Niente case ai rom? "Scelta razzista". La lettera aperta al sindaco di Milano

Giovedì, 28 ottobre 2010 - 12:25:00

LO SPECIALE DI AFFARI

Rom, l'Europa boccia Sarkozy

Don Colmegna (Casa della Carità a Milano): "Dobbiamo puntare ai rimpatrii volontari creando opportunità di lavoro nei paesi d'origine"

Rom/ Lara Comi ad Affari: "La Francia non ha violato il trattato. L'Ue dia norme chiare"

Rom/ Il sottosegretario Mantovano ad Affari: "In Francia nessuna violazione. Il parlamento europeo non conosce le leggi"

LE TESTIMONIANZE

 "Gli sgomberi non aiutano l'integrazione". LETTERA

Amica di una rom contro i pregiudizi. "Indignata per il disprezzo di Milano"

Altro che elemosina o aiuti dai vip. "Diamo ai rom una stretta di mano"

La decisione di non dare le case popolari alle famiglie rom già assegnatarie è "una scelta razzista, un imbroglio inqualificabile". Non usano certo giri di parole i 65 firmatari della lettera aperta indirizzata a Letizia Moratti, sindaco di Milano, e a Riccardo De Corato, vicesindaco. L'hanno sottoscritta giornalisti, scrittori, pubblicitari, artisti ma anche insegnanti, artigiani, lavoratori precari o ricercatori. "Vi scriviamo per esprimervi tutta la nostra indignazione per la marcia indietro del Comune", scrivono sottolineando il fatto che il campo di via Triboniano, in cui vivono le 25 famiglie per le quali Caritas Ambrosiana e Casa della Carità stavano ristrutturando gli appartamenti, verrà smantellato per "far posto a infrastrutture per l'Expo, ironicamente contrassegnato dallo slogan 'nutrire il Pianeta'".
 
Per 25 appartamenti si sono mossi il Ministro dell'Interno e il Sindaco di Milano. "Non basta la vergogna delle circa 5 mila case popolari lasciate sfitte mentre migliaia di persone, rom e no, vivono per strada e circa ventimila famiglie sono in lista d’attesa, in una città consegnata agli imprenditori edili privati, dove da decenni non si costruiscono più alloggi Erp. E altre se ne aggiungeranno sgomberando un campo dove vivono centinaia di persone a cui non è stata offerta nessuna possibilità di vita dignitosa, in linea con una politica di sgomberi sistematici (363 dal 2007 a oggi, per ammissione dello stesso vicesindaco) disumana, costosa e controproducente, perché nega i diritti umani fondamentali e aumenta emarginazione e insicurezza".
 
Sono le istituzioni le prime a non rispettare la legalità: "A questa, si aggiunge la vergogna di un’amministrazione comunale che parla tanto di rispetto delle regole e poi viene meno persino agli impegni già sottoscritti, nella speranza di ottenere così facili consensi elettorali (ma non avrete certo il nostro, né quello delle molte persone che lavorano, ostacolate in mille modi anche dalle vostre politiche, per tenere vivi un minimo di giustizia e umanità a Milano). Una scelta razzista, un imbroglio inqualificabile, un comportamento che viola, tra le altre cose, la legge lombarda 77/89 sull’integrazione dei “nomadi” (quasi tutti costretti al nomadismo proprio dagli sgomberi), la raccomandazione del Consiglio d’Europa n. 4 del 2005 sul diritto all’abitazione del popolo Rom, la risoluzione del Parlamento europeo del 31/1/2008 sulla non discriminazione nel diritto all’istruzione, al lavoro e all’alloggio e tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani firmate anche dall’Italia. Oltre, naturalmente, alla nostra Costituzione. Chi è, allora, che non rispetta le regole?".

LA VICENDA - Lunedì 25 ottobre dieci rom del campo milanese di via Triboniano hanno presentato un ricorso, in sede civile, contro il sindaco di Milano Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni, affinché siano loro assegnate le case popolari in adempimento a quei "progetti di autonomia abitativa" che erano stati prima sottoscritti dall'amministrazione comunale e dalla Prefettura e poi 'congelati'. Gli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, che hanno presentato il ricorso al Tribunale di Milano, si riferiscono all'accordo sottoscritto nei mesi scorsi dal Comune e dalla Prefettura, con cui sono state individuate "le famiglie rom destinatarie degli alloggi Aler" con "l'assegnazione nominativa a famiglie attualmente residenti nel campo Triboniano", che dovrebbe essere sgomberato nelle prossime settimane. Nel ricorso si evocano le parole pronunciate dal ministro Maroni nel corso di un intervento del 27 settembre: "Nella conferenza stampa - spiegano i legali dei rom - Maroni affermo' che i ricorrenti (come gli altri destinatari dei 25 alloggi) non avrebbero potuto acquisire gli alloggi indicati nei rispettivi progetti, bensi' altri, che sarebbero stati reperiti facendo leva sul gran cuore di Milano"." A un mese da quelle affermazioni, si legge nel ricorso, i nomadi "non hanno potuto fare ingresso negli alloggi loro assegnati" e il Prefetto "non ha piu' convocato alcun abitante del campo di via Triboniano per la sottoscrizione dei progetti di autonomia". Nel frattempo, proseguono i legali, "amministratori e politici hanno ripetutamente dichiarato alla stampa che ai Rom non sarebbe mai stata data alcuna casa popolare". Per questo i nomadi chiedono che il Tribunale accerti e dichiari "il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni convenute" e ordini "di dare pieno ed esatto adempimento" ai progetti di alloggio nelle case popolari.

 

LE REAZIONI 

Don Virginio Colmegna -  "Stanno affermando cose giuste": don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, dà il suo appoggio alle dieci famiglie rom del campo di via Triboniano che hanno fatto ricorso al Tribunale di Milano contro il sindaco Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell’Interno Roberto Maroni, perché vengano loro assegnate le case popolari in adempimento a quei "progetti di autonomia abitativa" che erano stati prima sottoscritti da Comune e Prefettura ma poi bloccati. "Mi auguro che questo atto possa sbloccare la situazione -aggiunge il sacerdote-. Sono ancora convinto che si possa continuare nel cammino che avevamo iniziato e che mira a sistemare non solo queste famiglie ma anche un altro centinaio di famiglie". Alle 10 famiglie rom che hanno fatto ricorso erano stati assegnati, tramite Casa della Carità e Caritas, gli appartamenti Aler finiti al centro delle polemiche sollevate da Pdl e Lega Nord. "I rom assegnatari avevano anche sottoscritto l'impegno a lasciare il campo il 15 ottobre -sottolinea don Colmegna-. Il ricorso è quindi anche una forma di tutela da eventuali sfratti che potrebbero sopraggiungere". A dicembre scadono i poteri straordinari conferiti dal Governo al Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi. "Entro quella data bisogna anche destinare tutte le risorse previste per l'accompagnamento sociale, abitativo e lavorativo dei rom -aggiunge don Virginio Colmegna-. Per questo spero che il ricorso diventi uno stimolo ad accelerare il percorso di superamento dei campi".

Don Roberto Davanzo - "Un atto assolutamente inopportuno": è il commento di don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, sul ricorso presentato da dieci famiglie rom del campo di via Triboniano contro il comune di Milano, la Prefettura e il ministro dell'Interno Roberto Maroni. "È una scelta legittima -precisa il sacerdote-, che ogni cittadino può assumere. Ma non ho problemi a dire che però non la condividiamo".

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