Lavoratori disabili/ La storia di Francesco, in dieci anni mai chiamato dal collocamento mirato

Lunedì, 3 maggio 2010 - 15:11:00

Francesco è un ragazzo allegro, di nemmeno 30 anni. Tifa per la Roma, suona in una band, conosce le lingue, vuole viaggiare, ha molti amici e vive la città grazie a un pulmino attrezzato su cui poter caricare la sua sedia a ruote. Ha un diploma in tasca ed è iscritto da quasi 10 anni al collocamento per gli inserimenti lavorativi mirati. Ha fatto colloqui a prescindere dalla chiamata dalle liste speciali, accettando consigli di amici e conoscenti, ma niente da fare.

Il lavoro è un’attesa per lei. Da quanto tempo aspetta una chiamata da parte del collocamento?
"Quasi un decennio (ride, ndr). Sono iscritto al collocamento, presso la sede di via Vignali, precisamente dal 28 marzo 2002. Cerco lavoro però solo dal 2004. Un’attesa reale, resa meno pesante dal fatto che ho tanti amici e una vita sociale abbastanza soddisfacente. Suono, so usare il computer, ho un auto su cui spostarmi al di là della sedia a ruote, che è di quelle pesanti. Ho fatto anche dei colloqui, seguendo il consiglio delle persone che mi circondano e sfruttando l’aiuto di amici e parenti, ma è venuto fuori poco o niente".

Lei non ha neanche trent’anni. Quanto è importante per un ragazzo, giovane come lei, entrare nel mondo del lavoro?
"Tanto. Anzi tantissimo. Il lavoro per me è un modo per mettere alla prova quanto ho fatto fin’ora, dare senso a un percorso formativo e scolastico, rendermi adulto insomma. Sfruttare le tue attitudini, conoscere nuova gente, questo è importante per me".

Che cosa le piacerebbe fare?
"Sfruttare le lingua che ho studiato, per esempio. Lavorare in un’organizzazione non governativa, per fare un altro esempio. Rendermi utile con professioni che possano aiutare gli altri".

Secondo lei, la legge 68 del 1999 ha dei limiti? Se si, quali. Se no, invece, cosa si aspetta nel prossimo futuro?
"Una domanda alla volta. Prima la legge 68 e poi i programmi futuri (ride, ndr). A mio modesto pare, il limite più grande della norma è che permette agli imprenditori di assumere solo chi ha meno difficoltà rispetto a un altro. Inoltre, l’applicazione della 68, per quanto legge innovativa, è difficilmente praticata. Per il futuro, invece, vorrei lavorare e vivere all’estero. In America Latina, in India, ma anche in Europa per vedere come vive un disabile in questi paesi e fare dei paragoni con l’Italia. Raccoglierei quei dati in un libro: “La vita di un disabile all’estero” sarebbe un buon titolo. Non avrei certo problemi di lingua, ma mi piacerebbe capire come in altri paesi affrontano i problemi di quotidianità che ho io a Roma come disabile motorio, ma giovane. Ma anche di come vengono affrontati quelli delle altre disabilità".

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Siria/ Inchiesta regime su strage Hula, domani arriva Annan
Trasporti/ Tariffe piu' care, blocco aliscafi nel porto di Capri
Iran/ Tv Stato: nel 2013 costruira' nuova centrale nucleare
Francia/ Il premier Ayrault supera in popolarita' Hollande
Vaticano/ Bagnasco: il male esiste nel cuore degli uomini
Musica/ Annullato concerto Lady Gaga in Indonesia dopo minacce
Musica/ Svezia vince l'Eurovision, nona l'Italia con Zilli
Siria/ Nyt, Obama punta su una soluzione in stile Yemen
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Non aspettare!

Cerca subito tra migliaia di immobili in vendita e in affitto
Inizia da qui

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso