Il sogno di Muhammad Yunus si avvera in Italia: "Bisseremo il successo ottenuto a New York"
Zopa, Kiva, Microplace. Viaggio nel microcredito a colpi di click |
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di Francesco Oggiano
Il sogno di Muhammad Yunus si avvererà anche in Italia. Dopo il Bangladesh, la Turchia, e la città di New York, la Grameen Bank (ovvero la banca del villaggio) avrà una sua filiale nel cuore del Mediterraneo.
L'ESCLUSIVA CON UNICREDIT - Secondo voci di corridoio la banca Unicredit, guidata da Alessandro Profumo, ha firmato un accordo di esclusiva con la Grameen. Per partire sono state create la società per azioni Grameeen Italia, che sarà dotata di licenza bancaria, e la Fondazione Grameen Italia, una no profit formata da Grameen Trust, Unidea-Unicredit Foundation e Università di Bologna.
"I POTENZIALI CLIENTI SARANNO GLI IMMIGRATI" - I clienti della banca saranno soprattutto imprenditori - ci spiega Luisa Brunori, docente al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna e fondatrice dell'Osservatorio Internazionale per la Microfinanza - uomini e donne che hanno già mostrato intraprendenza e che sanno assumersi dei rischi. Quindi, chi è più corrispondente a questo profilo se non gli immigrati? Il viaggio che li ha portati fin qui, se ci pensa, è di per sé già un rischio". Luisa Brunori è la più stretta collaboratrice di Yunus in Italia. E' stata lei a occuparsi dello studio di fattibilità, per analizzare e preparare lo sbarco della Grameen in Italia.
PRESTITI PER IMPORTI MEDI DI 5MILA EURO - Dopo un periodo di rodaggio, si prevede che la società concederà prestiti a circa 7.500 clienti, per importi medi pari a 5mila euro e di durata pari a 12 mesi. Ancora poche invece le previsioni sul tasso di restituzione: "Quello dipenderà dal legame sociale che si instaurerà tra gli 'abitanti del villaggio'. Perché i tassi di restituzione della Grameen, che sono i più alti al mondo, sono possibili grazie alla modalità di prestito, che si basa sui 'gruppi'. Le persone in genere sono solidalmente legate l'una all'altra. E la solidarietà reciproca mette in moto la socialità e la collaborazione: tutto il contrario di quel che avviene nella società atomica. E' una necessità vitale: non si può vivere senza legami sociali. Se vuole, è una ripresa della teoria della mano invisibile, di Adam Smith. La felicità di ognuno di noi è legata agli altri, e viceversa". L'importante, continua la Brunori, è mantenere la pariteticità tra i prestatori e i richiedenti e all'interno di entrambi i gruppi: "Se io dò dei soldi a una donna per strada, faccio la carità e basta. Mi pongo naturalmente a un piano più alto del suo e annullo la pariteticità sociale. La solidarietà tra pari è ben diversa, più complessa, più efficiente e, se vuole, più nobile".
LO SBARCO DELLA GRAMEEN A NEW YORK - Nonostante le molte emulazioni, il microcredito vero e proprio sviluppato da Yunus è stato applicato in poche parti del mondo occidentale: "in Turchia, nel regno del Bahrain e poi a New York. E' stata quest'ultima esperienza, e il successo che sta continuando ad avere, che mi ha convinto della bontà dell'operazione". Tra una bottega di sari indiani e una rivendita di dvd di film di Bollywood, tra la Settantaquattresima e Roosevelt Avenue, nell'area di Jackson Heights, quartiere del Queens, città di New York, il 1 novembre 2007 Mohammad Yunus tagliava il filo che faceva sbarcare la Grameen Bank nel cuore degli Stati Uniti d'America. Apriva la prima filiale statunitense della sua banca. In un Paese strozzato da mutui sempre più alti, dissanguato da guerre contro nemici sempre più invisibili, c'era uno strano via vai in quel piccolo appartamento di Jackson Heights, con le pareti bianche ancora da verniciare, tre scrivanie in legno chiaro, due telefoni col filo arricciato e una dozzina di foto del fondatore. 
La sede di New York
della Grameen Bank
PREVISTE TRE NUOVE FILIALI NEGLI USA - Latinos, cinesi, ispanici, coreani, arabi, newyorkesi. Tutti piccoli imprenditori, abitanti del quartiere con più etnie al mondo, alcuni arrivati da Brooklyn e da Manhattan, che facevano la fila davanti alle due impiegate Grameen, rigirandosi un foglio tra le mani. Sopra, a mano, vi avevano scritto il loro sogno, e i soldi che gli occorrevano per realizzarlo: un ristorante sushi, un negozio kebab, una rivenditoria di cellulari usati, una bottega di bracciali fatti a mano e così via. Il risultato è stato sorprendente. Dal giorno della sua apertura allo scorso novembre, Grameen America ha concesso più di 3milioni di dollari a circa 1.500 clienti. In media, 2mila dollari a testa per cambiare la propria vita. Ma a sorprendere lo stesso Nobel per la Pace del 2006 è stato un altro dato. In un'America che deve fare i conti con le magagne dei bulli di Wall Street, con migliaia di famiglie senza più casa e con le bare dei marines che tornavano dall'Iraq, il tasso di restituzione dei prestiti della Grameen Bank è rimasto attorno al 99%. Vale a dire: ogni 100 prestiti concessi, 99 sono stati restituiti senza alcun problema e con tutti gli interessi maturati. Anche per questo, Grameen aprirà tre nuove filiali in North Carolina, in California e a Washington Dc entro la fine del 2010.
NEL 2008 CONCESSI 656 MILIONI DI EURO IN TOTALE - I prestiti della Grande Mela andranno a ingrossare il record registrato dalla Grameen Bank nel 2008: in quest'anno, stando ai dati diffusi dala stessa Grameeen, la banca ha concesso prestiti per 62,1 miliardi di Taka (pari a circa 656 milioni di euro) a circa 7,6 milioni di clienti, in netto aumento rispetto ai 7,4 milioni dell'anno precedente. I villaggi raggiunti sono stati più di 83mila. Il tasso di restituzione si è stabilizzato sul 96%. Sguazzando tra le miriadi di dati della Grameen Bank, colpisce all'occhio la percentuale dei microcreediti concessi alle donne: circa il 97% del totale. I prestiti concessi alla popolazione di sesso femminile sono saliti del 764% in poco meno di otto anni, passando dai 10,3 milioni del 1999 agli 88,7 del 2007. La preferenza per le clienti di sesso femminile si basa su un ragionamento semplice: in tutto il mondo le donne sono le responsabili della crescita dei bambini e la loro povertà ha conseguenze sullo sviluppo fisico e psichico di essi. L'esperienza inoltre mostra che le donne sono le clienti più affidabili, che investono i loro soldi per il bene esclusivo della famiglia.
MARIE CLAIRE, "LADY PHONE" - A questo proposito, dicono che ci sia una storia che Muhammad Yunus ami particolarmente ricordare. Perché, dicono, è rappresentativa di tutto quello che la sua Grameen vuole essere. E' la dimostrazione vivente del fatto che ci vide giusto nel 1976, quando, durante la carestia che colpì il Bangladesh, ebbe l'idea di mettersi le mani nelle tasche, estrarne i 27 dollari che vi trovò e prestarli a 42 abitanti di un villaggio finiti in rovina, affinché potessero fabbricare piccoli oggetti e venderli. La storia che Yunus ama inizia con uno slogan: "HIV doesn't stop Marie-Claire from running a successful business": Il virus dell'HIV non impedisce a Marie Claire di gestire una società di successo. Lei è conosciuta da tutti come "Phone lady", "la signora del telefono", perchè riesce a collegare il suo villaggio con il resto del mondo. Marie-Claire Ayurwanda , questo il suo nome, abita in Rwanda e ha un solo sogno: "Voglio finire di costruire questa casa per i miei bambini prima di morire". Il suo passato non è dei migliori. Si sposa giovane, dopo aver perso un fratello nel genocidio del 1994. Anche suo marito muore presto, nel 2003. Marie-Claire si risposa e partorisce un figlio. Poco tempo dopo abbandona il suo muovo compagno: alzava un po' troppo il gomito. E le mani. E' in questo momento, nel momento più difficile, che un'altro macigno le piomba sulle spalle: scopre di avere il virus dell'HIV. Così decide di entrare in affari. Per farlo può andare in un solo posto: una mattina, di buon'ora, entra negli uffici dell'Urwego, una società partner del Village Phone microfinance, e ne esce con 20mila franc (pari a 40 dollari). Il suo sogno è aprire un ristorante, l'Isimbi. Ma non è un ristorante qualsiasi. E' un ristorante con una sala separata, in cui c'è il Village Phone, il telefono del villaggio appunto. La Grameen Bank ha da tempo avviato il progetto di accesso alla rete telefonica da parte dei villaggi più lontani. Per questo ha distribuito notevoli prestiti a molte donne indigenti delle aree rurali affinché pagassero i propri telefoni. Così, quando un cliente del ristorante Isimbi chiede di poter fare una chiamata, Marie-Claire lo prende con sé e lo porta in questa saletta privata. Lui telefona e lei guadagna un po' di soldi. Marie-Claire è riuscita a rientrare del prestito in soli sei mesi. Ora incassa circa 634 dollari l'anno, in un paese in cui il redditto medio è di 230 dollari. Paga la scuola ai suoi figli. Mostra fiera il suo cellulare, impugnandolo come una torcia olimpica. Capelli corti e sorriso sincero, se ne frega della morte e coltiva nuovi progetti: un altro telefono per un villaggio vicino e un pickup: "La gente qui coltiva delle ottime patate irlandesi - spiega - con un auto potrei caricarle e andare a vendere nella capitale Kigali". Ecco: è questa, dicono, la storia che piace a Yunus. La storia di Marie-Claire, che nonostante stia morendo, ha il piacere e la voglia di mettere su nuovi business, con responsabilità e un pizzico di sfida. Una storia, quella di Marie-Claire che vuole il pickup, in cui lui Muhammad non c'è più, perché di lui non ce più bisogno. 
Marie-Claire Ayurwanda,
Rwanda



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