marocco. Dorme in alloggi di fortuna. Viene aiutata da una donna, di fede cristiana, a Rabat. Cerca di arrivare in Europa, dopo un viaggio avventuroso in mare durato due giorni. Sbarca in Spagna e da qui dopo pochi giorni arriva in Italia, a Roma. Dove trova lavoro come badante nella Capitale e per un breve periodo anche in Toscana a Prato. Ottiene il permesso di soggiorno. Divide a Roma un piccolo appartamento con altre quattro ragazze nigeriane. Una mattina di febbraio del 2008 mentre è sola in casa, viene perquisita la sua abitazione e trovata una piccola quantità di droga. Viene arrestata nonostante la ragazza abbia subito e sempre proclamato la sua innocenza. Lei con quella droga utilizzata dalle sue amiche non aveva nulla a che fare. La giovane Kate non solo non si è mai drogata, ma, mi ha detto, non ha mai né bevuto, né fumato una sigaretta. Viene condannata a quattro anni e quattro mesi di carcere. Resta dieci mesi a Rebibbia. Viene quindi trasferita nella casa circondariale di Castrovillari dove si trova da 2 anni e sei mesi. Il suo fine pena è il 16 novembre prossimo, ma per gli abbuoni per la sua buona condotta (è da tutti definita una detenuta modello e per questo usufruisce anche della possibilità di lavorare alcune ore al giorno fuori dal carcere) sarà scarcerata tra poche settimane, nella prima decade di settembre.

Per lei a causa della condanna dovrebbe scattare, finita la detenzione, l'espulsione dall'Italia. E' questa la sua paura, il suo terrore, ritornare in Nigeria dove l'aspetta la lapidazione. "Sono, mi ha detto, le regole, non scritte, del nostro Paese: per le donne che si rifiutano di accettare il matrimonio combinato, c'è lo fregio del viso con l'acido e la lapidazione, una morte orrenda. Io chiedo solo di poter restare in Italia, riprendere gli studi, laurearmi. Voglio costruirmi una famiglia, voglio difendere la mia libertà e la mia fede cristiana. Mi sono augurata tante volte di morire. Mi ha aiutato la mia fede cattolica. Oggi chiedo solo di essere salvata da una fine orrenda, dalla lapidazione. Ringrazio il Movimento dei diritti civili, il signor Corbelli, la mia speranza di salvezza, il direttore del carcere e tutto il personale per la grande umanità e quanti mi stanno aiutando".

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