“Mafia export”: quando le organizzazioni criminali diventano globali. Il libro di Francesco Forgione
Come è stato possibile che interi settori dell’economia e della finanza si rendessero così permeabili ai capitali mafiosi? Si può ancora parlare oggi di organizzazioni criminali attive esclusivamente sul territorio nazionale, e non su scala mondiale? A queste e ad altre domande cerca di dare risposte il libro “Mafia Export. Come mafia , ‘ndrangheta e camorra hanno colonizzato il mondo” (Baldini Castoldi Dalai), scritto da Francesco Forgione, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, presidente della commissione parlamentare antimafia dal 2006 al 2009, oggi docente presso l’università degli studi dell’Aquila di storie e sociologia delle organizzazioni criminali, il cui volume è stato presentato ieri sera presso la libreria “Primo Moronoi” di Pescara.
Nel libro, di oltre 300 pagine, Forgione racconta la maniera scientifica di fare affari della malavita organizzata che grazie alla globalizzazione ha allargato il suo raggio di interesse a 360 gradi, arrivando ad essere operativa in ogni continente. Presenta una nuova criminalità che ha lasciato le lupare e le coppole, per vestire i colletti bianchi, che si muove nei territori internazionali non più con l’emigrazione, ma con il flusso di denaro, con società, imprese, attività commerciali.
“Il libro - spiega - narra fatti piccoli e grandi che dimostrano la colonizzazione delle mafie all’estero. Nessuno prima di oggi si era mai posto il problema di raccontare quest’altra faccia della globalizzazione, narrando e soprattutto documentando i fatti”. Il lavoro dell’ex presidente della commissione antimafia si è infatti basato su centinaia di atti giudiziari, sentenze, relazioni istituzionali raccontate poi nel libro, non a modo di saggio, ma con una narrazione fluente e accattivante che ne fa quasi un romanzo, senza però discostarsi dalla verità e dal riportare minuziosamente nomi, cognomi delle famiglie mafiose e addirittura le mappe delle loro attività sparse per il mondo.
E così si scoprono storie incredibili: l’ascesa della ‘ndrangheta quale organizzazione malavitosa più potete, l’unica vera mafia globale capace di contare su un continuo flusso di denaro derivato dalla cocaina che negli anni ottanta ha superato il traffico di eroina, in mano alle famiglie mafiose siciliane. La loro capacità di cogliere la globalizzazione nel momento in cui la mafia era ferma negli anni 90 a trattare con lo Stato, o parti di esso. Una mafia diversa da quella siciliana che non conta nessun pentito perché basata su “famiglie di sangue”, cioè tra parenti stretti, che ha rapporti con l’Australia, Germania, paesi con fornitori e narcotrafficanti dell’America Latina. Nel libro si racconta ancora di come le autorità tedesche scoprirono la ‘ndrangheta con strage di Duisburg del 2007. Si apprende dei rapporti che un grande imprenditore italo-venezuelano, condannato in Italia a 23 anni di carcere, intrattiene con la politica italiana odierna.
Una malavita diversa dalla camorra, organizzazione che, come racconta Forgione, non ha una struttura di comando simile a quella della ‘ndrangheta, che si muove nel mercato internazionale della contraffazione di abiti moda e che arriva, così come racconta in uno dei capitoli, a falsificare persino i famosi trapani Bosh. Cha ha avuto la sua ascesa in Campania con il terremoto degli anni 80 quando il boss Antonio Bardellino trasforma il terremoto in un affare. Sull’Irpinia distrutta il 23 novembre del piovono i soldi per la ricostruzione e il clan fa il salto di qualità, passando dal pizzo agli appalti. E i riferimento all’Abruzzo è d’obbligo: trent’anni dopo, il rischio che la distruzione dell’Aquila si trasformi in un business illecito è già diventato evidente: “Il metodo delle deroghe per le emergenze - quando abbatte ogni controllo - alimenta un meccanismo di corruzione spontanea” mette sull’avviso Francesco Forgione. Il sistema è sempre lo stesso, ma i boss non agiscono più in prima persona: la mafia si nasconde dentro le società, dietro ai prestanome, con alle spalle una potenza economica talmente grande che le ha permesso di fare il salto di qualità rovesciando il principio secondo il quale le organizzazioni criminali avevano bisogno della politica, in un gioco di forza che vede la politica intrecciare rapporti con le mafie.



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