Ipovedenti, "Il Governo non tagli i fondi alla Biblioteca di Monza"

Martedì, 22 giugno 2010 - 11:44:00

Gentile Ministro Bondi, 

                   mi rivolgo a Lei per fare un appello in favore della Biblioteca Italiana per Ciechi e Ipovedenti “R. Margherita” di Monza, affinché non vengano applicati i tagli previsti dallo Stato sui fondi destinati annualmente ad essa.

Sono la mamma di un bambino ipovedente di 11 anni.

Essere ipovedente significa vedere meno di tre decimi e che questa minorazione visiva non è correggibile in nessun modo.

La specifica è d’obbligo visto che vi sono molte persone che equiparano un ipovedente a un miope, a un presbite, o ad un astigmatico e che pensano, quindi, che come questi difetti visivi l’ipovisione possa essere corretta semplicemente con un paio d’occhiali.

Ebbene, l’ipovisione non è correggibile con alcun tipo di lenti.

Se vedi un decimo, vedi un decimo e basta, e devi pure sperare che il tuo residuo visivo non diminuisca ulteriormente nel tempo per il subentrare di altre problematiche.

L’ipovedente ha un percorso di vita per certi aspetti ancora più difficile rispetto ad un cieco.

Il cieco, infatti, si vede che è cieco e questo, nella maggior parte dei casi, è sufficiente a garantirgli il rispetto e la comprensione degli altri.

Per l’ipovedente invece non è così.

Spesso passa per un maleducato perché non saluta, quando semplicemente non riesce a vedere bene le fattezze della persona che gli passa accanto.

A scuola sembra distratto – e pertanto rimproverato – solo perché il suo sguardo sembra vagare nel nulla.

Passa per un imbranato e un disattento quando il motivo è che il suo visus non gli consente di essere al pari degli altri e di fare attività che per altri sono semplici e scontate.

Certi ipovedenti sembrano apparentemente normali, ma in realtà il loro problema gli preclude molte strade e molte possibilità.

Tra le tante difficoltà che un ipovedente deve affrontare c’è quella del diritto allo studio.

Mio figlio si è avvalso della stampa dei libri a caratteri ingranditi della Biblioteca per Ciechi e Ipovedenti “R, Margherita” di Monza per tutto il ciclo della scuola primaria.

Senza questi testi ingranditi non avrebbe potuto studiare al pari dei compagni.

Ora che è alla scuola media, e che non è più possibile dotarlo di testi cartacei ingranditi, sia per i costi che per il volume e il peso che assumerebbe il testo stesso, dall’anno scorso riceve dalla Biblioteca di Monza libri informatici a caratteri ingranditi. Senza questi ausili - assolutamente indispensabili - mio figlio non avrebbe accesso allo studio, oppure vi avrebbe accesso ma a patto di superare difficoltà che per una persona normale sono solo lontanamente immaginabili.

Qualsiasi persona che abbia voglia di leggere un libro non ha questo problema, semplicemente va in una qualsiasi libreria o biblioteca e prende il testo che gli interessa leggere o consultare.

Ma per un ipovedente le cose non stanno così.

Non basta che in lui nasca il desiderio di leggere un buon libro, o semplicemente solo di consultarlo, ma di capire se questo libro possa essere accessibile presso enti che li forniscono a caratteri ingranditi.

L’ipovisione, poi, costituisce una realtà molto eterogenea, vi sono infatti ipovedenti quasi ciechi, altri il cui residuo visivo gli permette di sviluppare un discreto grado di autonomia.

In sostanza, non esiste un ipovedente uguale ad un altro e a causa di questa eterogeneità anche le esigenze sul piano dei testi necessita di condizioni diverse.

Vi sono ipovedenti che abbisognano di testi con caratteri molto grandi (corpo 22, 24, 26…) e con contrasti di colore e un’impaginazione pensata su misura, ed altri a cui è sufficiente un carattere più contenuto (es. corpo 18) su un normale sfondo bianco.

La Biblioteca di Monza è in grado di fornire testi informatici e cartacei che tengano in considerazione di queste variabili personali dovute alla disabilità visiva.

La Biblioteca di Monza, peraltro, oltre ai testi scolastici vanta una discreto numero di libri di narrativa e saggistica in formato Braille e a caratteri ingranditi, i quali permettono ai ciechi e agli ipovedenti di avere accesso alla cultura più in generale.

Lo ribadisco, senza questi ausili, senza il necessario servizio che offre la Biblioteca di Monza, molti ciechi e ipovedenti si vedrebbero negati il diritto allo studio e alla cultura.

Questo significa privarli della loro dignità come persone e questo lo sento come profondamente ingiusto.

Mi appello quindi a Lei signor Ministro, perché non vengano tagliati, in nessun modo e in nessuna misura, i fondi statali destinati annualmente alla Biblioteca di Monza, perché il lavoro che svolge riveste un ruolo sociale estremamente importante, che altrimenti priverebbe molte persone con disabilità visiva di diritti primi e fondamentali per la società in cui viviamo.

Con fiducia.
 

      Elisabetta TIUS

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