"Il microcredito? Rischia di diventare un business"

Giovedì, 31 marzo 2011 - 13:07:00
Microcredito, Berrini (CreSud): “Il tasso giusto è tra il 30 e il 40%”

Dopo il licenziamento di Muhammad Yunus dalla Grameen Bank, si torna a discutere dell'importanza del microcredito. Interviene nel dibattito Marco Reggio, giornalista, attualmente capo ufficio stampa di Federcasse (Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali). Il suo libro “Game over. Play again - Dalla crisi finanziaria alla crisi energetica e ambientale. Guardando oltre”, è dedicato ai ragazzi e analizza le cause della crisi finanziaria ma anche gli strumenti per superarla. Tra gli antidoti parla di cooperazione, energia pulita, cultura, partecipazione, finanza etica.

Il microcredito è stato recentemente oggetto di molte critiche, in particolare diverse banche e società sono state accusate di praticarlo a fini di business. Qual è la sua opinione in proposito?
Il microcredito, ma sarebbe meglio parlare di microfinanza per includervi anche tutte quelle forme in grado di favorire il risparmio a fini produttivi, è uno strumento la cui funzione sociale, di promozione e sviluppo umano non può essere messa in discussione. A patto che i suoi attori siano consapevoli delle specificità che lo caratterizzano rispetto ai modelli di business delle banche tradizionali. Penso ai costi che notoriamente sono superiori per il microcredito rispetto ai crediti ordinari, penso alla sempre necessaria valutazione qualitativa dei progetti che deve assumere un ruolo primario. Come tutti gli strumenti, anche il microcredito – in quanto tale – deve essere utilizzato per il raggiungimento di obiettivi superiori. Si sta attraversando quindi una fase delicata, nella quale giocano interessi enormi di chi ha capito che il microcredito può diventare una importante area di business e cerca magari di spostare il dibattito su un terreno differente; in questa fase anche l’informazione può e deve giocare un ruolo importantissimo.

Quale ritiene sia il tasso d'interesse medio più giusto da applicare sui piccoli prestiti ai microimprenditori?
Non esiste un tasso di interesse medio giusto, in quanto le condizioni ambientali, strutturali, di mercato locale rappresentano variabili che rendono ogni progetto di microcredito unico. Ho già detto prima che il microcredito costa, ma pochi sottolineano anche il fatto che questo strumento è di norma utilizzato da chi non è considerato “bancabile”, cioè fuori dal circuito bancario tradizionale. In tutte queste situazioni l’alternativa al microcredito è l’usura, con tassi di interesse mensili insostenibili. Attenzione quindi quando si focalizza l’attenzione solo sul dato del tasso di interesse. Infine, non è un caso che tutte le statistiche ci dicono come i tassi di morosità e di sofferenza siano infinitamente minori per il microcredito. Vuol dire che il microcredito funziona, che innesca davvero meccanismi virtuosi di crescita e di inclusione sociale.
 
Quale ritiene sia il salto di qualità che dovrebbero fare tutti gli operatori di microcredito oggi?
Le rispondo con le parole del professor Zamagni, il quale in una recente intervista ha sottolineato il fatto che, per fare un definitivo salto di qualità, il microcredito tradizionale – quello cioè finalizzato alle popolazioni povere ed agli esclusi dai circuiti bancari – debba saper creare sinergie con il mercato, ed a questo proposito cita come tuttora valida l’intuizione della rete del commercio equo e solidale. Mutati i tempi, nell’economia globalizzata anche gli sbocchi naturali del microcredito una volta saturate le economie in cui viene avviato, dovranno essere in grado di mantenere intatta la sua funzione di motore di sviluppo.

Può parlare di un'esperienza di microcredito portata avanti dalle Bcc, evidenziando i principali benefici che ha portato e gli ostacoli che ha incontrato?
Da dieci anni è attivo in Ecuador un grande progetto integrato definito dal sistema del Credito Cooperativo, denominato “Microfinanza Campesina”. E’ un progetto al quale partecipano oltre cento Bcc con propri finanziamenti a favore delle circa 800 banche di villaggio sparse sulle Ande, assistenza tecnica, soprattutto in campo agricolo e non solo. Il microcredito, gestito direttamente dalle banche di villaggio, è pertanto la tessera di un puzzle molto più grande. Nella nostra esperienza ha consentito ad oggi a circa 70 mila famiglie di campesinos di uscire dalla soglia della povertà, e di innescare processi produttivi virtuosi anche grazie al know how cooperativo. E’ proprio questa la chiave di volta, quella comunitaria, l’unica in grado di unire le forze per il raggiungimento di un obiettivo comune. Oggi, anche grazie al sostegno del Presidente della Repubblica Correa, che ha voluto che nella nuova costituzione dell’Ecuador fosse inserito un richiamo al valore delle finanze popolari, in quel Paese si è fatta strada una nuova consapevolezza, quella che è possibile invertire i flussi della ricchezza che, per secoli, ha preso strade diverse impoverendo un intero paese.

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