Kosovo, viaggio nella terra "dimenticata" nel libro "Lupi nella nebbia"

Mercoledì, 9 giugno 2010 - 13:16:00

di Gaetano Farina

In questi anni, in qualità di recensori letterari, abbiamo voluto occuparci di case editrici di non primissimo piano, ma che comunque vantano una produzione florida e, soprattutto, molto coraggiosa.

libri lupi nella nebbia
La copertina

Questa volta vogliamo celebrare i tesori che ha prodotto da sé la milanese Jaca Book, a partire dal lontano 1966 sino ad arrivare a quasi 5000 titoli di diversi campi disciplinari. Jaca Book, infatti, ha voluto spingersi sempre oltre le cosiddette "verità ufficiali", mantenendo un approccio decisamente critico e accusatorio nei confronti degli effetti della Globalizzazione, del Neoliberismo e del Capitalismo più in generale. Uno dei suoi autori preferiti, Hosea Jaffe, è proprio uscito a marzo con una radicale messa in questione del sistema economico mondiale in "Era Necessario il Capitalismo?"

Ma qui vogliamo, però, commentare una delle ultime novità che riteniamo ancor più  importante, dato che tratta una questione che è sospettosamente messa sotto silenzio dai mass media. Si chiama "Lupi nella Nebbia", ed è frutto dell’onesto e del coraggioso lavoro dei giornalisti Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano, entrambi collaboratori della RAI.

L’opera assume un’importanza centrale perché ritorna a parlare di Kosovo in un periodo in cui, soprattutto in Italia, i riflettori sono puntati altrove. Eppure, come ci illustrano i due autori, questo territorio, seppur grande solo quanto l’Abruzzo, ha acquistato una valenza geopolitica straordinaria.

E’ da mettere subito in chiaro che, sebbene “ospiti” 14mila soldati NATO, il Kosovo appare ancora come una terra di nessuno, rimanendo uno degli snodi più importanti per il traffico di armi, droga, organi ed esseri umani verso l’Occidente.

Ciulla e Romano riescono a rappresentarci perfettamente la sua torbida realtà, dipingendo un quadro a tinte assai fosche in cui la popolazione e l’ONU stessa sono ancora ostaggio di mafie e dei soliti interessi americani. Troppe, infatti, sono le cose che non “quadrano”: l’immobilità sempre più programmata dell’ONU, tanto che nel nord di Mitrovica si spara ancora, l’insabbiamento dei processi per crimini di guerra e delle investigazioni sulle più alte cariche del Paese, quasi tutti ex comandanti dell’UCK, cioè di quello che si autoproclamava esercito di liberazione, frontiere incontrollate in cui camion, armi e droga viaggiano indisturbati.

In un linguaggio diretto, senza fronzoli, i due autori fanno parlare testimoni e diretti interessati, riproducono documenti riservati, smascherando e mettendo a nudo le gravi responsabilità delle autorità internazionali che hanno riversato fiumi di soldi per la ricostruzione del Paese di cui, però, la popolazione locale ha beneficiato solo in minima parte. Ne viene fuori che, in nome della stabilità dei Balcani, si è legittimata una classe dirigente legata a doppio filo con la mafia. Come si può desumere dagli stessi documenti ricopiati in queste pagine, spesso i grandi capi delle organizzazioni criminali coincidono con quelli dei partiti politici che governano la nazione. L’UCK, che prima risultava nella black list antiterrorismo statunitense, è stato messo al potere dagli stessi americani. E gli stessi militari della NATO sono costretti a girarsi quando vedono passare un carico di droga o di armi.

Insomma, il “caso” Kosovo non poteva che essere figlio della spietata e sanguinosa geopolitica che aveva già manovrato l’intera guerra dei Balcani.

Un libro crudele e tristemente veritiero, imperdibile per tutti quelli che tengono alla verità e non si fanno anestetizzare dai mass media convenzionali, in cui i due autori provano a spiegare e risolvere ambiguità e apparenti contraddizioni di sconvolgente drammaticità.

Per ulteriori informazioni e per conoscere altre iniziative editoriali, si può consultare il sito www.jacabook.it


 

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