Aiutare le mamme con bimbi in difficoltà

Venerdì, 22 aprile 2011 - 18:16:00

Adozioni internazionali 2

“La casa esiste già”: con questo slogan la Caritas diocesana di Roma lancia una campagna di “adozione di vicinanza” proposta alle comunità e agli istituti religiosi della diocesi per sostenere uno o più nuclei familiari che vivono a “Casa di Cristian” e “Casa dell’Immacolata”, le due comunità alloggio per mamme con bambini promosse dalla Caritas romana. Che lancia un appello: “Le Case non usufruiscono di alcun finanziamento pubblico e da sempre si sostengono grazie a donazioni spontanee. Senza il contributo di tutti, sarà difficile continuare a garantirne la sopravvivenza”. Si può quindi decidere di “adottare” un nucleo “per 6 mesi, con un contributo annuo di 500 euro”, oppure per un anno intero, “con un contributo di 1.000 euro”, pari a circa 84 euro mensili. Oppure le comunità religiose, maschili e femminili, sono invitate a versare un'offerta libera.


Casa di Cristian e Casa dell’Immacolata sono due centri di prima accoglienza nati per dare ospitalità temporanea a centinaia di mamme con bambini, trovati in strada nelle ore notturne dai volontari. Sostenute da privati e parrocchie, grazie al lavoro degli operatori e con l’opera di numerosi volontari, le Case offrono “un primo sostegno a mamme con bambini che, per uno dei tanti motivi della vita, hanno bisogno di aiuto materiale e psicologico”, riferisce la Caritas di Roma, sottolineando che solo lo scorso anno sono state accolte nelle due strutture 58 mamme con 70 bambini. Gli operatori li assistono “oltre la fase di emergenza fino all’autonomia”, favorendo l’inserimento delle madri nel mondo lavorativo e sociale. “Allo stesso tempo, offrono al bambino un ambiente sereno, sostenendolo nelle attività scolastiche e ricreative”.
 
“Non sapevo dove andare e mia figlia è malata di cuore – racconta Angela -. Per sei mesi la mia casa è stata un’automobile. Sono arrivata a Casa di Cristian e ho capito che lì saremmo state al sicuro”. Il primo giorno “la responsabile mi ha spiegato le regole con calma e un grande sorriso; io ero spaventata, non conoscevo nessuno, avevo paura di chiedere qualsiasi cosa”. Gradualmente, “sono cresciuta come mamma, ho imparato come comportarmi con mia figlia, a non viziarla perché è malata. Anche lei qui si sente bene, la mattina va a scuola ma non vede l’ora di tornare, è felice con gli altri bambini, si organizzano giochi, feste, uscite”.
 
Mentre D. - nell'ultimo numero del bimestrale “Millepiedi” della Casa di Cristian, presente su Facebook con i gruppo “Noi amici della Casa di Cristian” - confida: “Non ho mai pensato che un giorno avrei vissuto in una casa famiglia. Ma comunque sono contenta. Se da una parte ci sono le persone che con ogni piccolo sorriso ti rendono più leggera la giornata e fai fatica a non affezionarti troppo, così da altra parte ti trovi in un posto che non è tuo, dove non c’è niente che sia tuo, e prima o poi bisogna andare via, è solo un passaggio che a volte sembra un’eternità. Tante mamme, tanti problemi e disagi. Non voglio pensare dove sarei potuta finire se non fossi in un posto come questo”.

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