La laurea? Adesso diventa sociale. Il nuovo trend è il corso sostenibile
Che cosa insegnate attraverso questa materia?
"Quello che cerchiamo di insegnare è che non è vero che il sociale è buono per definizione e l'impresa è cattiva per definizione. Sono degli stereotipi che loro hanno e così cerchiamo di insegnare ad avere spirito critico. Gli studenti pensano che esista il volontariato da una parte e l'azienda dall'altra e quindi per loro spiegare come funzionano il sindacato, le cooperative, la Confindustria non è scontato né banale. Ci accorgiamo che hanno pochi strumenti e che tanti discorsi non li hanno mai sfiorati. I concetti che prima potevano essere tradotti dall'economia classica adesso non lo sono più: per esempio la Fondazione Fiera di Milano è un privato che però ha anche delle caratteristiche che sono del pubblico ed è dunque un soggetto complesso".
Qual è l'obiettivo del corso?
"Far capire le peculiarità organizzative, basate su una teoria. Ma anche che esistono delle complessità tali per cui l'organizzazione si deve modellare ogni volta a seconda di aspetti più legati all'economia di mercato o allo Stato sociale".
Fornite anche degli strumenti pratici?
"Dopo una prima parte del corso legata alla teoria, nella seconda parte mettiamo tutto in discussione per via della complessità delle organizzazioni a cui facciamo riferimento. L'abbiamo fatto apposta per costruire e decostruire e far capire che la realtà è più flessibile di quanto si pensi".
Analizzate anche dei casi concreti?
"Sì, presentiamo agli studenti molte testimonianze perché è utile raccontare come funziona per esempio il capo del personale di Che Banca dopo aver raccontato la banca tradizionale. Durante il corso sono venuti Terna, esperti di sindacato, Assolombarda, la Fiera di Milano, il comune di Milano, Fondazione Cariplo, e anche un lobbista dei pescatori di Mazzara del Vallo a Bruxelles".



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