Marcia della pace Perugia-Assisi: scoppia la polemica
Tagliare le spese militari e non i servizi sociali per affrontare la crisi. E’ il messaggio che arriva dalla presentazione nella sede Fnsi della Marcia per la pace Perugia – Assisi, giunta a mezzo secolo di vita. “Sono 50 anni nei 150 anni dell’unità d’Italia, siamo la storia migliore di questo paese” ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. “Sarà impossibile rispondere alla crisi se non ridefiniamo le relazioni con gli altri che vivono nel nostro paese e con gli altri popoli –ha continuato – prendiamo atto che l’Italia non è più attore della politica internazionale, la vicenda libica è emblematica per il modo in cui prima e dopo la guerra abbiamo agito con l’altra sponda e risposto alla primavera araba”. La presentazione nella giornata Onu per la pace, avviene mentre “L’Italia è in guerra in Libia e in Afghanistan”.

Il presidente del sindacato dei giornalisti, Roberto Natale, ha rilanciato il tema dei bavagli e dell’autocensura. “Condivido la preoccupazione per il modo in cui i giornalisti seguiranno la marcia – ha detto – mi chiedo se il set di Perugia – Assisi sarà come quello di Montecitorio, contando quanti segretari di partito partecipano e se i 4mila giovani che si incontreranno lì nei due giorni precedenti riusciremo a farli diventare notizia”. Il presidente Fnsi ha poi espresso sconcerto per l’assenza del tema delle spese militari sui giornali, “un tema assente dal dibattito pubblico nonostante l’insistenza della scoietà civie sulla necessità di tagli”.
Anche Libera ha aderito alla manifestazione. In sua rappresentanza, Tonio Dell’Olio, ha ricordato i legami tra guerre, mafie internazionali e crisi economica. “120 – 150 miliardi l’anno è il fatturato delle mafie secondo la commissione parlamentare antimafia – ha sottolineato - 60 miliardi l’anno si perdono nella corruzione secondo la Corte dei Conti, bisogna aggredire la crisi partendo da qui. Siamo reduci dalla prima visita di una delegazione pacifista in Afghanistan, il 90% dell’oppio del narcotraffico proviene da quel paese che è presidiato dalle forze militari internazionali e con la guerra c’è stato un aumento esponenziale della produzione per finanziare i talebani e i signori della guerra”.
Ma c'è chi contesta l'appuntamento del 25 settembre. Due rappresentanti di cittadini italiani e americani della rete “Nowar Roma” e “US Citizens against war” hanno diffuso una lettera agli organizzatori, indirizzata a tutti i pacifisti italiani. “Da sei mesi è in corso la guerra in Libia, dove eravate?” è il messaggio contenuto nel documento con cui le due organizzazioni dichiarano di non aderire alla marcia, definendola “un sepolcro imbiancato”. “Nel manifesto di convocazione della Marcia per la pace sono contenuti generici appelli contro “le guerre”, “la violenza”, “il commercio delle armi” e a “mettere fine alla guerra in Libia, in Afghanistan” – dicono i contestatori – da sei mesi in Libia è in corso una sanguinosa guerra a soli 500 Km dall’Italia che ha comportato 9.000 azioni di bombardamento, che ha causato immani distruzioni e provazioni della popolazione, decine di migliaia di vittime innocenti, centinaia di migliaia di profughi. Dove eravate in questi sei mesi? Eravate voltati dall’altra parte?”.
Le associazioni sostengono di aver tentato di sensibilizzare l’opinione pubblica con una serie di manifestazioni ignorate dalla stampa, come presidi davanti alle ambasciate di Francia, dei paesi neutrali, a Montecitorio. Gli autori della lettera aperta rimproverano al comitato della Marcia Perugia – Assisi non avere intrapreso prima azioni per fermare la guerra. “Non vedete che l’unico scopo di questa operazione è la spartizione delle risorse della Libia in ambito neo – coloniale?” si legge nel documento diffuso dalle reti contro la guerra, che si dicono preoccupate che le popolazioni delle città libiche di Sirte, Bani Walid e Sabha siano massacrate dagli insorti.



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