Lauree sostenibili, il nuovo trend degli atenei
di Stefania La Malfa
Per le aziende è un modo "etico" di intendere il profitto, per i giovani un nuovo sbocco lavorativo, per gli atenei una scelta di insegnamento. La responsabilità sociale d'impresa (o Corporate Social Responsibility, CSR), ovvero come le aziende gestiscono le problematiche d'impatto sociale delle proprie attività, è un settore in espansione. Sempre più imprese hanno infatti un ufficio strutturato che si occupa di sostenibilità e sempre più università italiane hanno attivato corsi di responsabilità sociale all'interno delle lauree biennali o triennali, come per esempio alla Bocconi di Milano, alle università di Trento, di Firenze, di Siena-Arezzo, alla Lumsa Angelicum di Roma.
Alla facoltà di Economia della Bocconi c'è stato un boom di iscritti ai corsi dedicati alla responsabilità sociale. Al corso opzionale di Corporate social responsibility, attivato nel 2003 nella laurea biennale, lo scorso anno si sono iscritti più di 130 studenti, mentre in passato erano stati 23, 30, massimo 50: è un corso di management dove si definisce il nuovo approccio strategico alla gestione d'impresa. E dal 2007 nella laurea triennale è stato istituito anche l'esame opzionale in Responsabilità sociale delle imprese, della pubblica amministrazione e del no profit: è frequentato da 80 studenti ed è un corso di base su cosa significa responsabilità sociale ambientale ed economica, nelle imprese piccole, medie e grandi, quotate e non, nella finanza, nella pubblica amministrazione e nel no profit. 
"Sono temi ormai al centro dell'agenda delle imprese -afferma Francesco Perrini, docente di Economia e gestione delle imprese e di Corporate social responsibility alla Bocconi - quindi diventano interessanti per i giovani che cercano nuovi sbocchi professionali. L'attenzione al sociale è un tema che sta crescendo e oggi tante aziende hanno un ufficio di sostenibilità o responsabilità sociale con 12,15, 20 persone. Unicredit per esempio ne ha più di 20, l'Eni più di 15, la Telecom una dozzina".
In questi corsi si impara cos'è la responsabilità sociale ma soprattutto cosa non è visto che "molti ancora pensano che riguardi la filantropia o un nuovo progetto dell'impresa o addirittura una certificazione", sottolinea Perrini. I ragazzi studiano quindi la responsabilità sociale come strategia d'impresa, ovvero come questa impatta sulla competitività, sull'organizzzione, sulla gestione dei rischi. E ancora come si misura (bilancio sociale, ambientale o di sostenibilità) e come si comunica. Non manca infine l'accenno al rapporto tra imprese quotate e finanza etica ed esercitazioni sugli indicatori perché gli stakeholder, i soggetti "portatori di interessi" nei confronti di un'iniziativa economica, sono diversi a seconda del tipo di azienda (quello dell'ambiente sarà infatti più importate per un'azienda chimica che per una bancaria).
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E le aziende richiedono alle università come stagisti sempre più studenti, sia dai corsi di laurea che dai master. "Abbiamo firmato un protocollo d'intesa con Generali per fornire tre risorse l'anno - spiega Perrini - e abbiamo avuto richieste da varie aziende come, per esempio, Unicredit, Telecom, Ikea, Carrefour. E abbiamo mandato anche studenti del master in Economia e management dell'ambiente, dell'energia e della responsabilità sociale (Memae): quest'anno c'è stato un vero e proprio boom del settore energetico nelle fonti rinnovabili e della sostenibilità come innovazione in queste aziende".



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